Cosa ci è piaciuto e cosa no di Tre Piani di Nanni Moretti (e perché Riccardo Scamarcio è memorabile)

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy photo
Photo credit: Courtesy photo

L’attesa è stata decisamente lunga: due anni circa. Tanto, troppo, soprattutto quando c’è di mezzo un regista del calibro di Nanni Moretti e un romanzo bello come quello di Eshkol Nevo. Dunque meritate di sapere: Tre Piani ha finalmente visto la luce della sala, in una mega anteprima al Festival del cinema di Cannes l’11 luglio. Sì, la stessa sera dell’Italia ma, evidentemente, i francesi dovevano togliersi qualche sassolino dalle scarpe (da calcio). Ma dicevamo: è uscito, l’abbiamo visto e ora vi diciamo com’è.

Partiamo dalle basi, anche perché non tutti hanno letto il libro (andatevelo a recuperare, è edito da Neri Pozza Editore). Il romanzo dell’israeliano Nevo racconta la vita di tre famiglie, che abitano nella stessa palazzina, ognuna a un piano diverso e non casuale: la prima famiglia rappresenta l’Es, la seconda l’Io e infine, la terza, il Super Io. Ogni parte del libro corrisponde dunque a un piano e pertanto a uno dei diversi livelli dell’inconscio by Freud. Non dimentichiamo d’altronde che stiamo parlando di un romanzo israeliano che, attraverso le vicende dei suoi beniamini, riesce a esplorare i dilemmi morali e, al contempo, restituire un’immagine del Paese sociale. Come dicevamo: un gioiellino di libro. Dunque, al primo piano abita Arnon, padre di famiglia tormentato dal sospetto che sua figlia sia stata vittima di un pedofilo; al secondo piano c’è la schizofrenica Hani con le sue visioni mentre all’ultimo troviamo la giudice in pensione Dvora.

Ebbene, nella trasposizione cinematografica la tripartizione in sezioni diventa un intreccio di storie: ogni personaggio si incrocia con l’altro, senza per questo mai confondersi con lui. Il risultato è qualcosa di un po’ diverso da un film corale, come spiega lo stesso Moretti, perché l’identità delle singole storie è molto forte e distinta. Cambia poi ovviamente l’ambientazione: non siamo più in Israele ma in Italia e, nel trasloco, Moretti lascia a casa l’impianto psicoanalitico, giudicandolo un po’ didascalico. Qua e là aggiunge anche qualche personaggio o lo ritocca: Hani è una neo-mamma trascurata dal marito, mentre al terzo piano con Dvora abita anche l’integerrimo marito, giudice di professione, interpretato dallo stesso Moretti. Il risultato è una commedia agrodolce, a tratti molto (troppo?) intimista e che non ha la stessa presa del romanzo. In fondo, si sa: replicare su piccolo o grande schermo il successo di un libro è un’impresa titanica. Dunque, onore a Nanni Moretti che ci ha provato: questa peraltro è la sua prima pellicola non originale. Però, ecco, onestamente ci aspettavamo qualcosa di più.

Photo credit: Lionel Hahn - Getty Images
Photo credit: Lionel Hahn - Getty Images

Tuttavia ci sono almeno due aspetti molto positivi. Il primo sono i ritratti al femminile. Tutte le protagoniste - o quasi - evolvono aprendosi al mondo. Lo fanno a modo loro, inciampando prima varie volte, sbagliando strada, perdendosi. Ma alla fine si ritrovano e, quando questo accade, aprono il loro cuore al mondo. I personaggi maschili invece restano al contempo bloccati nel loro dolore o nelle loro posizioni.

Il secondo punto di merito ha un nome e cognome ben preciso: Riccardo Scamarcio. Margherita Buy sarà anche la nostra Meryl Streep italiana, come assicura Moretti, ma cavolo se Scamarcio recita bene. Il suo personaggio, con le proprie ossessioni, bassezze e travagli, prende corpo davanti alla telecamera, risolvendosi nello sguardo di ghiaccio di Riccardo. E’ il più bravo del cast, a furor di popolo. E dire che aveva dei signori compagni di viaggio: margherita Buy, Alba Rohrwacher, Alessandro Sperduti, Elena Lietti, Tommaso Ragno, Adriano Giannini, Stefano Dionisi. Però, niente: ha vinto Scamarcio.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli