Così Giovanna Botteri nel 2020 ci ha illuminate su Covid, Cina e su cosa significa essere donna oggi

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Getty Images
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From Cosmopolitan

Su una cosa possiamo concordare: "2020" e "pandemia" sono due parole che rimarranno legate per sempre. "Ve lo ricordate l'anno della pandemia?", chiederà qualcuno quando tutto questo sarà finalmente passato, "Certo, era il 2020" sarà la risposta. Per questo, se ripensiamo a questi 12 (assurdi) mesi e ai personaggi che li hanno segnati, non possiamo fingere (e chi mai lo farebbe?) che il Covid-19 non ci condizioni ancora una volta. Guardiamo indietro, pensiamo a quei primi mesi dell'anno, quando tutto è iniziato, quando ancora sembrava che il virus fosse un problema lontano e ricordiamo soprattutto una cosa: le notizie che arrivavano dalla Cina, sempre più preoccupanti. Perché nel 2020 la pandemia non è stata solo vissuta, è stata anche descritta, raccontata e spiegata da media e giornalisti a cui - nel bene e nel male - ci siamo affidate giorno per giorno dai nostri salotti, pc e smartphone. E se c'è un volto che in Italia sintetizza tutto questo (e molto, molto di più), è quello di Giovanna Botteri, inviata a Pechino per la Rai. E anche su questo possiamo concordare.

"Le prime avvisaglie le abbiamo avute a dicembre quando su WeChat che è una piattaforma social arriva questo racconto di otto medici di Hwan che dicono: 'C’è una polmonite virale, sembra pericolosissima, ma non riusciamo a capire da dove arrivi, non riusciamo a capirne l’origine'. Botteri in quei mesi si trovava in Cina, nell'occhio del ciclone e con i suoi servizi ci ha portate nell'epicentro della pandemia. Quello che è successo dopo ce lo ricordiamo tutte: le scene apocalittiche all'aumentare dei contagi, le misure di restrizione, le direttive dell'OMS. "Da una notte all’altra, come in una guerra, le città si svuotano e diventano città deserte", racconta su Rai1 ricordando quei giorni terribili quando l'allarme è diventato globale.

Giovanna Botteri, del resto, non ha bisogno di presentazioni, la sua carriera parla da sola e parla chiaro: come inviata speciale ha seguito il crollo dell'Unione Sovietica, la guerra in Bosnia e l'assedio a Sarajevo, il massacro di Markale e quello di Srebrenica. Tra le altre cose è stata in Afghanistan fino al rovesciamento del regime talebano, in Iraq prima e durante la seconda guerra del golfo, dal 2004 al 2006 ha condotto l'edizione delle 19 del TG3 e dal 2007 al 2019 è stata corrispondente dagli Stati Uniti. È la voce di cui, negli anni, abbiamo imparato a fidarci per sapere cosa davvero stava succedendo nel mondo. È una giornalista preparata, professionale, un'eccellenza italiana di cui andare fieri e quest'anno ce l'ha dimostrato più che mai.

Il 2020 è stato l'anno di Giovanna Botteri non solo perché ci ha raccontato la pandemia con chiarezza, precisione e costante affidabilità, ma anche e soprattutto perché ha mostrato all'Italia cosa vuol dire essere una professionista al giorno d'oggi, in una società ancora profondamente sessista che vede le donne prima di tutto come corpi e apparenza. Le polemiche sul suo conto ce le ricordiamo bene e sono emblematiche perché, mentre il suo volto compariva puntuale al Tg per aggiornarci sulla situazione in Cina, c'era chi si preoccupava dei suoi capelli e del suo abbigliamento molto più che delle sue parole. "Mi piacerebbe", ha commentato la giornalista dopo il polverone sollevato da Striscia La Notizia, "che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno. O dovrebbero avere secondo non si sa bene chi… Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere". Cara Giovanna Botteri, grazie a te noi quest'anno ci portiamo a casa questo: la voglia di mostrare al mondo le nostre capacità e di venire riconosciute per il nostro duro lavoro, per la nostra passione e il nostro coraggio, per quelle che siamo al di là degli stereotipi.