Covid19, studio internazionale fornisce la prima spiegazione biologica alla bassa letalità e virulenza di Omicron

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I dati clinici nei pazienti Covid e i dati sperimentali di laboratorio ottenuti infettando con Omicron diversi tipi di animali – racconta il prof. Alessandro Santin della Yale University a Notizie.it – dimostrano che questa variante ha perso l’iniziale virulenza e non è più un serio pericolo né per l’uomo né per gli animali, ad eccezione degli individui immunocompromessi, che sono sempre a rischio di complicazioni dopo qualsiasi tipo di infezione”.

I ricercatori hanno cercato di capire quali fossero le basi biologiche alla base della perdita di letalità nella variante Omicron rispetto a tutte le altre varianti.

Grazie a questo studio collaborativo – continua Santin – con colleghi come la Dottoressa Maral Aminpour e il prof. Jack Kuzinsky dell’Università dell’Alberta in Canada – uno dei massimi esperti in cristallografia e modellistica molecolare computerizzata nel disegno e ottimizzazione di nuovi farmaci – abbiamo identificato una spiegazione molecolare per la perdita di virulenza che notiamo nei pazienti Covid infettati da variante Omicron”.

Omicron ha acquisito una grande quantità di mutazioni sulla spike che la rendono ora in grado di sfuggire agli anticorpi prodotti dopo l’infezione naturale o la vaccinazione, ma queste alterazioni che ne hanno aumentato l’infettività hanno fortunatamente anche prodotto una perdita della capacità di legarsi al recettore nicotinico alpha 7 del Sistema nervoso parasimpatico (a7NACh) che è altamente espresso sui nervi, i vasi del sangue e sulle cellule del sistema immunitario. Questo recettore utilizzato da altri virus come quello della Rabbia e dai veleni di molti serpenti (cobra) come sito di aggancio/entrata nelle nostre cellule è estremamente importante perché tra le sue tante funzioni regola, riducendoli, i livelli di infiammazione nel nostro corpo durante le infezioni. Omicron non causa praticamente più perdita dell’olfatto e del gusto e sembra avere perso la capacità di legarsi ai macrofagi alveolari, le cellule del Sistema Immunitario che una volta infettate/infiammate causavano la tempesta di citochine che innescava poi le trombosi mortali. Questo recettore (a7NACh), non a caso, è lo stesso recettore che l’IVM (Ivermectina) lega con altissima affinità, potenziandone l’effetto anti-infiammatorio, come abbiamo dimostrato in un precedente lavoro”.

https://www.mdpi.com/2079-3197/10/4/51

Questo studio fornisce quindi una prima spiegazione molecolare per la perdita di virulenza di Omicron e la sua ridotta letalità quando comparata a tutte le precedenti infezioni da Covid.

Di seguito gli esperti internazionali coinvolti nell’ importante scoperta: Domiziano Doria, Alessandro Santin, Jack Adam Tuszynski, David E. Scheim e Maral Aminpour.