Cosa e dove mangiare a Napoli per (ri)scoprire la città tra street food e tradizione

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Photo credit: Alessandra Borre
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Potremmo dirvi che Napoli è la città perfetta da visitare a fine estate, quando l'aria sull'omonimo golfo si fa più frizzante e i Pulcinella che popolano il lungomare si siedono stanchi sulle mura che portano a Castel dell'Ovo, ma la realtà è che Napoli è sempre la scelta giusta: qui, si racconta una storia tra l'umile e il sublime, una storia che corre, come corre il vento tra i panni stesi in mezzo ai palazzi storici o nei vicoli stretti, magici laboratori di street art e di rivolta politico-culturale. Questa città è così magica perché lascia chiunque la visiti libero di interpretarla e di raccontare la propria storia.

Dal coloratissimo Chiostro di Santa Chiara, la cui costruzione ebbe inizio nel 1310, per volontà del re Roberto d’Angiò e di sua moglie Sancia di Maiorca, al freddo e militaresco Castel Sant’Elmo, Napoli è in grado di rapire chi la visita in un vortice di sensazioni, profumi e gusti senza paragoni: benvenuti in un labirinto antropologico e culturale senza paragoni.

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Oltre i riti sacri e profani che vestono la città di magia, esistono passaggi quotidiani che scandiscono le ore nei rioni e nelle vie partenopee. Uno di questi riti è quello del caffè. Iniziare la giornata senza caffè è impossibile, ma attenti, in agguato c’è sempre la temibile domanda del barista che, immergendo le tazzine nell’acqua bollente accanto alla macchinetta del caffè, potrebbe chiedevi: “Caffè con o senza cremina?”. Niente panico, siamo qui per voi: la famosa cremina non è altro che il mix di generosi cucchiai di zucchero e alcune gocce di caffè, solitamente le prime a scendere dalla macchinetta o a salire nella moka (nel caso ve lo offrano in casa). La funzione della cremina è quella di zuccherare il caffè del bancone e, anche se siete abituati a berlo amaro, è un’esperienza da provare.

Dove bere un caffè DOC a Napoli

Caffè Ciorfito, via San Biagio dei Librai, 90. Questo bar è a due passi da San Gregorio Armeno, zona famosa per i presepi. La miscela usata in questo locale è la Toraldo, una delle preferite dei locals. Leggermente più caro dei caffè un po’ anonimi che troverete nelle vie del centro, ma vale i 2 euro, specialmente se sceglierete di berlo con la cremina.

Bar Nilo, piazzetta Nilo. Non si viene qui solo per l’ottimo caffè, ma soprattutto perché questo locale è conosciuto come il bar che custodisce il capello di Maradona: in occasione di una trasferta del Napoli a Milano, al proprietario era capitato di viaggiare in aereo seduto dietro a Maradona. Questo notò sulla spalliera del sedile un capello del fuoriclasse argentino, lo prese e una volta a Napoli lo mise in una teca, come una reliquia, esponendolo su un altarino nel suo bar. Da allora la fama del piccolo caffè in centro città crebbe a dismisura, ma, nonostante questo, il caffè da solo vale la tappa.

Caffè del Professore, piazza Trieste e Trento, 2. A due passi da piazza Plebiscito, questo locale è uno degli storici ritrovi napoletani dove bere un buon caffè. Non troverete bustine di zucchero e non dovrete chiederle: qui la dose di dolce la decidono loro e, fidatevi, va bene così!

Photo credit: Alessandra Borre
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Oltre al caffè, i dolci napoletani sono un’esperienza imprescindibile. A fine pasto o all’inizio della giornata, il momento per addentare tutta la dolcezza di cui Napoli è capace c’è sempre. Dopo una visita al Cristo Velato (alla Cappella Sansevero), esperienza mistica, come mistica è la tentazione di cercare di agguantare il velo del Cristo e sollevarlo, oppure dopo un labirintico tour nella Napoli Sotterranea, prendete qualche minuto per una coccola. Non solo babà e sfogliatelle, la città ha regalato all’Italia anche il fiocco di neve, la torta caprese, la pastiera e le zeppole. La lista potrebbe essere ancora più lunga, ma mai lunga quanto quella dei locali in cui fare tappa.

Dove mangiare dolci tipici a Napoli

Pasticceria Pintauro, via Toledo 275. La più antica sfogliatelleria di Napoli, qui nasce il genio di Pasquale Pintauro, il mago delle sfogliatelle, ormai declinate in mille modi: dalla ricotta e salame alla tradizionale riccia, passando per la frolla. Pintauro è diventato col tempo sinonimo di sfogliatella diventando meta di pellegrinaggio da parte di golosi di passaggio e di locals.

Pasticceria Sirica, via Fracesco Cappiello 55. Sul muro dietro al bancone le foto parlano da sole: da Sirica ci vengono tutti. L’immancabile foto con Maradona guarda dall’alto il bancone dei dolci che qui sembra infinito. Da provare il babà, la mini pastiera e le golose zeppole al forno.

Pasticceria Poppella, via Arena della Sanità, 29. Ci sono due motivi principali per cui Poppella potrebbe essere una tappa del vostro tour a Napoli: l’ubicazione e il Fiocco di Neve. Il locale si trova nel Rione Sanità, una delle zone più affascinanti di tutta la città e propone un dolce innovativo e modaiolo composto da pasta brioche, crema di latte e ricotta, ideale per il passeggio.

