Coronavirus, perché non si fa il tampone a tutti?

coronavirus tampone a tutti

Mentre il numero di vittime e contagi in Italia continua ad aumentare, c’è chi guarda alla Corea del Sud e propone di seguirne l’esempio per quanto riguarda la strategia scelta per tracciare tutti i malati di Covid-19. È il caso della Regione Veneto, che vorrebbe sottoporre tutti (o, per lo meno, più soggetti possibile) al tampone per diagnosticare il coronavirus. Ma sarebbe davvero una strategia efficace?

Il metodo utilizzato attualmente

Al momento, la linea seguita in Italia prevede di eseguire il tampone solo alle persone che non solo sono sintomatiche ma che hanno anche avuto contatti con altri pazienti positivi o sospetti. Alcuni esperti, però, hanno messo in discussione questo metodo. Tra loro si conta anche Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Oms, che ammette: “La strategia di utilizzo dei tamponi merita un adeguato approfondimento del comitato tecnico-scientifico. È indubbio che ci sia una circolazione del nuovo coronavirus superiore rispetto al numero di pazienti positivi confermati”.

Coronavirus, tampone per tutti?

La soluzione potrebbe dunque essere quella di un controllo a tappeto? Sì, secondo Corea del Sud, Germania e Veneto. Il governatore Luca Zaia sottolinea che persino Seul “viene dopo i veneti per numero di tampone per abitanti”. Non solo: Manuela Lazzarin, assessore regionale alla Sanità, ha annunciato la volontà di allargare ulteriormente la platea dei cittadini sottoposti al tampone, con l’obiettivo di individuare efficacemente anche i positivi asintomatici che, pur non necessitando di cure, contribuiscono a favorire il contagio.

Una strategia efficace?

Non mancano, però, le polemiche e le obiezioni, sollevate da quella parte del mondo scientifico secondo cui sottoporre tutti al tampone per coronavirus sarebbe un inutile spreco di risorse. Senza contare che chi presenta solo sintomi lievi può dare come risultato un falso positivo. Quello dei tamponi a tappeto “non è un approccio utile, lo sconsigliamo”, è il comemnto del ministro della Salute Roberto Speranza. “Il tampone – continua – è la fotografia di un istante, mentre l’incubazione del virus dura 14 giorni. Se la persona fa il tampone uno di questi giorni ha solo l’illusione di aver risolto il problema. La soluzione è invece l’isolamento: solo così avremo la certezza che non sarà positiva”.

Gli fa eco il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro: “L’Oms sconsiglia di fare tamponi a tutti, anche agli asintomatici. La posizione che posso esprimere come comitato tecnico scientifico e Iss è quella espressa a livello internazionale”.