Cosa dobbiamo sapere sulla serie tv Zero, su Netflix, e perché vale la pena vederla

Di Elena Fausta Gadeschi
Photo credit: Una scena tratta da Zero
Photo credit: Una scena tratta da Zero

"Cos'è meglio: essere scambiato per quello che non sei o non essere visto affatto?". È la domanda che si pone Omar, il protagonista della serie tv Zero, su Netflix dal 21 aprile. Omar è un ragazzo come tanti, milanese di seconda generazione, vive nel quartiere il Barrio, una periferia inventata ai confini della città, identificabile con Quarto Oggiaro, Gratosoglio o la Barona. Insieme ai suoi amici di quartiere, figli di immigrati come lui, vive una vita da invisibile, tra palazzoni grigi coperti di graffiti e case popolari vandalizzate. Un mondo parallelo destinato a non incontrarsi mai con la Milano bene del centro, che il ragazzo attraversa sfrecciando in sella alla sua bici, senza mai fermarsi, per consegnare le pizze come rider.

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Un giorno Omar scopre di avere uno straordinario potere, quello di diventare invisibile per davvero. Non un supereroe, ma un eroe per caso che impara a conoscere le sue capacità speciali quando il Barrio, da dove voleva scappare, si trova in pericolo e lui, suo malgrado, decide di restare e indossare gli scomodi panni dell'eroe per salvarlo. "Il mondo ti guarda, se lo guardi. Si occupa di te, se tu ti occupi di lui" dice la sua voce fuori campo nel trailer della serie tv on air dal 21 aprile. Essere Zero significa anche questo: fare un passo avanti per una città che è l'unica che conosci e la sola che ti senti di chiamare casa, nonostante i pregiudizi, nonostante gli stereotipi contro i tanti ragazzi neri italiani delle periferie. Scegliere insomma di "essere Robin" in un mondo fatto di Batman, direbbe Cremonini.

Proprio la normalità delle vite raccontate in questo drama sci-fi in otto puntate è la forza che dà la spinta al racconto, che intreccia l'esistenza di Omar, interpretato da Giuseppe Dave Seke, con quella degli amici del campetto Sharif, Inno, Momo e Sara, interpretati da Haroun Fall, Madior Fall, Richard Dylan Magon e Daniela Scattolin, tutti attori esordienti, insieme a Beatrice Grannò e Virgina Diop nei ruoli di Anna e Awa. Ragazzi come tanti, alle prese con una Milano che cambia, raccontata spesso solo in termini di immigrazione ed emergenza e che qui mostra invece uno dei suoi lati più nascosti al ritmo delle sonorità mediorientali di Mahmood, uno dei molti rapper cresciuti nelle periferie (nel suo caso Gratosoglio). Sua la colonna sonora Zero, che farà parte delle tracce del nuovo album del cantante Ghettolimpo, in uscita l'11 giugno. Tra dèi del mondo greco ed eroi contemporanei il rapper canta l'anima creativa dei quartieri più difficili come Barrio, nome peraltro ispirato a uno dei suoi maggiori successi. Accanto a Mahmood, a cui è stato affidato il ruolo di music supervisor dell’ultimo episodio per il quale ha curato la selezione dei brani, anche un altro "ragazzo di strada" come Marracash.

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Tratta da Non ho mai avuto la mia età, quarto romanzo dell'autore rivelazione Antonio Dikele Distefano, pubblicato nel 2018 da Mondadori e premiato lo stesso anno con il Premio Fiesole, Zero è una serie tv italiana creata per Netflix da Menotti (co-sceneggiatore del film di successo Lo chiamavano Jeeg Robot) insieme ad altri quattro autori e prodotta da Fabula Pictures e Red Joint Film.