Photo credit: Alessandra Borre
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I piatti più iconici (e in via d'estinzione) di Napoli

Se il Fiocco di Neve vi ha condotti fino a Rione Sanità, il nostro consiglio è quello di perdervi in questa zona verace e magnetica. In questa città nella città troverete una storia di rinascita e riuscirete a respirare a pieni polmoni l’energia positiva delle mille storie umane che qui hanno lasciato la loro traccia. Le associazioni che hanno contribuito a questa rinascita sono molte e hanno fatto sì che questa zona diventasse una delle attrazioni turistiche principali di Napoli: perdetevi tra i vicoli, al cimitero delle Fontanelle oppure entrate e uscite dalle innumerevoli chiese di cui il rione è pieno. Poi fermatevi. Il momento di assaggiare uno dei piatti più iconici (e in via di estinzione), della città è arrivato: ordinate, rigorosamente per strada, o’ pere e o’ musso. Simbolo della cucina tradizionale campana, che non gettava via nulla, questa specialità è composta dal piede di porco (o’ pere) e dal muso di vitello (o’ musso), bolliti e conditi con sale e limone e poi mangiati agli angoli delle strade, comprati da carretti ambulanti (sempre meno) o dalle macellerie che delle loro teche fanno bella mostra nei quartieri popolari.

Altro cibo storico e sempre meno consumato (è diventato quasi introvabile), è o’ bror e purpo, ossia il brodo di polpo, che si può consumare solo ed esclusivamente in inverno. Viene servito bollente, in una tazza colma di brodo da cui spunta a’ ranfetella, ossia il tentacolo dell’animale. La zona in cui si può trovare è solo quella di Porta Capuana, dove esistono ancora 4 o 5 locali che preparano la pietanza. Se il vostro stomaco non è dei più forti e coraggiosi, a Napoli chiunque potrà trovare di che innamorarsi: frittatine di pasta, pizze fritte, cuoppi di qualsiasi genere e il panino napoletano.

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Dove mangiare street food a Napoli

A Figlia d’o Marenaro, via Foria 180. Ristorante famoso per la zuppa di cozze, è uno dei pochi in cui trovare il brodo di polpo: Assunta, la proprietaria, ha iniziato a lavorare a sette anni, a fianco del padre Raffaele, detto Papuccio o’ Marenaro. Per mantenere viva la tradizione, ancora oggi, segue le orme del padre e davanti al suo ristorante ha piazzato un banchetto dove vende il brodo.

Addò biònd ra trìpp via Arena della Sanità, 10. Senza menzionare la qualità della carne che si trova in questa bottega, basterebbe dire che qui questa preparazione si tramanda da decenni e la salatura, fatta sul momento come sul momento sono tagliati i pezzi di carne, viene ancora fatta con il corno di bue salato all’estremità.

Friggitoria del Vomero, Via Domenico Cimarosa, 44. Che voi saliate al Vomero a piedi (passeggiata consigliata e bellissima tra i tetti della città con vista Vesuvio), o con la funicolare Chiaia, una volta in cima questa tappa non può mancare. Ogni giorno è un giorno fritto in questo piccolo locale nel centro del Vomero dove tutto quello che può essere fritto viene fritto, ma con sapienza e vera arte. Pizzette, cuoppi, scagliuozzi e sciurilli, qui tutto sa di Napoli e vi darà un motivo in più per salire nei “quartieri bene” della città partenopea, tra ville liberty e signorili e larghi viali alberati.

Da Fernanda, Via Speranzella 180, Napoli. Quando la pizza fritta è buona non serve avere un menù con infinite tipologie. Fernanda lo sa, e infatti propone solo 2 tipi di pizze, grande e piccola, fritte ancora nel suo vascio, come si faceva una volta, oltre che una piccola selezione di fritturine. Per gradire.

Panificio Ambrosino, via Kerbaker, 45. Un locale storico: panificio e rosticceria insieme, meta obbligata per quel languorino costante che provoca Napoli. Qui troverete una delle migliori parigine della città: un pezzo rettangolare di pasta sfoglia a due stradi con dentro pomodoro e prosciutto cotto.

Di Matteo, via dei Tribunali, 94. Tutti hanno sentito parlare almeno una volta della pizza a portafoglio o della rosticceria di questo locale. Tutti sanno che passare di qui senza mangiare nulla di Di Matteo è quasi una colpa. Se un crocché costa solo 1 euro, con una marinara ve la cavate con 3 euro. L’essenza di Napoli sta tutta qui.

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Potremmo elencarvi tantissimi altri motivi sul perché Napoli è da vedere, visitare e vivere, ma aggiungere motivazioni rischierebbe di banalizzare la bellezza e l’atmosfera che solo questa città sa regalare, diversa com’è da tutte le altre. Siamo certi, però, che qui anche voi potrete raccontare la vostra storia, che vi sentirete accolti, che vi sentirete coccolati dalle signore affacciate ai balconi del Rione Sanità o dai venditori ambulanti che nelle vie del centro, sulle loro ape car, improvvisano negozi e chioschi. Qui, in questa città, c’è il centro del mondo: l’energia che corre veloce lungo i gradini dei Quartieri Spagnoli, su e giù sulla Pedamentina di San Martino o nelle viscere delle catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso o nelle eco dei cortili dei grandi palazzi del centro. Se troverete la chiave giusta per interpretarla, questa città vi lascerà senza fiato, ma con la pancia piena.

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