Cosa c'è da sapere sulle accuse di molestie sessuali ad Alexander Wang (e che conseguenze avranno)

Di Federica Caiazzo
·7 minuto per la lettura
Photo credit: JP Yim - Getty Images
Photo credit: JP Yim - Getty Images

From ELLE

Silenzio stampa: “il non diffondere notizie circa fatti o avvenimenti particolarmente gravi o delicati”. Specialmente se mancano prove e fonti autorevoli, avremmo aggiunto noi addetti ai lavori fino a soli pochi giorni fa. All’alba delle accuse di molestie sessuali scagliate in questi giorni contro il designer Alexander Wang, persino l’industria della moda è rimasta inizialmente interdetta e in religioso silenzio. Anzi, di più, in totale stato di shock. Perché? Nella snervante attesa di prove e fonti autorevoli, si è sperato forse (o si sta ancora sperando) di poter disinnescare una bomba o fermare un proiettile che viaggia nell’aria raggiungendo la massima accelerazione? Un modo, comunque, non c’è e non ci sarebbe stato. La presunta vittima delle molestie in questione ha premuto un grilletto che ha innescato una reazione a catena, concretizzatasi in un climax di testimonianze, dichiarazioni a discolpa e difesa, e – soprattutto – interrogativi a cui urge trovare una risposta. Proviamo a fare chiarezza, in quella che sembra essere ancora (solo) l’inizio di una nuova battaglia in nome del #MeToo.

Quando, dove e come è iniziata l’accusa ad Alexander Wang

È l’11 dicembre 2020: il modello Owen Mooney pubblica un Tik Tok. “Qual è stata l’esperienza più strana avuta con una celebrità in pubblico?”, gli viene chiesto. “Nel 2017 ero in un club in New York City - risponde Owen Mooney - c’era così tanta gente che riuscivamo a stento a muoverci. Ero da solo con questo ragazzo accanto a me, e lui si è approfittato della situazione palpandomi nelle zone intime”. Poi, il 13 dicembre 2020, la bomba. La vittima rincara la dose in un nuovo Tik Tok (di sotto) specificando il nome: “Alexander Wang is a massive sexual predator”.

Come si evoluta l’accusa dopo il Tik Tok di Owen Mooney

Come riporta oggi Business of Fashion, è stata l’agenzia Shit Model Management a raccogliere le poche informazioni disponibili fino a una settimana fa e a promuovere sui social media la diffusione del Tik Tok denuncia di Owen Mooney. Di lì, il caso è diventato virale attirando definitivamente l’attenzione di tutti, incluso il famoso account IG @dietprada (sempre incline a inchieste e denunce social) unitosi al coro a sua volta. Il video Tik Tok in cui Owen Mooney denuncia Alexander Wang di molestie sessuali sembrerebbe aver però fornito il coraggio necessario ad altre presunte vittime dello stesso.

Un articolo dell’1 gennaio 2021 apparso sul tabloid anglosassone The Guardian - una delle testate giornalistiche apripista sul caso insieme a wwd.com - ha infatti pubblicato la testimonianza di Gia Garrison: la modella transgender sarebbe stata vittima di Alexander Wang nel febbraio 2017 quando, durante una festa, il designer avrebbe tentato di abbassarle il pezzo di sotto del bikini. “Era una serata come tante, ricordo mi fu presentato Alexander Wang e iniziammo a chiacchierare - rivela Gia Garrison alla fonte. Stavo ballando con lui, quando all’improvviso ha allungato la mano sul mio bikini e ha provato ad abbassarlo”.

Photo credit: JEWEL SAMAD - Getty Images
Photo credit: JEWEL SAMAD - Getty Images

Come si è difeso Alexander Wang dopo le accuse di molestie sessuali

Ad oggi 5 gennaio 2020, due sono gli statement che Alexander Wang ha rilasciato in difesa di sé stesso, della sua immagine, reputazione e casa di moda da lui fondata (nota bene: ad oggi il brand ha disattivato ogni possibilità di lasciare commenti sotto i post del suo profilo Instagram ufficiale). “Negli ultimi giorni - ha dichiarato Alexander Wang a BoF - ho ricevuto accuse grottesche, false e senza fondamenta alcuna. Queste affermazioni sono state erroneamente amplificate da account social famosi per il materiale diffamatorio da loro diffuso, nonché basato su fonti anonime e non verificate, con zero prove o verifica dei fatti. Assistere al perpetuarsi di tanta menzogna passata come verità sul mio conto è infuriante. Non sono mai stato coinvolto negli atroci comportamenti descritti né tanto meno potrei mai comportarmi nelle modalità affermate. Ho intenzione di andare fino in fondo e ritenere responsabile chiunque sia responsabile dell'origine di queste affermazioni e della loro diffusione online".

