Cosa sta succedendo a Ceuta: le immagini simbolo dell'ennesima tragedia umanitaria

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Photo credit: japatino - Getty Images
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È un doppio reticolato di filo spinato alto fino a sei metri a separare il Marocco dalle due enclave spagnole di Ceuta e Melilla, gli ultimi due avamposti di quello che un tempo era il famoso impero dove non tramontava mai il sole. Gemelle speculari della vicina Gibilterra controllata dagli inglesi nonché basi militari strategiche per il controllo dei traffici commerciali e dei flussi migratori, da lunedì Ceuta e Melilla sono tornate di nuovo al centro della politica internazionale per la grave crisi umanitaria e diplomatica che si sta consumando fra Spagna e Marocco e che nelle ultime ore ha visto l'arrivo in massa sul suolo europeo di 8.000 migranti provenienti dal Nordafrica. Ma cosa sta succedendo a Ceuta? A incrinare i rapporti tra Rabat e Madrid è stata la decisione della Spagna di ricoverare in un ospedale vicino a Saragozza Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario per la liberazione del Sahara Occidentale, che dallo scorso aprile versa in gravi condizioni di salute per conseguenze legate al Covid.

Photo credit: VIEW press - Getty Images
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Giunto in Spagna sotto falsa identità e con l'intercessione dell'Algeria, il capo politico del movimento indipendentista subsahariano aveva chiesto tempo prima cure in Germania, che gli erano state negate, prima di riceverle dal governo di Sanchez. Una decisione che il Marocco non ha visto di buon occhio e che ha anzi considerato una forma di attacco alla propria sovranità. Ghali infatti rappresenta l'anima del Fronte Polisario, che da quasi 50 anni si batte per la liberazione della vasta area di deserto roccioso affacciata sull'Oceano Atlantico, epicentro di una crisi geopolitica tra Marocco, Algeria e Mauritania.

Photo credit: VIEW press - Getty Images
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Per i suoi diritti di pesca sull'Oceano e le preziose risorse minerarie l'ex colonia spagnola continua a fare gola ai Paesi confinanti, che dagli Anni 90 cercano l'appoggio della comunità internazionale per il riconoscimento della propria sovranità. A opporsi a qualsiasi ingerenza straniera è sempre stato il Fronte Polisario, il movimento indipendentista che dal 1973 rivendica l'autodeterminazione e l'indipendenza del popolo subsahariano e che il 27 febbraio 1976 ha proclamato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, che le Nazioni Unite considerano un "territorio non autonomo" e di cui solo 76 Paesi africani e sudamericani riconoscono l'indipendenza.

Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images
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Una situazione di difficile risoluzione, ma che lo scorso agosto ha conosciuto un importante sviluppo con il Patto di Abramo, una dichiarazione congiunta con Israele, Emirati Arabi e Stati Uniti, allora sotto il governo Trump, che hanno avviato un percorso di normalizzazione dei rapporti nel merito della questione israelo-palestinese, coinvolgendo anche Paesi come il Bahrein e il Marocco, il quale ha barattato il suo appoggio agli accordi con due concessioni da parte degli Stati Uniti: il riconoscimento formale della sua sovranità sul Sahara Occidentale, scavalcando di fatto le sue richieste di autodeterminazione avanzate all'Onu, e la possibilità di acquistare un'ingente quantità di armi dall'America, molti utili al Marocco per il controllo dell'intera area contesa.

Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images
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A fare le spese di questa difficile situazione geopolitica che stenta a trovare una definitiva risoluzione sono naturalmente i migranti, diventati merce di scambio con cui il Marocco pensa di poter ricattare la Spagna, tenendo sotto scacco l'Europa intera proprio come fece ai tempi Gheddafi in Libia e come sempre più spesso fa Erdoğan in Turchia in cambio di fondi europei. Ad oggi sono già 5.600 i migranti che Madrid ha respinto in Marocco degli 8.000 arrivati per terra e per mare in condizioni fisiche e psicologiche spaventose. Incapace di trovare un accordo comunitario che affronti per la prima volta in maniera seria il tema dell'immigrazione, l'opinione pubblica europea resta ancora una volta indignata e al contempo impotente di fronte a questa emergenza umanitaria.