"Cresciamo figli privi di autostima e identità. Hanno bisogno di mamma e papà anche per un colloquio"

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“Non riesco a trovare dei ragazzi che vogliano lavorare anche nel weekend. Sette giovani su dieci vengono ai colloqui di lavoro con i genitori. Loro stanno zitti e lasciano parlare mamma e papà”: è questo il dato che Eleonora, proprietaria di alcuni negozi di telefonia a Roma, ha denunciato al programma “I Lunatici” di Rai Radio2. Un fenomeno - quello dei giovani che si presentano ai colloqui accompagnati e che rifiutano “turni massacranti” di lavoro - che, secondo il professore di psicologia clinica e del lavoro Andrea Castiello D’Antonio, per molti anni alla cattedra di psicologia clinica e del lavoro presso l’Università Europea di Roma, fa riflettere sulla società in cui viviamo: “In Italia è forte la cultura della passività, del ‘meno fai, meglio è’, il sogno del posto fisso e alcuni giovani hanno particolarmente assorbito questo concetto”.

Nella telefonata al programma radiofonico, Eleonora ha raccontato la sua esperienza: “C’è una situazione incredibile. I negozi in questione sono all’interno di un centro commerciale, quindi a turno ci sarebbe da lavorare anche il sabato o la domenica. Nessuno voleva farlo”. E ancora: “A una ragazza ho offerto tre mesi di tirocinio e un contratto di apprendistato. Con tanto di tredicesima e quattordicesima. Mi ha detto che preferiva prendere il sussidio di disoccupazione”. 

Secondo il professore Andrea Castiello D’Antonio, è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio: ci sono anche giovani volenterosi che si fanno in quattro per ottenere un lavoro o che partono per l’estero in cerca di fortuna. Ma c’è anche chi si trova in una sorta di limbo e non studia e non lavora: si tratta dei cosiddetti “Neet” (“Not in Education, Employment or Training”), i quali, stando ad un rapporto sulla mobilità sociale pubblicato dal World Economic Forum, sono oltre due milioni in Italia. Anche i dati sulla disoccupazione non sono incoraggianti: secondo le più recenti stime...

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