Coronavirus, le regole per la convivenza forzata

Coronavirus, regole per la convivenza

L’Italia è ormai bloccata a causa della diffusione del Coronavirus. Una situazione difficile che vede costrette numerose famiglie all’interno delle loro case. La maggior parte dei genitori non lavora e i figli, con la chiusura obbligata di scuole e attività extra-scolastiche, sono anche loro precari dentro le mura domestiche. Ma il tempo come sta scorrendo? O meglio, riesce a passare tranquillamente? Gli equilibri di ognuno di noi pare siano stati messi a dura prova, motivo per cui è importante saper gestire bene ansie e paure. Per questo è importante capire quali possono essere delle buone regole di convivenza.

Coronavirus: regole per una convivenza forzata

È così difficile cambiare?

Chiara Ruini sostiene fermamente di si. Professore associato di psicologia clinica presso l’Università di Bologna e presidente della Società Italiana Psicologia risponde che in una società come la nostra, dalla produttività e dal consumo sfrenato, con persone dai mille impegni e dai pochi giorni di ferma, cambiare può essere davvero complicato. “Il problema principale è che ci viene chiesto lo sforzo di modificare il nostro stile di vita, cosa che per un adulto è quanto di più difficile ci sia soprattutto se il cambiamento deve essere repentino e non graduale”.

Prosegue quindi l’esperta: “È difficile perché si richiede di modificare il proprio quotidiano e l’essere umano è abitudinario anche nelle cattive abitudini. Inoltre, c’è il fattore della motivazione: di fatto, le persone che stanno bene sono scarsamente motivate a fare questi cambiamenti, non ne percepiscono la necessità a livello personale e quindi sono più restie a farli”. Il Coronavirus sta quindi volontariamente creando regole di convivenza forzate e obbligatorie per tutti.

Insieme dentro casa: marito e moglie

Le famiglie di oggi sono completamente diverse rispetto a quelle del passato. Spesso si lavora in due e gli unici momenti di ‘familiarità’ si ritagliano la sera o durante il fine settimana. Ognuno vive separatamente la propria giornata, i propri tempi e i propri spazi. Ma in questi giorni la situazione è diversa. Bisogna condividere ogni cosa in ogni momento e questo potrebbe creare disagi, generando discussioni anche per questioni banali come la gestione figli.

La Ruini commenta: “Tutto dipende dalle condizioni di partenza. Nelle famiglie ‘sane’ questa fase può essere l’occasione per scoprire nuove dimensioni della vita familiare, per condividere più tempo insieme e riscoprirsi l’un altro”. Al contrario, prosegue la psicologa: Nelle famiglie disfunzionali, nelle quali è già presente qualche problema bisogna darsi delle regole di convivenza e dividersi bene i compiti stabilendo, per esempio, chi va a fare la spesa, chi si stacca dal computer per far da mangiare. Altrimenti, questa convivenza forzata può diventare una miccia esplosiva”.

Come rassicurare i bambini

La crescita dei figli è spesso delegata ad altri. Che siano tate, asili o nonne, i bambini di oggi sono raramente accuditi dai genitori. Il virus chiude tutto e anche in questo caso bisogna riscrivere la giornata rivestendo i panni di ‘genitori al 100%‘. Enrico Zanalda, presidente della Società Italiana di Psichiatria (Sip), dichiara come “Tutto ciò avviene in un contesto di allarme e con il passare dei giorni il prolungamento della sosta scolastica forzata con il distacco da compagni comincerà a pesare, alimentando ansie e preoccupazioni “. È quindi importante parlare con i propri figli, coinvolgerli e spiegare loro il perchè di questa particolare situazione. “In questo modo – aggiunge Zanalda – si impedisce al bambino di sostituire le motivazioni reali con fantasie e paure eccessive e lo si aiuta a responsabilizzarsi sulle regole da seguire. Il bambino non ha la percezione del tempo come invece hanno gli adulti e l’interruzione della routine può determinare un senso di angoscia che deve essere prevenuto“.

Giocare con i figli

È importante sfruttare al meglio il tempo che abbiamo a disposizione. E quale miglior modo se non giocare con i nostri piccoli? Massimo Di Giannantonio, presidente eletto Sip, questo momento è quasi storico per le famiglie. Si può infatti cogliere l’occasione per rivestire quel ruolo di ‘genitori’ che si è decisamente perso negli ultimi tempi e dare Normalità all’emergenza, escogitando con la fantasia nuovi giochi anche educativi, come, ad esempio cucinare insieme, oppure sfidarsi in giochi da tavolo. Rendere ‘ludica’ la preoccupazione aiuta a uscire da una situazione di timore, a mantenere la calma”.

Adolescenti e social

Un tasto dolente quello dei ‘figli-adolescenti’. Per loro il discorso potrebbe essere completamente diverso, oltre che molto più complicato. Per un ragazzo, la cui età oscilla tra i 13 e i 19 anni, le relazioni sociali, gli incontri e le amicizie rappresentano la dimensione fondamentale della propria vita. Qui Zanalda parla chiaro: “Per alleviare il disagio del ‘pit stop’ sanitario obbligatorio una soluzione possibile potrebbe essere quella di trovare una mediazione ‘sicura’ tra gli obblighi di legge e le necessità di ragazzi e ragazze di ritrovarsi in gruppi magari più ristretti, per evitare che gli adolescenti deleghino definitivamente alla virtualità di chat e social la gestione delle amicizie e degli affetti.” D’altro canto però, i giovanissimi tendono a vedere i genitori come limitatori della propria libertà, come degli invasori dei propri spazi. Per questo Di Giannantonio sottolinea l’importanza di continuare a facilitare l’incontro con uno o due coetanei, se pur in forma telematica.

Saremo davvero persone migliori dopo il Coronavirus?

Restare a casa per così tanti giorni sta quindi mettendo a dura prova gli equilibri familiari. Il Coronavirus si è imposto creando nuove regole di convivenza che possono aiutare a ritrovare la stabilità. La Ruini qui è chiara: E’ importante ritrovare una forma di ottimismo e di speranza, basandosi su un atteggiamento di consapevolezza e responsabilità reciproca”. D’altra parte ora siamo nella fase del trauma più acuto, dopo ci sarà necessariamente una fase di crescita, probabilmente con numerosi aspetti positivi. Il virus ci sta rendendo più coscienti dei nostri limiti, più consapevoli delle nostre vulnerabilità. Stiamo capendo che prima di diffondere amabile retorica sul ‘volerci bene’ e sul ‘vivere civilmente insieme’ è necessario recuperare la nostra personale dimensione all’interno della società. Equilibrare il mondo è possibile solo se noi stessi riusciamo ad avere un equilibrio.