Coronavirus, quanto resiste sulle superfici: come evitare il contagio

Coronavirus superfici

Resta alta la paura del Covid-19 nel mondo. Le vittime della pandemia aumentano e i contagi sembrano non arrestarsi. Studi più recenti accertano la capacità del Coronavirus di resistere anche sulle superfici. A rivelarlo è una ricerca pubblicata sull’autorevole e prestigiosa rivista britannica New England Journal of Medicine, in cui si spiega che il virus può sopravvivere fino a 72 ore su plastica e acciaio, fino a 24 ore sul cartone e solo 4 sul rame.

Infatti, il lasso di tempo nel quale il virus resta attivo varia in base al tipo di superficie. Dallo studio in questione, emerge che superfici in plastica e acciaio sono le peggiori, perché meno porose. In quanto tali, sono in grado di assorbire meno facilmente le goccioline, lasciando attivo il virus. Resta fondamentale l’aerazione degli ambienti chiusi: infatti, spiegano gli esperti, umidità e condizioni ambientali possono incidere sulla sopravvivenza del Covid-19. Anche il celebre virologo Burioni aveva avvertito dell’esigenza di tenere ben pulite le superfici di ufficio e ambiente domestico. Usare con frequenza disinfettanti e detergenti può favorire l’eliminazione del virus, evitando così di trasmettere l’infezione. Tra quelli più consigliati, ci sono i disinfettanti contenenti alcol al 75% e quelli a base di cloro all’1%, come la candeggina. Resta fondamentale, inoltre, avere a cuore la propria igiene personale, lavandosi spesso le mani per almeno 20 secondi. In alternativa, quando si è costretti a uscire di casa, resta consigliato l’uso di gel disinfettanti.

Coronavirus, quanto resiste sulle superfici

Come tutti i virus, anche il Covid-19 può restare attivo per diverso tempo dopo essere uscito da un organismo. Gli esperti, come spiegato nello studio riportato sul New England Journal of Medicine, ribadiscono l’esigenza di lavarsi spesso le mani e, al contempo, sottolineano l’importanza di pulire le superfici degli oggetti che ci circondano.

Piccole goccioline di saliva che produciamo quando tossiamo, starnutiamo o più comunemente quando parliamo, sono la principale fonte di trasmissione. Da qui, l’esigenza di indossare le mascherine e mantenere la distanza di sicurezza. Eppure questi germi sono in grado di posizionarsi, mantenersi e sopravvivere persino sulle superfici degli oggetti intorno a noi, sui tessuti e sulle nostre mani, favorendo il contagio. Di conseguenza, resta fondamentale evitare gli ambienti generalmente più affollati, nei quali il rischio di contagio aumenta.

Tuttavia, “può verificarsi un processo di evaporazione che ne riduce le dimensioni favorendo la loro dispersione nell’aria”. A precisarlo è stata Elisa Vicenzi, responsabile dell’Unità Patogeni Virali e Biosicurezza dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

Le goccioline contenti il virus, involontariamente accumulate sulle superfici, possono infettare altri individui quando essi entrano in contatto con quelle stesse superfici, mettendo poi le mani in bocca, nel caso o negli occhi. Attenzione quindi alle maniglie delle porte, alle pulsantiere degli ascensori, ai cellulari (da sempre sono grandi portatori di germi) e ai sostegni per aggrapparsi sui mezzi pubblici.

Coronavirus superfici

Lo studio

Un team di scienziati e ricercatori ha testato la capacità di sopravvivenza di SARS-CoV-2 e SARS-CoV-1 nell’aria e su varie superfici. I dati si basano su 10 condizioni sperimentali che coinvolgono i due virus in cinque condizioni ambientali: aria, plastica, acciaio inossidabile, rame e cartone.

Il Coronavirus nell’aria è rimasto attivo per 3 ore (l’intera durata dell’esperimento), con una riduzione del titolo infettivo da 10 3,5 a 10 2,7 TCID 50 per litro di aria. Si tratta, assicurano gli esperti, di una riduzione simile a quella osservata con SARS-CoV-1.

Il SARS-CoV-2, il Coronavirus colpevole della pandemia in corso, risulta più stabile su plastica e acciaio inossidabile rispetto a cartone e rame, dove il virus non è più attivo dopo 4 ore. Sul cartone, invece, il virus muore dopo un massimo di 24 ore. Tuttavia, è bene precisare che entrambi i virus presentavano un decadimento esponenziale in tutte le condizioni sperimentali.

Dallo studio è così emerso che la stabilità di SARS-CoV-2 è simile a quella di SARS-CoV-1 nelle circostanze sperimentali testate. Conseguentemente, le loro diverse caratteristiche epidemiologiche è probabile che siano generate da altri fattori, tra cui elevate cariche virali nel tratto respiratorio superiore. Attraverso tale ricerca, inoltre, è stato possibile accertare la possibilità di contagio anche tramite contatto con superfici infetti (ma solo entro un preciso arco temporale).