Cristiano Malgioglio: “I reality la mia fortuna. Ma non hanno capito: non sono trash, io sono camp"

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- (Photo: SOPA Images SOPA Images/LightRocket via Gett)
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“I reality sono stati la mia fortuna. Non hanno visto il personaggio ma come sono nella vita reale. Però non hanno capito: io non sono trash, sono camp perché sono consapevole. Come mi definisco? Sono un’eterna ragazzina”. A parlare sulle pagine di Repubblica è Cristiano Malgioglio, paroliere, personaggio tv e da quest’anno giudice di Tale e Quale Show su Rai 1.

Nella carriera di Malgioglio tante esperienze professionali in giro per il mondo e incontri importanti. Tra i vari, quello con Luchino Visconti:

″... Ho scritto Testarda io (La mia solitudine) che Luchino Visconti inserì in Gruppo di famiglia in un interno. Ero alla casa discografica, mi chiamano: ‘C’è il maestro Visconti, vuole parlarle’, pensavo fosse un maestro del liscio. Mi disse che il pezzo lo aveva commosso”.

“Quando vado a comprare le pesche, i pomodori le signore vengono da me a farsi un selfie, succede ovunque”, racconta l’artista, che ripercorre anche gli anni della gioventù e parla della sua famiglia:

“Ho avuto genitori meravigliosi, mia madre non voleva che facessi questo lavoro perché sarei andato all’inferno. Mi diceva: “Non diventerai mai Gianni Morandi” e io replicavo: ’Non voglio diventare Morandi, voglio diventare Cristiano Malgioglio. Soffrivo di acne, stavo chiuso a casa, ascoltavo Gino Paoli [...] Appendevo le foto di Montgomery Clift e Marlon Brando, e mio padre chiedeva: perché? Mia madre lo rassicurava: “Crescendo vedrai che metterà le foto di Marilyn Monroe”. Ero avanti, a 20 anni la gente si spaventava per le mie scarpe col tacco. Maria Schneider è la donna che avrei voluto sposare. Sono gay ma quando la vedevo mi emozionava”.

Parlando dei suoi amori, Malgioglio li definisce “bellissimi, tormentati, complicati, storie lunghe con tradimenti. Mai sopportato la gelosia, non so cosa voglia dire essere geloso”. Alla domanda “l’Italia è omofoba?, risponde:

“Spero che mettano a posto la legge Zan, vedere ragazzi buttati fuori di casa è tristissimo, ognuno deve essere libero. Mi ritengo fortunato, mai stato bullizzato. Ma la politica deve fare qualcosa”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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