Covid, medici: "Piano ospedali solo sulla carta, ma virus galoppa"

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Doveva essere la carta vincente per rimodernare gli ospedali e renderli pronti per una seconda ondata di coronavirus. "Ma il tempo è stato bruciato dalla velocità e aggressività di un virus che galoppa e il piano del Governo per mettere in sicurezza gli ospedali è rimasto sulla carta. Sono passati tanti mesi visto che il piano era previsto dal decreto Rilancio approvato a luglio". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Carlo Palermo, segretario nazionale dell'Anaao-Assomed, il sindacato dei medici dirigenti del Ssn.

Il Piano, gestito dal commissario all'emergenza Domenico Arcuri, "conteneva tutta una serie di provvedimenti indispensabili per preparaci ad affrontare al meglio una seconda ondata - rimarca Palermo - Pensiamo solo ai letti di terapia intensiva, ma era previsto un riammodernamento delle dotazione diagnostica e la ristrutturazione dei pronto soccorso. Siamo ormai a fine novembre e non si vede nulla. Ma abbiamo numeri da primato per quanto riguarda gli operatori sanitari (medici e infermieri): oltre 60mila i contagiati e 250 morti". Il primo ottobre la struttura del commissario all'emergenza ha pubblicato il bando di gara sulla base dei piani di riorganizzazione presentati da tutte le Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano e approvati dal Ministero della Salute. In totale oltre 600 milioni di euro.

"Dalle notizie che ci arrivano - sottolinea il segretario dell'Anaao - ci sono stati molti ritardi e mi pare evidente che siamo di fronte al rischio che i nuovi posti letto in terapia intensiva arriveranno ormai nel 2021. Perché non è così semplice ristrutturare un reparto e renderlo efficiente, ci sono lavori importanti da fare. Ora i colleghi si trovano a doversi arrangiare: per quelle che sono le nostre conoscenze, ma collimano con i dati del sindacato degli anestesisti Aaroi-Emac: a febbraio in Italia c'erano 5.200 posti letto in terapia intensiva, oggi sono passati a circa 7.500. Non abbiamo raggiunto il livello ideale indicato anche dal Governo di 11mila".

Il decreto stabiliva anche che si dovevano prevedere negli ospedali percorsi per i malati Covid e non Covid. "Una soluzione mai realizzata - precisa Palermo - a tutt'oggi i percorsi separati 'sporco-pulito' sono stati realizzati in pochi presidi e queste carenze le pagano gli operatori". A chi si posso imputare le colpe di questi ritardi? "C'è una catena burocratica troppo lunga in un periodo emergenziale, il virus corre velocissimo mentre le risposte spesso sono lente ad arrivare", conclude il segretario dell'Anaao.