Coronavirus: perché è così facile il contagio?

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Il Coronavirus è un nemico insidioso ed invisibile, estremamente contagioso e potenzialmente molto pericoloso. Il contagio avviene facilmente perché il virus agisce sulle vie aeree e sulle mucose, quindi attacca in particolar modo attraverso la bocca, il naso oppure gli occhi.

Coronavirus: il contagio

Le mani sono il potenziale maggior veicolo di contagio. Esse vengono a contatto continuamente con oggetti, superfici, altre mani (che a loro volta hanno toccato un’infinità di cose ed oggetti). Se su queste superfici non pulite sono presenti secrezioni, goccioline o altre particelle contenenti il virus, toccandole, il microrganismo passerà immediatamente sulle mani. Toccando poi il viso, gli occhi, il naso o la bocca, allora questo avrà strada facile nel nostro organismo, attaccandosi alle mucose e riproducendosi facilmente, finendo per infettare e attaccare le vie aeree. Per questa ragione soprattutto è fondamentale ricordare sempre l’importanza di lavarsi bene le mani e di farlo molto spesso, sia con acqua e sapone che con soluzioni disinfettanti contenenti un’alta percentuale di alcol (almeno il 60%). Le mani tra tutte le possibilità di contagio sono forse il veicolo principale, poiché il gesto di toccare il viso è un riflesso piuttosto incondizionato, basti pensare che in media ogni persona finisce per toccarsi il viso circa un centinaio di volte ogni giorno.

Origine del “serbatoio” sconosciuta

In Cina non è ancora stato scoperto il “serbatoio” dal quale è partito il virus, ossia da dove si sia scatenato il primo contagio. Alcuni ricercatori parlano dei serpenti, mentre altri dicono sia stato un altro animale (forse un pipistrello) mammifero a far scatenare l’epidemia. Secondo gli studi i primi contagi si sono verificati presso il mercato di animali vivi della città di Wuhan e molti lo imputano anche al consumo di cibi crudi.

Capire da dove sia partito il primo contagio è fondamentale per comprendere la tipologia di virus e la sua diffusione. Tuttavia, per ora quello che si conosce è che il coronavirus si diffonde facilmente con i contatti ravvicinati, con le particelle di saliva emesse anche semplicemente parlando e con colpi di tosse o starnuti che rilasciano goccioline infette. Trattandosi di gesti quotidiani compiuti da tutti, quindi, la malattia è molto contagiosa anche se si possono adottare diverse precauzioni per proteggersi.

La questione delle mascherine

In questi giorni sono state tantissime le persone che hanno deciso di indossare delle mascherine per uscire, andare a fare la spesa o semplicemente una passeggiata. Se si tratta di mascherine chirurgiche, però, queste non proteggono totalmente dal virus ma sono utili se si ritiene di essere contagiosi oppure se si hanno sintomi evidenti per non contagiare eventuali altre persone. Le mascherine con filtro, invece, sono fondamentali per prevenire il contagio e devono essere indossate dal personale sanitario a stretto contatto con malati infetti e da persone con patologie o problemi di immunodepressione che si trovano a dover uscire. Per questa ragione il consiglio generale è quello di stare a casa, evitare il più possibile contatti e luoghi affollati, uscendo soltanto se strettamente necessario. In particolar modo questo consiglio è rivolto a tutte le categorie a rischio (anziani, persone con patologie pregresse e immunodepressi), ma anche a tutte le altre persone perché di questo virus si sa poco e ci sono altissime probabilità di contagio anche se si è totalmente asintomatici, dato il periodo di incubazione della malattia. Vanno evitati i contatti stretti per limitare il contagio che avviene rapidamente non appena il coronavirus attecchisce alle mucose. La pericolosità è quella che il virus riesca a raggiungere le vie aeree in profondità provocando polmoniti di vario livello, comprese quelle più gravi che richiedono assistenza nella respirazione, ricoveri in rianimazione oppure ospedalieri in reparto. Se si sospetta di essere contagiati non bisogna recarsi in pronto soccorso per non affollarli e non rischiare di contagiare eventuali altri pazienti presenti, ma bisogna contattare i numeri messi a disposizione dalle diverse regioni.