Coronavirus, record di contagi: le parole del ministro della Salute

Con due casi accertati e la dichiarazione di uno stato di emergenza della durata di sei mesi, l’Italia si trova a fronteggiare una psicosi da coronavirus.

Coronavirus, record di contagi

I morti in tutto il mondo, intanto, salgono a 259 e i contagi sono oltre 11.000. Con i suoi 46 nuovi decessi e 2.101 nuovi casi confermati, la giornata di venerdì è stata da record.

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Speranza: “Affrontiamo il virus come il colera”

Il ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato da Repubblica e il Corriere, corre ai ripari: "Ci sono sei casi in Germania, sei in Francia, due in Gran Bretagna, due in Italia, uno in Finlandia. Questi sono i numeri certificati dal Centro Europeo per la Sorveglianza. Rispetto a questa fotografia non c'è bisogno di nessun allarmismo" e "vanno sfatate tutte le fake news che riguardano ad esempio il cibo cinese, prive di ogni fondamento di carattere scientifico".

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Lo stato di emergenza, spiega inoltre sul Fatto Quotidiano, "è una misura precauzionale che ci consentirà di avere all'occorrenza soldi, personale e strumenti nel modo più veloce possibile. Viene presa quando l'Oms dichiara lo stato di emergenza, come ieri; l'abbiamo già presa nel 2003 di fronte al caso Sars".

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"Siamo il Paese in Europa che ha il più alto livello dei controlli, siamo gli unici che hanno sospeso i collegamenti aerei con la Cina, quindi ci sono tutte le condizioni per dare anche un messaggio di tranquillità".

Spiega che gli italiani che rientreranno da Wuhan "atterreranno a Pratica di Mare e poi verranno trasferiti alla Cecchignola, dove ci sarà una fase di sorveglianza sanitaria". Agli attacchi del leader della Lega Matteo Salvini, sul Corriere della Sera replica che "abbiamo agito con la massima serietà, il massimo rigore" e "io non faccio polemica su una vicenda come questa. Non è il momento di dividersi tra maggioranza e opposizione, per vincere la sfida bisogna stare uniti". "Siamo un grande Paese e non dobbiamo avere paura", ribadisce su Repubblica: si affronta il virus "come fosse la peste o il colera".

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