«Così vado in pensione a trent'anni»: viaggio nella villa di Los Angeles degli influencer di TikTok

Di Redazione
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Photo credit: rappensuncle - Getty Images
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From Esquire

È partito come un social network per condividere contenuti "dal basso", come tutti gli altri, ma è diventato un business più velocemente di tutti gli altri. TikTok ha superato, in rapidità di adesioni, qualunque altro predecessore e concorrente, e si sta attestando come la voce numero uno di guadagno per un'altra generazione di influencer, più Gen Z che millennial. TikTok supera i 100 milioni di account in Europa, in USA è secondo solo a Oracle e in totale ha 2 miliardi di utenti, stando ai primi dati ufficiali diffusi ad agosto 2020. Una controversia politico-economica ha spinto gli USA a comprarlo, facendolo diventare TikTok Global, e proprio in USA, dopo la Cina in cui è stato inventato, hanno fiutato il business prima degli altri.

Photo credit: ChuckSchugPhotography - Getty Images
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Pur restando ferma la parte di contenuti video prodotti dal basso, TikTok sta diventando sempre più terreno di conquista degli influencer, che spesso seguono la formula di partenza del social network: i balletti coreografati tutti alla stessa maniera sulla stessa musica, sul formato delle challenge, sfide lanciate nel vuoto a chiunque voglia raccoglierle. Ma non è tutto qui: gli influencer sono creator. In un articolo uscito di recente su Esquire USA si racconta proprio della visita a una clubhouse, una villa di Los Angeles piena di influencer che lì pensano e producono i loro contenuti "dal momento in cui ci svegliamo", come racconta una di loro.

Le clubhouse sono in parte studio di produzione, in parte agenzia di talenti, spesso sono splendide ville nei dintorni di Los Angeles dove ragazze e ragazzi giovani e belli si inventano video e contenuti di tutti i tipi, per conquistare la cosa più preziosa in questo nuovo mercato: la nostra attenzione. "La clubhouse è un labirinto da nuovi ricchi", racconta John McDermott su Esquire USA, "con piscina, terrazza, cortile, giardino di sculture e home theater". Qui, però, si lavora duro: "La gente non ha idea di quanto lavoriamo", racconta Kinsey Wolanski, influencer esplosa dopo aver invaso il campo durante la finale di Champions League del 2019 tra Liverpool e Tottenham con un costume da bagno sexy che pubblicizzava il sito porno fondato dal fidanzato.

Photo credit: Mike Egerton - PA Images - Getty Images
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Quell'invasione di campo le è valsa una fortuna, facendola balzare, mentre ancora era in prigione per lo scherzo, da 320 mila a più di due milioni di follower su Instagram. "Così potrò andare in pensione prima dei 30 anni", ha commentato lei all'epoca. Ce la farà? Nell'articolo di Esquire si fa qualche conto: "I guadagni di un influencer possono arrivare a più di un milione di dollari", e anche se Wolanski non dichiara quanto guadagna, né al mese né al minuto, il numero dei suoi follower (1 milione su TikTok, 3,6 milioni su Instagram) sembra collocarla intorno alla cifra più alta.

In generale il mercato degli influncer sui social sta salendo dagli 8 miliardi del 2019 ai probabili 15 previsti entro il 2022. Un giro d'affari difficile però da analizzare, vista proprio la fumosità con cui chiunque sia coinvolto parla dei propri ricavi. "Gli influencer sono fantastici. Riescono a creare video che per davvero dominano l'attenzione", osserva a Esquire Alexa Tonner, co-fondatrice dell'agenzia per influencer Collectively, "ma le clubhouse mi danno una sensazione di sfruttamento, sono parassitarie". Il dubbio è su chi guadagni davvero, o di più, tra i creator e i talent, le agenzie che li rappresentano, i brand che li ingaggiano o i proprietari delle clubhouse che li ospitano. E soprattutto se la spartizione di quei guadagni enormi sia davvero equa.