Cos’è questa storia che il Vaticano sarebbe “immune” alle querele per pedofilia?

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Photo credit: Christopher Furlong - Getty Images
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"Per la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo il Vaticano non può essere processato per pedofilia perché gode dell'immunità", questa è la notizia che in queste ore sta rimbalzando qua e là per il web (e non solo). Naturalmente provoca non poca indignazione: in che senso il Vaticano sarebbe "immune"? Perché non può essere chiamato a rendere contro dei casi di pedofilia? Si tratta forse dell'ennesima vicenda in cui la Chiesa Cattolica ottiene un trattamento "di favore"? È il caso di fare un po' di chiarezza perché, in realtà, non c'è niente di particolarmente strano in questa sentenza dato che *spoiler* tutti gli Stati godono della stessa immunità.

La questione è iniziata quando alcuni cittadini di nazionalità belga, francese e olandese hanno fatto ricorso alla CEDU. Nel 2011, infatti, gli stessi avevano intentato un’azione civile collettiva in Belgio con richiesta di risarcimento contro il Vaticano, i vertici della Chiesa cattolica in Belgio e alcune associazioni cattoliche "per il danno causato dal modo strutturalmente carente in cui la Chiesa cattolica ha affrontato il problema degli abusi sessuali al suo interno". I giudici belgi, però, avevano dichiarato di non avere giurisdizione contro lo Stato Vaticano dato che, in quanto Stato sovrano, gode dell'immunità. Così i ricorrenti si sono rivolti alla CEDU sostenendo che l'applicazione alla Santa Sede del principio dell'immunità aveva impedito loro di far valere le proprie pretese civili nei suoi confronti.

Ecco, questi sono gli antefatti, ma veniamo al punto più spinoso: cos'è questa "immunità"? Si tratta di un principio di diritto internazionale che stabilisce la non assoggettabilità dello Stato alla giurisdizione di un altro Stato. In parole povere, gli Stati sono tra loro considerati "pari" e quindi non possono giudicarsi a vicenda. Chiaramente i preti che compiono atti di pedofilia non sono affatto immuni davanti alla giustizia, dovranno però rispondere personalmente e non sarà il Vaticano a rispondere per loro così come l'Italia non risponde dei crimini dei suoi cittadini. Il Vaticano - ha spiegato la Corte - va considerato uno Stato a tutti gli effetti.

Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
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Per quanto possa non piacere questo meccanismo, è così che funzionano le cose e non c'è nulla di nuovo in questa sentenza. La Corte, tra l'altro, ha fatto anche notare come, nel caso specifico, non fosse la questione "immunità" a impedire ai ricorrenti di ottenere un risarcimento, dato che la causa non è comunque andata a buon fine nemmeno nei confronti dei funzionari della Chiesa cattolica in Belgio (che non godono certo dell'immunità statale) per via di una violazione di "norme procedurali". La decisione di Strasburgo arriva pochi giorni dopo la pubblicazione dei lavori della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia che ha reso noto che sono state 216.000 le persone vittime di abusi da parte di sacerdoti o di religiosi a partire dagli anni 50 e addirittura 330.000 se si aggiungono gli aggressori laici nell'ambito delle istituzioni della Chiesa. È naturale, quindi, che ci sia tanta rabbia e frustrazione nei confronti del Vaticano che ha per anni coperto questo genere di violenze. Esistono, però, delle leggi, dei trattati e delle consuetudini che si è data la comunità internazionale e che andrebbero prima di tutto capite: semplificare per alimentare l'indignazione fine a se stessa non serve a nulla.

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