Così il discorso di Kamala Harris segna la storia delle donne e i nostri cuori: "Non sarò l'ultima"

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Tasos Katopodis - Getty Images
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Potremo dirlo: noi c'eravamo. Potremo raccontarlo ai nostri figli e ai nostri nipoti, potremo spiegare loro cosa abbiamo provato quei giorni di novembre, l'ansia dell'attesa e poi le grida e gli applausi nei video delle strade americane in festa e nelle nostre case. In qualche modo potremo dire di averne fatto parte e - al di là dell'immenso significato di queste elezioni presidenziali - potremo raccontare soprattutto di aver visto con i nostri occhi, per la prima volta nella storia, una donna (e, attenzione, una donna non bianca e di origini asiatiche) venire eletta vice presidente degli Stati Uniti d'America. Una svolta storica, incarnata da una Kamala Harris raggiante che sabato notte è salita sul palco di Wilmington con il suo tailleur bianco, come il colore delle suffragette, per pronunciare un discorso epocale, per mostrare - con le sue parole e la sua persona - quella parte di storia che finora era rimasta ai margini, rimossa da secoli di politica in mano agli uomini bianchi. "Penso a mia madre e alle generazioni di donne", dice, "donne nere - asiatiche, bianche, latine, donne native americane che abbracciano la nostra nazione - che nel corso della storia del nostro Paese hanno aperto la strada a questo momento. Stasera rifletto sulla loro lotta, la loro determinazione e la forza della loro visione nel credere in cosa poteva essere, tolto il peso di ciò che era stato. Io sto sulle loro spalle".

La storia di Harris, la sua genealogia - simbolica e non- , la sua vittoria è legata alle donne, ed è a loro, quindi, che lei si rivolge. Ricorda come sempre sua madre, Shyamala Gopalan, endocrinologa e attivista arrivata negli USA dall'India negli anni Sessanta. Per Kamala Harris sua madre non è solo un modello e una fonte di ispirazione è "la donna responsabile della mia presenza qui oggi". "Quando è arrivata qui dall'India all'età di 19 anni", racconta nel suo discorso, "non si sarebbe mai immaginata questo momento, eppure credeva profondamente in un'America dove un momento come questo potesse essere possibile".

Ricorda le attiviste e le politiche che hanno fatto la storia degli Stati Uniti, ma anche le semplici cittadine che, esercitando il diritto di voto, hanno plasmato passo dopo passo il Paese: "Le donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l'uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti. Le donne di colore che troppo spesso vengono trascurate, ma che così spesso dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia. Tutte le donne che hanno lavorato per garantire e proteggere il diritto di voto per oltre un secolo. E ora, nel 2020, la nuova generazione di donne del nostro Paese che hanno votato e continuano a lottare per il loro diritto fondamentale a votare e a essere ascoltate".

Ricorda anche John Lewis aprendo il suo speech con una frase del leader dei diritti civili scomparso a luglio: "Prima della sua morte", spiega, "ha scritto: 'La democrazia non è uno stato, è un atto'. Quello che voleva dire era che la democrazia americana non è garantita. È forte solo quanto la nostra volontà di lottare per lei".

Com'era prevedibile, c'è già chi ha iniziato a criticare la futura vice per il suo passato da procuratrice, per le sue scelte non sempre progressiste e a volte contraddittorie (ma spesso semplicemente frutto del loro tempo). Harris ha sempre cercato di cambiare le cose dall'interno e il suo operato come senatrice l'ha confermato. Ora vedremo se riuscirà a portare gli Stati Uniti verso il cambiamento che lei stessa simboleggia. "Perché questo è il momento in cui inizia il vero lavoro", dichiara infatti, "Il duro lavoro. Il lavoro necessario. Il buon lavoro. Il lavoro essenziale per salvare vite umane e sconfiggere questa epidemia. Per ricostruire la nostra economia in modo che funzioni per i lavoratori. Per sradicare il razzismo sistemico nel nostro sistema di giustizia sociale e nella nostra società. Per combattere la crisi climatica. Per unire il nostro paese e guarire l'anima della nostra nazione".

Al di là di ogni credo politico e delle speranze che Harris riesca davvero a instillare un cambiamento dando voce alle frange marginalizzate della società, la sua vittoria è una pietra miliare a livello di rappresentazione. Quando Kamala Harris è nata, nel 1964, le donne nere negli USA non avevano ancora il diritto di voto, ottenuto - pensate - solo l'anno successivo. Si tratta di un cambiamento immenso. "Potrò anche essere la prima donna ad avere questa carica, ma non sarò l'ultima", aggiunge, "Perché ogni ragazzina che ci guarda stasera vede che questo è un paese di possibilità. E a tutti i bambini, indipendentemente dal vostro sesso, il nostro paese oggi vi ha inviato un messaggio chiaro: sognate con ambizione. Siate leader. Guardate voi stessi in un modo che gli altri potrebbero non vedere, semplicemente perché non l'hanno mai visto prima".