Coronavirus, può causare danni al cervello? Un caso sospetto in Cina

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In Cina c’è un caso sospetto: un paziente dopo aver contratto il coronavirus potrebbe aver avuto danni al cervello e al sistema nervoso. Nell’ospedale di Pechino, una delle strutture in Cina che sta lavorando per salvare vite dalla pandemia, un uomo di 56 anni ricoverato a gennaio, dopo aver eseguito il tampone faringeo è risultato positivo al coronavirus. Il paziente è stato trasferito in terapia intensiva ed ha iniziato poco dopo a manifestare “sintomi associati a una riduzione della coscienza”, come riportano i media locali, “benché nelle immagini della TC (tomografia computerizzata NDR) non si evidenziassero segnali anomali”.

Coronavirus, si indaga sui danni al cervello

Subito sono partiti gli esami, in particolare quello che prevede il prelievo di liquido cefalorachidiano. È emerso che anche quel liquido fosse positivo al coronavirus. La malattia è stata talmente invasiva da riuscire ad arrivare fino al sistema nervoso.

Si è avviata subito una cura per l’encefalite virale con farmaci ad hoc ed “i sintomi neurologici del paziente sono gradualmente scomparsi”. Un miglioramento complessivo ha fatto sì che l’uomo venisse trasferito nel reparto di malattie infettive e poi il 18 febbraio dimesso.

Il coronavirus “infetta” il cervello?

Ma la questione è più grande e resta una nuova domanda: il coronavirus può infiltrarsi fino al sistema nervoso? Secondo quanto diffuso dalle agenzie stampa cinesi,“Liu Jingyuan, direttore dell’ospedale dell’ICU e medico curante del paziente, ha affermato che una volta che un paziente COVID-19 ha riscontrato disturbi della coscienza, il personale medico dovrebbe considerare la possibilità di infezioni del sistema nervoso ed eseguire in tempo i test del liquido cerebrospinale, per evitare diagnosi ritardate e ridurre ulteriormente il tasso di mortalità dei pazienti in condizioni critiche”.

Alcuni scienziati però non sono d’accordo sulla capacità del virus di infiltrarsi nel sistema nervoso. Il professore David Hawkes, virologo molecolare dell’Università di Melbourne ha dichiarato “Qui non c’è nulla che possa suggerire di aver trovato un virus (vivo) nel (fluido spinale). Penso che trovare (il virus) nel liquido cerebrospinale e in presenza di caratteristiche neurologiche suggerisca che sia possibile che possa causare qualche malattia neurologica”.

Mancano, rispetto alla diagnosi al paziente, “scansioni MRI con caratteristiche dell’encefalite, e livelli aumentati di proteine e globuli bianchi nel fluido spinale”. Al contempo, però, stato già dimostrato che la SARS e la MERS, sorelle del covid-19, possono creare infiammazioni celebrali.