Covid, rischio malattia più fragili: -83% con combinazione anticorpi

(Adnkronos) - Protegge dalla malattia grave da Sars-Cov-2 i più fragili, soprattutto se con un sistema immunitario compromesso che potrebbero non rispondere adeguatamente ai vaccini anti-Covid. In Italia dallo scorso febbraio, è disponibile una combinazione di anticorpi monoclonali a lunga emivita che “ha dimostrato di ridurre dell’83% il rischio di sviluppare la malattia in forma sintomatica, con una protezione che continua per almeno sei mesi dopo una sola dose. Si riscontrano però differenze regionali nell’accesso dei pazienti a questo trattamento di profilassi pre-esposizione al virus”. Lo hanno ribadito gli esperti intervenuti ieri a Roma al Senato alla presentazione del progetto 'Covid-19, preveniamolo nei più fragili', che prevede un tour in dieci regioni, in cui interverranno tutti gli attori coinvolti nella gestione delle persone fragili, inclusi gli assessori regionali. Il progetto è promosso da Senior Italia FederAnziani in collaborazione con AstraZeneca.

I due anticorpi monoclonali umani, tixagevimab e cilgavimab, sono derivati da cellule B donate da pazienti convalescenti che hanno contratto il Sars-CoV-2 e poi sottoposti a modiche biotecnologiche. La loro combinazione "ha dimostrato di essere efficace e di neutralizzare anche il sottolignaggio Ba.2 della variante Omicron”, ha evidenziato Francesco Cognetti, presidente Foce, la Federazione degli oncologi, cardiologica e ematologi.

“I nuovi casi di infezione sono in calo, ma nel nostro Paese i decessi causati dal virus continuano a essere fra i più numerosi al mondo. Inoltre - ha aggiunto Cognetti - la revoca di diverse misure di contenimento di Covid-19 rende oggi più che mai importante tutelare le popolazioni vulnerabili, come gli immunocompromessi. Tutti gli studi pubblicati sulla pandemia mostrano che i pazienti con patologie oncologiche ed ematologiche rappresentano una popolazione particolarmente esposta all’infezione. Vi è una confluenza di fattori di rischio per entrambe le patologie, cioè tumori e Covid-19. E i trattamenti chemioterapici aumentano la probabilità di contrarre il virus e ne incrementano la letalità, attraverso una diminuzione della risposta immune".

"Tixagevimab e cilgavimab sono stati ottimizzati per estenderne la durata d'azione rispetto ai monoclonali convenzionali - ha spiegato Giovanni Di Perri, ordinario di Malattie infettive all'Università di Torino e responsabile della Divisione universitaria di Malattie infettive all'Ospedale Amedeo di Savoia di Torino - Nello studio internazionale 'Provent' di fase III, condotto su 5.197 pazienti e pubblicato sul 'New England Journal of Medicine', la combinazione ha ridotto il rischio di sviluppare il Covid-19 sintomatico rispetto al placebo dell'83% all'analisi di follow-up a 6 mesi".

"Una singola dose della combinazione di tixagevimab e cilgavimab, facilmente somministrabile per via intramuscolare, determina quindi una protezione duratura, per almeno 6 mesi - ha rimarcato Di Perri - Purtroppo, ad oggi, per accedere al farmaco è necessario un test sierologico negativo, tuttavia la presenza di un titolo anticorpale non assicura la reale protezione dal virus e da ciascuna delle sue varianti circolanti. Sono diversi i gruppi di popolazione che rimangono a rischio di Covid-19, perché non possono vaccinarsi oppure perché immunocompromessi e, quindi, non in grado di sviluppare una risposta immunitaria adeguata dopo la vaccinazione. Si tratta, in particolare, dei pazienti trapiantati, affetti da patologie onco-ematologiche, in trattamento chemioterapico attivo, oppure con farmaci immunosoppressori per patologie ad esempio reumatologiche o neurologiche, o colpiti da immunodeficienze primarie".

“Gli anticorpi monoclonali sono prodotti biotecnologici che, oltre ad essere da anni utilizzati per la terapia di numerose malattie croniche, tra cui molte forme di tumore, sono in grado di potenziare la risposta immunitaria naturale contro specifici microrganismi patogeni - ha affermato Stefano Vella, infettivologo e docente di Salute Globale all'Università Cattolica di Roma - Al di là del loro impiego terapeutico, in alcuni casi, tra cui l'infezione da Hiv e Covid-19, si sono dimostrati in grado di svolgere anche un ruolo preventivo. Oggi al Senato si parla di un cocktail di anticorpi monoclonali, tra l'altro modificati per avere una lunga durata d'azione, che possono svolgere un ruolo importante nella profilassi dell'infezione da Sars-Cov-2, soprattutto per quelle persone ad alto rischio di andare incontro a forme severe di malattia, a causa di un sistema immunitario troppo fragile per rispondere in modo efficace sia all'infezione che ai vaccini disponibili".

I due anticorpi tixagevimab e cilgavimab sono stati individuati dagli esperti del Vanderbilt University Medical Center negli Stati Uniti. La combinazione, lo scorso marzo, ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio in Europa per la profilassi di Covid-19. In Italia la combinazione è stata autorizzata a gennaio per l'uso in emergenza e resa disponibile nelle strutture identificate a livello regionale. Lo scorso aprile ha ottenuto l'approvazione in classe Cnn (dedicata ai farmaci non ancora valutati ai fini della rimborsabilità). "Le Regioni si sono attivate, seppur in maniera eterogenea, nell'identificazione dei prescrittori ma - hanno rilevato gli esperti - non hanno ancora definito dei percorsi chiari per la presa in carico dei pazienti e che possano consentire l'accesso al farmaco a tutti i pazienti eleggibili".

"L'uso degli anticorpi monoclonali in profilassi, a differenza di quello in trattamento, è svincolato dall'incidenza della patologia ed è più facilmente programmabile da parte dei centri che hanno in carico i pazienti che rientrano nelle categorie eleggibili identificate nel registro dell'Agenzia italiana del farmaco - ha sottolineato Alessandro D'Arpino, vice presidente Sifo, Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici della aziende sanitarie - Per questo è importante che siano superate quanto prima le differenze a livello territoriale per consentire l'accesso a questa protezione supplementare, che si aggiunge ai vaccini nella tutela delle persone più fragili".

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