Covid, in Italia boom di morti e contagi a novembre: i motivi

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Negli ultimi trenta giorni in Italia sono stati registrati 800.953 casi di infezione da Covid, tra cui 22.712 tra gli operatori sanitari, e nello stesso periodo si sono contati 12.904 deceduti. Sono i numeri preoccupanti comunicati dalla Sorveglianza integrata Covid-19, pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e aggiornati al 29 novembre. L'età media dei casi è di 48 anni. Il 48,3% dei contagiati sono uomini e il 51,7% sono donne.

L’Italia è il terzo paese al mondo per tasso di fatalità del coronavirus e il primo in Europa. E siamo sesti per numero assoluto di vittime. Com’è possibile? Secondo gli esperti, tra le varie cause di questo boom di positivi e di vittime ci sarebbero anche l’età della popolazione, la genetica, l’inquinamento dell’ambiente e la scarsa capacità di testare.

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Crisanti: “Tanti morti perché numero contagi è sottostimato”

“Il numero dei contagi che noi identifichiamo ogni giorno coi tamponi, forse è ancora una sottostima del numero reale perché purtroppo il numero dei morti riflette il numero delle infezioni precedente di circa due tre settimane”, ha aggiunto l’esperto. “Quindi noi stiamo vedendo quello che accade alle persone che si sono infettate due tre settimane fa e che purtroppo non ce l'hanno fatta. Quindi questo numero sarà destinato a rimanere piuttosto alto per altre settimane”, ha commentato Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all'Università di Padova, a SkyTg24.

Anche Maurizio Cecconi, direttore del Dipartimento Anestesia e Terapie Intensive di Humanitas e presidente della Società europea delle Terapie Intensive, si è espresso in merito agli alti numeri legati alla pandemia di Covid-19 in Italia. "Dobbiamo prendere atto di una seconda ondata che ha contagiato molte persone, quindi probabilmente non siamo stati in grado di proteggere dal contagio le fasce più vulnerabili, come gli anziani. La mortalità è concentrata sulle fasce più deboli, anziani e pazienti con comorbidità. Bisogna prendere però i dati con le pinze, perché con molti più contagi il sistema di tracciamento non ha retto, quindi potrebbero esserci molti più asintomatici che non stiamo conteggiando e la mortalità potrebbe variare anche per quello”.

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Landoni: “Anche fumo e Dna incidono”

Giovanni Landoni, professore che coordina l'attività di ricerca in anestesia e rianimazione nell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano, è il primo autore di uno studio condotto con colleghi russi, in cui si prova a spiegare l'estrema variabilità che caratterizza la mortalità Covid nei diversi Paesi del mondo e il divario fra Oriente e Occidente su questo fronte, oltre al caso specifico dell’Italia. “Guardare ai dati dei morti di coronavirus ci pone tante domande - afferma Landoni a Today - Non ci dormiamo la notte su questa elevata letalità che sembra caratterizzare soprattutto l'Italia. L’impatto di Covid-19 fa riflettere. C'è qualcosa che ci sfugge. Dobbiamo guardare a Oriente per capirlo. Come Marco Polo dobbiamo fare un 'viaggio' scientifico in quella direzione per imparare quello che ci manca”.

A pesare potrebbero essere più fattori che vanno dall'età media della popolazione, alla cultura ed esperienza passata con emergenze di questo tipo. Persino fumo e Dna potrebbero giocare un ruolo. Non solo il lockdown, insomma. “Si è detto 'la Cina nasconde i dati, usa metodi autoritari', eppure queste differenze non sono solo con il gigante asiatico, ma con diversi altri Paesi di quel continente. Paesi in cui le persone abitano in contesti più sovraffollati dei nostri e hanno standard medici inferiori ai nostri - osserva l’esperto all'Adnkronos Salute - E allora perché? Da una parte c'è tutto un aspetto culturale che è sotto gli occhi di tutti e va esplorato per capire come migliorare le nostre strategie. E poi c'è l'ignoto: noi lanciamo due o tre ipotesi che hanno tutte un appiglio, ma non stiamo dicendo che sono senz'altro le argomentazioni giuste. Di certo c'è che non capiamo qualcosa di comportamentale”.

Fra le suggestioni avanzate dai ricercatori ce n'è una che chiama in causa anche la genetica, o meglio, “modelli genetici protrombotici”. “Parlando con gli esperti di coagulazione, loro dicono che siamo due mondi diversi da questo punto di vista genetico - prosegue Landoni - Ci sono tutta una serie di 'geni protrombotici' che io dico sempre ci hanno permesso di sopravvivere a tante guerre (vuol dire sanguinare meno) ma ci fanno morire di 'MicroClots' correlata a Covid-19”.

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Onder: “In Italia tanti anziani con patologie”

Secondo Graziano Onder, geriatra del Gemelli e responsabile del rapporto sulla mortalità da coronavirus dell’Iss, in Italia si vive a lungo, ma molti anziani hanno patologie di vario tipo che peggiorano la prognosi in caso di contagio dal virus Sars-CoV-2. “Nel nostro Paese però il 90% dei morti sono per e non con Covid. Persone anziane e con più patologie uccise comunque dal virus. Occorre essere consapevoli della tragedia attuale per responsabilizzarci e osservare le regole”. C'è una questione di classificazione dei decessi, che non può non essere citata: “Da noi - dice il medico - tutti coloro che muoiono e risultano positivi al tampone vengono classificati come decessi per Covid, non è così in altri Paesi. E poi l'Italia ha la popolazione più anziana d’Europa. La colpa non è del servizio sanitario nazionale, che è tutto fuorché inferiore ad altri”.

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