Analogamente, Alexander Wang si è difeso dalle accuse di molestie sessuali rilasciando il seguente statement sia a vogue.com sia sui propri canali: "In primo luogo, vorrei cogliere l'occasione per entrare direttamente contatto con le persone che mi hanno aiutato a far crescere questo marchio perché diventasse tutto ciò che è oggi, e affrontare insieme le recenti accuse contro di me, che sono false, fabbricate e per lo più anonime. Sebbene abbia condotto una vita sociale sempre molto attiva, frequentando spesso rimpatriate con addetti ai lavori, ma anche feste e concerti in cui erano presenti droghe e alcol - contrariamente a quanto è stato detto - non ho mai approfittato sessualmente degli altri né tanto meno forzato qualcosa o qualcuno senza l’altrui consenso.

Inoltre, non mi sono mai avvantaggiato del mio status o della mia fama. Queste accuse infondate sono nate su canali social che nel corso del tempo hanno ripetutamente ignorato il valore e l'importanza delle prove o della veridicità dei fatti. È mia priorità dimostrare che queste accuse non sono vere, ma alimentate da motivi esclusivamente opportunistici. È importante che le persone parlino per sé stesse e che siano ascoltate, ma è altrettanto necessario che le accuse siano fondate, così da non arrecare alcun danno a queste stesse cause. Il nostro team sta facendo tutto quanto in suo potere per indagare su queste affermazioni e promettiamo onestà e trasparenza durante il processo in atto. Siamo fortunati ad aver ricevuto un'incredibile quantità di supporto negli ultimi giorni e siamo grati al nostro staff, ai clienti e ai colleghi del settore per essere stati al nostro fianco in questo momento."

Come (e se) si muoveranno legalmente le presunte vittime

Al momento, le fonti sembrano essere discordanti. Secondo Business of Fashion, le presunte vittime non procederanno per vie legali, specialmente se non dispongono di prove o fondi economici sufficienti per essere rappresentati. Vogue.com riporta invece che alcune di queste saranno rappresentate dall’avvocato Lisa Bloom, già conosciuta per aver difeso altri modelli e modelle. “È ormai da tempo - ha scritto in un’e-mail a vogue.com Lisa Bloom - che nell’industria di moda si attende la resa dei conti in merito al frequente maltrattamento di modelli. Negli ultimi anni ho rappresentato molte presunte vittime di molestie sessuali, anche contro Paul Marciano, Bruce Weber e altri. I modelli non sono oggetti di scena e hanno gli stessi diritti di tutti gli altri al rispetto sul posto di lavoro. Ringrazio tutti coloro che hanno chiesto il mio supporto e sono felice di offrire un consulto gratuito e confidenziale a tutti gli altri, testimoni compresi".

Photo credit: Jamie McCarthy - Getty Images
Photo credit: Jamie McCarthy - Getty Images

Quali conseguenze ci saranno (per ora) per il marchio Alexander Wang

Fino a quando le accuse di molestie sessuali indirizzate ad Alexander Wang non saranno comprovate da fatti alla mano, la casa di moda avrà sicuramente bisogno di lavorare sul riposizionamento del marchio. Fondato nel 2005 dall’omonimo designer, la maison è da sempre nota per il tono fun e irriverente che lo contraddistingue. Parallelamente, nel corso degli anni Alexander Wang si è prodigato nel raggiungimento di standard creativi altissimi, che gli hanno permesso di vincere, ad esempio, il CFDA/Vogue Fashion Found nel 2008, per poi essere nominato Designer dell’anno nel 2009. Non meno cruciale nella sua evoluzione di carriera è stata la direzione creativa della casa di moda Balenciaga, con un passaggio di testimone avvenuto nel 2012 e precedentemente sorretto da Nicholas Ghesquière.

Oggi che Alexander Wang è solo ed esclusivamente direttore creativo del suo omonimo marchio, raddrizzare il tiro della sua immagine - definita da BoF con l'espressione “gufo notturno” e “party-boy” - sarà essenziale. I dati di Ninjalitics riportano che solo tra il 18 e il 29 dicembre 2020, l’account Instagram del marchio ha perso oltre 25mila followers (si immagini, dunque, ad oggi). BoF ha inoltre provato a mettersi in contatto con i quattro maggiori retailer statunitensi della casa di moda - Nordstorm, Saks Fifth Avenue, The Webster e Shopbob - per chiedere loro se continueranno a vendere le collezioni Alexander Wang all’interno dei propri negozi e portali e-commerce. Nordstrom ha preferito la strada del no comment, le altre non hanno fornito alcuna risposta. Mentre la caccia alla verità continua, questo potrebbe essere solo l'inizio di una nuova battaglia in nome del #MeToo. Time's up, e il momento di agire è ora.