Cos'è la biodiversità e perché " è la rete della vita di cui siamo parte e da cui dipendiamo"

Di Daniela Passeri
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Photo credit: Getty / Capchure
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Doveva essere l’anno dedicato alla strategia per la salvaguardia della biodiversità questo 2020, con grandi eventi e conferenze internazionali. Purtroppo, è diventato l’anno del Covid. Però l’allarme sul declino della diversità di tutte le forme di vita sulla terra è sempre più pressante, insieme alla conferma che questa tendenza si può invertire: dove si agisce per favorire le forme di vita, queste prosperano, eccome. Lo dice il Living Planet Report 2020, il rapporto del Wwf International che fornisce i dati più aggiornati sullo stato della biodiversità del pianeta (si trova facilmente on line anche in italiano). Insieme ad un’avvertenza: non si può andare avanti business as usual, bisogna operare profondi cambiamenti nel modo di produrre e di consumare che causa sempre più degrado e perdita di habitat, in primis con la deforestazione dovuta principalmente al modo in cui produciamo il cibo.

Cos’è la biodiversità?

Secondo la definizione data dalla Convenzione sulla diversità biologica, la biodiversità è «il frutto di miliardi di anni di evoluzione, modellato da processi naturali e, sempre più, dall’influenza dell’uomo. Essa forma la rete della vita di cui siamo parte integrante e da cui dipendiamo in modo completo». La biodiversità comprende dunque tutti gli ecosistemi della terra, come quelli che si trovano nei deserti, nelle foreste, nelle zone umide, sulle montagne, nei laghi, nei mari, nei fiumi e nei paesaggi agricoli. In ogni ecosistema, «le creature viventi, compresi gli esseri umani, formano una comunità, interagendo tra loro e con l’aria, l’acqua e il suolo che le circonda».

Biodiversità, in calo del 68% le popolazioni di vertebrati

La distruzione degli habitat dovuta ai cambiamenti nell’uso del suolo e all’uso e al commercio di fauna selvatica, oltre ai cambiamenti climatici, sono alcuni dei fattori che hanno determinato il calo medio del 68% delle popolazioni di specie di vertebrati globali tra il 1970 e il 2016.

«Il Living Planet Report 2020 sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell’umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita - ha spiegato Marco Lambertini, Direttore Generale WWF International, presentando il rapporto - Non possiamo ignorare le prove: questo grave calo delle popolazioni di specie selvatiche è un indicatore che la natura ci sta svelando, ed è un allarme rosso».

Biodiversità, una pianta su 5 è a rischio di estinzione

Il numero di estinzioni di piante è pari al doppio di quello dei mammiferi, degli uccelli e degli anfibi sommati tra loro. Inoltre, la valutazione di un campione di migliaia di specie rappresentative della diversità vegetale globale mostra che una pianta su cinque (22%) è a rischio di estinzione, e la maggior parte dei queste si trovano nella fascia tropicale, dove più massiccio è il sovrasfruttamento delle risorse vegetali.

La perdita di biodiversità mette a rischio la nostra salute

Il Living Report lo scrive a chiare lettere: «Il COVID-19 è un segnale che la natura ci sta mandando. Infatti, suona come un vero e proprio SOS per la società umana, mettendo chiaramente in luce la necessità di vivere entro lo “spazio operativo sicuro” (S.O.S.) del pianeta. In caso contrario, le conseguenze ambientali, sanitarie ed economiche sarebbero disastrose».

Conservare non basta, bisogna modificare i consumi

La ricerca mostra che le azioni di conservazione, come le aree protette e i programmi di salvaguardia delle specie sono necessarie per invertire la curva di perdita della biodiversità, ma non sufficienti: possono limitare ulteriori perdite in futuro e riportare su una traiettoria di recupero. Tuttavia, solo un approccio integrato, che combini la conservazione «con misure che affrontano le cause della conversione degli habitat, come interventi per rendere la produzione e il consumo più sostenibili, o ancor meglio entrambi, riuscirà ad invertire la curva della perdita di biodiversità».