Covid e cervello: il virus potrebbe attaccarlo direttamente

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Uno studio effettuato da alcuni neuroradiologi dell’Humanitas di Rozzano afferma che il coronavirus attacchi la regione del cervello adibita all’olfatto. Su questa considerazione, gli scienziati deducono che quindi il virus riesca a raggiungere direttamente alcune regioni del cervello, attaccandolo direttamente dall’interno. Questo spiega la perdita di gusto e olfatto da parte di molti pazienti contagiati.

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Lo studio: coronavirus attacca cervello

Sappiamo da tempo che il coronavirus attacca principalmente le vie respiratorie e quindi i polmoni, ma abbiamo anche visto come il covid possa inibire l’olfatto e il gusto, sensi controllati dal cervello.

Secondo uno studio elaborato da alcuni neuroradiologi dell’Humanitas di Rozzano (Milano), il virus riuscirebbe ad attaccare direttamente il cervello, spiegando così la perdita dei due sensi sopra citati in poco tempo e senza sintomi precedenti.

Lo studio

Il team di ricercatori ha scelto come paziente una loro collega di 25 anni che lavorava nel reparto Covid Humanitas. La ragazza presentava tosse e una forma molto forte di ageusia e anosmia (pedita di gusto e olfatto). Le risonanze magnetiche non avevano riscontrato polmoniti né febbre o attacchi epilettici, ma avevano al contrario rilevato molta attività in una zona cerebrale ben definita, il gyrus rectus destro.

Olfatto veicolo per il virus

Questa regione della corteccia prefrontale è adibita all’olfatto e al gusto. Dopo aver riscontrato un’ulteriore segnale di ipersensibilità al bulbo olfattivo, il tampone faringeo ha effettivamente accertato la positività della 25enne.

Sulla base dei risultati della Risonanza magnetica, tra cui lievi anomalie nel bulbo olfattivo, si può pensare che Sars-CoV-2 possa arrivare al cervello attraverso il percorso olfattivo e causare così disfunzioni olfattive sensoriali“, commenta Letterio Salvatore Politi, responsabile dell’Unità operativa di Radiologia e autore dello studio. “Sembra quindi che il virus abbia la capacità di penetrare, attraverso il bulbo olfattivo, nel sistema nervoso centrale e causare una compromissione diretta“.

La conferma dello studio potrebbe arrivare con l’analisi del liquido cerebrospinale, ma si tratta di un intervento chirurgico alquanto invasivo nel caso della paziente 25enne, visto che si tratta di una forma lieve della malattia.