Coronavirus: picco di contagi tra marzo e aprile, poi casi in diminuzione

coronavirus picco contagi

Il picco di contagio da coronavirus non è ancora arrivato: questa è la tesi del professor Arnaldo Caruso. “Osservando l’andamento in Cina – sostiene Caruso -, il picco lo dovremmo avere tra fine marzo ed aprile“. Dopo tale periodo, continua il professore, “i contagi diminuiranno”, ma il virus tornerà in autunno in seguito al calo delle temperature. La malattia potrebbe comunque riapparire in una forma meno aggressiva.

Coronavirus, picco contagi

Il picco dell’epidemia di coronavirus era previsto per metà o fine febbraio, ma da quanto si apprende pare che il picco dei contagi avverrà tra marzo e aprile. In seguito, però, il Covid-19 potrebbe riapparire in autunno con il calo delle temperature in una forma meno aggressiva. Questo è quando sostiene il professor Arnaldo Caruso, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Asst Spedali Civili di Brescia. Dopo il picco, “i contagi diminuiranno, ma ricompariranno in autunno quando il virus si potrebbe essere trasformato in un ospite umano, meno aggressivo di quello che circola ora“.

Sul coronavirus, Caruso ha voluto precisare che si tratta di “un virus più aggressivo di quelli respiratori dell’influenza che mutano continuamente ma che conosciamo da oltre un millennio”. “La reazione all’aggressione – ha proseguito ancora – dipende dalla nostra risposta immunitaria”. A maggior rischio, come per l’influenza stagionale , sono gli anziani. La risposta immunitaria degli adulti e degli anziani “è essa stessa aggressiva e questo genera un’infiammazione che si traduce in polmonite”, ha spiegato Caruso.

Per questi motivi, conclude, “è importante isolare i focolai e creare quell’immunità di gregge utile a proteggere i più deboli, quindi anche anziani con le difese immunitarie compromesse da altre patologie”. Riguardo invece le possibili cure da attuare contro il Covid-19, Caruso ha chiarito che “più che concentrarsi sui vaccini” la ricerca dovrebbe sperimentare alcune cure “sui farmaci”. “Bisogna lavorare sulle tracce delle molecole innovative con le quali si guarisce dall’Epatite C. Ci sono già molecole sperimentali per curare Hiv ed Ebola: adesso si dovrebbero sviluppare sui bersagli reali del Covid-19”.