Crisi di governo: non chiedetevi come va a finire, sarà ancora lunga

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
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Matteo Renzi - Giuseppe Conte (Photo: )
Matteo Renzi - Giuseppe Conte (Photo: )

Come in un contrappasso (grande padre Dante), “l’uomo solo al comando” dei tempi che furono, colpisce al cuore il nuovo “uomo solo al comando”. Rovesciandogli oggi le accuse subite allora. Perché, alla fine, l’attesa conferenza stampa di Matteo Renzi, che in mezz’ora manda all’aria una giornata di mediazione, è tutta in una frase: “Il re è nudo. Conte ha creato un vulnus democratico”. Proprio così: non un semplice “ha governato male”, ma ha “violato le regole democratiche”. E, da che mondo è mondo, se uno viola i sacri principi, non solo non è degno di essere un premier, ma viene classificato alla voce “pericolo da combattere”.

Se le parole hanno un senso, una volta si diceva che sono come pietre, è un punto di non ritorno, perché la requisitoria, particolarmente severa riguarda questioni di fondo, che vanno ben oltre questa o quella rivendicazione programmatica: lo stile e il metodo del governo, la concezione della democrazia, l’impianto giustizialista, i rapporti internazionali con Trump. E se è vero che la durezza dell’affondo è stato abilmente accompagnato da un’estrema duttilità tattica – Renzi ha negato di voler “aprire la crisi”, dicendosi pronto a trattare in un tavolo politico o in una sede opportuna - è evidente che in quella chiosa finale “non c’è un solo nome per palazzo Chigi” svela quale era, sin dall’inizio l’obiettivo di questa crisi. E cioè un cambio di schema, radicale, sottolineato dall’asprezza con cui ha appellato il premier, apostrofato, a torto o ragione, come un populista da contenere più che come un pilastro di una alleanza democratica, è evidente. E deve essere stata questa anche l’impressione del segretario del Pd che ha messo a verbale una dichiarazione, anc...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.