Coronavirus: via al rimpatrio degli italiani, dubbi sulla quarantena

Cresce l'attesa per gli italiani, circa 60, presenti a Wuhan, città centro dell'epidemia di coronavirus che da dicembre ad oggi ha mietuto 132 vittime. Come riferito dal viceministro della salute Pierpaolo Sileri il rimpatrio è previsto "per essere pronti entro 48/72 ore".

"L'ipotesi di lavoro è quella di un atterraggio a due giorni da oggi di un aereo civile sotto l'egida militare. Stiamo valutando dove far proseguire la quarantena che certamente ci sarà limitata ad un quindicina di giorni, che è il periodo d'incubazione del virus" ha aggiunto Sileri.

Proprio sulla quarantena, nelle ultime ore, si sono sviluppati diversi interrogativi. Stando a quanto riferito da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, i nostri connazionali non saranno messi automaticamente in quarantena, ma sarà valutata la situazione caso per caso.

“Neppure gli Usa lo fanno, le autorità decideranno qual è la forma migliore di sorveglianza, che non sarà necessariamente una quarantena. Credo che nessuno pensi di ospedalizzare persone che stanno bene” ha sottolineato il direttore dell’Istituto.

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Opposta invece l’idea del ministero della Salute che, secondo quanto riferito da Ansa, ha ipotizzato che i 60 italiani provenienti dalla Cina potrebbero trascorrere gli eventuali 14 giorni di sorveglianza in una struttura militare.

Una decisione definitiva non è stata ancora presa dal Ministero della Salute perché la gestione e l'organizzazione è particolarmente complessa. Di sicuro la partenza da Wuahn sarà garantita solo dopo una visita medica che escluda problemi, quindi solo se sani. In viaggio useranno la mascherina, e in Italia saranno in isolamento gli uni dagli altri.

Italiani in quarantena, i dubbi

Stando a quanto sottolineato da Ansa le autorità dovranno trovare una struttura, non necessariamente nella Capitale, dove le persone possano trascorrere due settimane in una situazione di serenità e comfort. Nel centro, forse una caserma, sarà servito ovviamente anche il cibo ma è escluso, chiariscono gli esperti, che le persone possano condividere i pasti: in quel caso infatti dovrebbero togliersi la mascherina interrompendo così l’isolamento e mettendo a rischio l’intera procedura di sorveglianza.

I 60 italiani, anche se sani, provengono comunque da una zona sottoposta a quarantena e i protocolli internazionali escludono contatti pericolosi. L’ipotesi che la task-force del Ministero della Salute possa optare infine proprio per un edificio militare, sembrerebbe escludere almeno per il momento l’eventualità che ognuno degli italiani evacuati faccia rientro a casa propria.

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Sarebbe infatti particolarmente difficoltosa la sorveglianza sanitaria quotidiana con i controlli delle Asl a domicilio. Non solo, allestire l’isolamento in case private dove vivono anche persone anziane o bambini risulterebbe decisamente un’operazione complessa.

Italiani infetti? La procedura speciale

Il ministero della Salute ha fatto sapere che gli eventuali pazienti a cui dovesse essere diagnosticato il virus 2019-nCoV saranno ricoverati nel reparto di malattie infettive dell’ospedale della regione dove si trovano. Secondo quanto si apprende è infatti pronta una procedura del Ministero della Salute nella quale il paziente sarà trasferito allo Spallanzani di Roma o al Sacco di Milano solo nel caso in cui si dovesse aggravare. In sede di task-force, è stato confermato che in ogni regione esiste una struttura con un reparto di malattie infettive.

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Alcuni italiani resteranno in Cina

Nelle ultime ore è anche rimbalzata l'ipotesi che alcuni degli italiani che si trovano a Wuhan potrebbero decidere di non lasciare la città per motivi “familiari o personali”. Si tratterebbe di 3-4 casi che non sarebbero intenzionati a prendere il volo che nelle prossime ore partirà dall’Italia per consentire il rientro dei connazionali che si trovano nella città focolaio del coronavirus.

Dalla comunità italiana nella città cinese hanno fatto sapere che sarà mantenuto il massimo riserbo sulla loro identità: “Desiderano mantenere l’anonimato per rispetto istituzionale, non avendo ancora comunicato la loro decisione all’ambasciata d’Italia a Pechino, in stretto contatto da giorni con i connazionali rimasti intrappolati nell’isolamento della città disposto dalle autorità cinesi per contenere la diffusione del nuovo e letale coronavirus. Alcuni tra loro stanno valutando in queste ore la decisione, legata anche a ragioni professionali o familiari”.

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