Correva l'anno 2020 e ancora la parola lesbica era tabù (persino su Google)

Di Maria Elena Barnabi
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Photo credit: Flashpop - Getty Images
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From Cosmopolitan

Ho cambiato Google

È da ieri che me lo ripeto e ancora stento a crederci. Ho cambiato Google perché da oggi, mi fanno sapere dalla sede americana del colosso di Internet, la parola lesbica non è più bannata dalle ricerche suggerite di Google, e tutto è nato da una mia segnalazione. Il sistema si chiama Autocomplete ed è quello che, quando digitiamo una parola su Google, ne fa comparire altre, sulla base delle combinazioni più frequentemente digitate dagli utenti, in modo da facilitarci la ricerca (altri dicono che è per condizionarla, ma vabbè). Tipo: scrivi “Kate Middleton” e prima ancora di finire di digitare il nome, Google ti segnala “Kate Middleton Instagram, “Kate Middleton matrimonio”, eccetera. Fino a ieri lesbica rientrava di fatto nella lista delle parole bannate da Autocomplete, come per esempio, pedofilia e squirting. Come l’ho scoperto? Semplicemente scrivendo la parola sulla stringa di ricerca di Google (ho screenshot da esibire*). Ho chiesto spiegazioni a Google Italia e all’headquarter americano, e due giorni dopo ho visto che qualcosa si muoveva. Timidamente hanno cominciato a comparire i primi suggerimenti di ricerca: “lesbica dizionario”, “lesbica frasi”, “lesbica moderna” (ho screenshot da esibire*). «C’era un malfunzionamento del sistema», mi scrive un portavoce di Google, dopo due giorni di operazioni sull’algoritmo. «Stiamo lavorando per apportare dei miglioramenti sistematici e assicurare così che le persone possano continuare a ricevere previsioni di Autocomplete utili per quello che stanno cercando».

Sono contenta perché si crea una comunità di parole

Sono contenta perché da oggi in poi le giovani (o vecchie) ragazze lesbiche potranno digitare la parola su Google e trovare il risultato delle ricerche di altre ragazze come loro. Si crea una comunità di parole, di ricerche, di ricordi. L’altro giorno ho intervistato una ragazza lesbica di 17 anni e mezzo e lei mi raccontava di quanto sia importante rivendicare questa parola. «È una specie di atto politico. So che oggi questa parola è associata al porno. Ma quando la uso, è come se prendessi una posizione. Dire “Io sono lesbica” è come dire “Io non sono nient’altro per te: non sono un oggetto sessuale”». Viene da pensare che forse anche il motore di ricerca associava questo termine al porno: altrimenti perché bannarne i suggerimenti di ricerca? Sono andata leggere la pagina di Google dedicata ad Autocomplete. Google scrive che il sistema è disegnato per riconoscere termini e frasi che potrebbero essere violenti, sessualmente espliciti, carichi di odio o pericolosi. Quando il sistema si rende conto che questo tipo di materiale potrebbe emergere dalle ricerche suggerite, allora queste vengono fermate. Potrebbe essere il caso della parola “lesbica”, vista la passione degli italiani per contenuto pornografico che ritrae due o più donne. Ma anche per la parola “gay” ci deve essere un sacco di materiale pornografico online, eppure per quella parola Autocomplete funziona. A dir la verità funziona anche per altri termini che definiscono l’orientamento sessuale (ho screenshot da esibire*), come omosessuale, eterosessuale e bisessuale (ho fatto una prova anche con transessuale: funziona). Insomma lesbica era l’unica a non avere i suggerimenti: nel menù a tendina, non compariva niente. Se invece scrivi “gay”, prima ancora di terminare di digitare la parola, Google ti suggerisce le abbinate “gay pride”, “gay significato”, “gay flag” e così via. Chi era interessato all’argomento, per ottenere qualche minimo suggerimento, fino a ieri doveva optare per la parola “lesbismo”, oppure scrivere la parola in inglese, “lesbian”. Per carità, c’era sempre la cara vecchia opzione, cioè quella di non utilizzare Autocomplete e digitare nella barra di Google tutte le parole che davvero si intendevano cercare (“lesbica coming out”, per esempio).

Ora è tutto risolto. Davvero?

Comunque, ora tutto questo è risolto: si trattava solo di un malfunzionamento. Non era invece un’ulteriore riprova del fatto che, anche nella rappresentazione del mondo omosessuale, si preferiscano gli uomini alle donne. «Assolutamente no», mi ha detto l’altra sera (orari americani) al telefono lo stessa portavoce di Google che mi segnalava la risoluzione del problema. «Anzi, il fatto che ci siano suggerimenti di ricerca per tutti gli orientamenti sessuali dimostra che non c’è filtro. Semplicemente non ce n’eravamo accorti». Mi ha ringraziato a nome del team americano per aver segnalato questo malfunzionamento. Le ho detto che dovrebbero fare un check anche sulle altre lingue europee. Se metti “lésbica” (portoghese) non esce niente, e neppure se metti lo spagnolo “lesbiana” o il danese “lesbisk”. Bene invece per le lesbiche tedesche e le francesi: loro hanno suggerimenti di ricerca attivi (ho screeshot eccetera*. Mi sono fermata qui. Google facesse il suo lavoro da solo. Io vado a festeggiare il Natale.

*Gli screenshot sono disponibili per chiunque ne faccia richiesta. Le ricerche sono state fatte con la modalità in incognito di Google Chrome, per garantire il massimo dell’imparzialità.