Così Chiara Ferragni nel 2020 ci ha mostrato la libertà di costruire noi stesse, passo dopo passo

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Daniele Venturelli - Getty Images
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From Cosmopolitan

Cambiare è faticoso. Crescere è faticoso. Mettersi in dubbio, imparare e migliorarsi è decisamente faticoso. Serve una buona dose di apertura mentale, ma serve soprattutto il coraggio di abbracciare la nostra molteplicità (incluse le contraddizioni) andando contro chi ci vorrebbe incasellate in rigidi compartimenti stagni. Se fai la modella o l'influencer non puoi parlare di cose serie. Se non ti sei mai interessata di un certo tema allora perché ne parli? Se sei un'attivista femminista meglio che non ti occupi di cosmetici, potresti risultare incoerente. Tutte queste limitazioni le conosciamo bene: sono all'ordine del giorno e hanno un retrogusto sessista che è difficile ignorare. Come fare a rivendicare il nostro diritto in quanto donne a essere affascinanti e intelligenti, frivole e impegnate, madri e professioniste, sexy e competenti? Come fare a scrollarci di dosso le etichette che la società ci mette addosso di continuo? Quest'anno possiamo seguire l'esempio di Chiara Ferragni che nel 2020 ci ha mostrato la libertà di costruire noi stesse passo dopo passo.

Chiara Ferragni alle critiche è decisamente abituata: fin dai tempi dei suoi primi post su The Blond Salad gli haters hanno cercato di catalogarla, bollarla e sminuirla. "Stupida", "frivola","vuota", "senza competenze", "dal successo immeritato" e via discorrendo. Se i fatti hanno smentito chi credeva che le influencer fossero solo una "moda passeggera" e zittito chi non avrebbe mai immaginato che quella "giovane biondina" avrebbe costruito e amministrato un impero da cifre astronomiche, le critiche però non si sono quietate. Perché va bene chiamarla "imprenditrice digitale", ma guai se "una come lei" pretende di uscire dal suo tracciato, guai se sponsorizza i musei vaticani al posto delle borse di Chanel perché influencer e cultura (a quanto pare) non possono andare assieme, guai se si occupa di tematiche serie (non ha competenze), guai se fa volontariato (lo fa per pubblicità) e via discorrendo.

Ma se c'è una cosa che la nostra Chiara nazionale non ha mai accettato è che qualcun altro si impossessi della sua narrazione. Della vita di cui è protagonista, lei è anche sceneggiatrice, regista e direttrice artistica. E cosa sia o meno coerente con la sua immagine lo decide solo lei, non importa che agli altri possa sembrare "strano" o "inadeguato". Così, nel corso del 2020 l'abbiamo vista crescere più che mai, impegnarsi durante la pandemia, sensibilizzare, raccogliere fondi, usare la sua piattaforma da milioni di follower per uno scopo più grande e nobile. Quando questo dicembre lei e Fedez hanno ricevuto l'Ambrogino d'oro come riconoscimento dei loro sforzi per aiutare la città di Milano duramente colpita dal virus, gli haters hanno avuto poco da criticare. La coppia più famosa dei social del resto ha donato 100mila euro all’ospedale San Raffaele in piena crisi sanitaria oltre a lanciare una grande raccolta fondi che ha permesso di aprire una nuova terapia intensiva d'emergenza. E scusate se è poco.

Ma non è finita qui: tra i contenuti più visti e condivisi dell'imprenditrice nel 2020, infatti, c'e un post che non corrisponde certo all'immaginario tipico di chi ragiona per stereotipi monolitici. A novembre, infatti, Chiara Ferragni ha fatto impazzire il web con un video dove - armata di appunti - parla di violenza di genere, di patriarcato, di solidarietà femminile e molto altro. Se una cosa ti sta a cuore puoi studiarla, puoi interessartene, puoi chiedere aiuto a chi ne sa di più e poi metterci del tuo. Ma soprattutto puoi esercitare il tuo diritto a stupire, andare per tentativi, evolverti e incuriosirti senza che nessuno si permetta di delineare i confini della tua crescita personale. Chiara Ferragni docet e gli haters li zittiamo noi.