Cuoio, seta, lana e cashmere: come Natura comanda

Di Alessandro Argentieri
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Photo credit: Courtesy Cuoio di Toscana
Photo credit: Courtesy Cuoio di Toscana

From Marie Claire

Femminile, lucente e anche preziosa: quando si pensa alla seta vicino c’è sempre un’ombra di lusso, un’oscura parte che non si voleva conoscere perché non era così sostenibile. Ma gli anni 80 sono passati e le stamperie italiane, note per inquinare una volta i fiumi, sono svanite per diventare sempre più virtuose. C’è però una seteria storica come Mantero che ha osato quello che in molti non pensavano fosse possibile fare ovvero rigenerare la seta. Con gli scarti, i prototipi o le eccedenze nasce infatti Resilk. Un tessuto che ha un certificato Global Recycled Standard ed è totalmente tracciabile. Franco Mantero, ceo dell'azienda comasca, ne è entusiasta: «Sminuzziamo la seta, la sbianchiamo con tecniche sostenibili e la trasformiamo in un filato dai toni ecru, più simile al cashmere, morbidissima, calda e con tutta la sua tipica lucentezza. Senza dimenticare che la possiamo stampare e nobilitare ancora».

Photo credit: Courtesy Mantero
Photo credit: Courtesy Mantero

Non è da meno la Ratti che, oltre a produrre per i grandi nomi come Dior, Celine o Valentino, ha siglato un accordo per lo sviluppo di progetti in ambito di economia circolare con la Freudenberg Performance Materials, produttore di tessuti tecnici innovativi. Il progetto si chiama 2nd Life Fibers e il primo prodotto a nascere dai residui di lavorazione della seta è un'imbottitura per i capi di abbigliamento. La seta infatti ha proprietà termiche incredibili e può essere una valida alternativa alla piuma. Senza dimenticare che sempre a Como si tesse la seta biologica GOTS ovvero che ha dei Global Organic Textile Standard di produzione, uso prodotti chimici e uso di energie assolutamente sostenibili per l'ambiente. E se non bastasse, qui ci sono molti altri tipi di tessuto, riciclati, bio o tinti con coloranti naturali, sorretti da certificazioni internazionali e migliorate costantemente dal Chemical Management Department che è attento anche alla riduzione dei consumi di energie ed acqua.

Photo credit: Courtesy Ratti
Photo credit: Courtesy Ratti

Chi è già allenato a rigenerare i filati è Re.Verso che in Toscana ha riunito una serie di aziende storiche come Filpucci, Nuova Fratelli Borretti, Green Line A, Stelloni Collection, Antica Valserchio e Filatura C4 che propone un cashmere amico dell’ambiente (visto che non incide sull’estensione della desertificazione) e che rinasce da trama e ordito. Stesso procedimento anche con la lana da cui si ottengono perfino mischie per nuovi interessanti tessuti o accessori. Gucci e Stella McCartney sono dei fan di Re.Verso ma anche Filippa K o Patagonia li hanno usati. E la lista cresce ogni stagione perché la differenza fra il “vecchio” e il nuovo non si percepisce.

Photo credit: Courtesy Re.Verso
Photo credit: Courtesy Re.Verso

Sempre in Toscana, nasce il decalogo green del Consorzio Cuoio di Toscana che impegna tutta la filiera italiana del cuoio verso soluzioni rigenerative naturali e la circolarità di modelli no-spreco. «L’industria del cuoio da suola conciato al vegetale è sostenibile a partire dal suo DNA» spiega Antonio Quirici Presidente del Consorzio. «Nessun animale viene ucciso al solo scopo di utilizzarne la pelle. Animal welfare e tracciabilità sono infatti le priorità come gli allevamenti non intensivi e i metodi di macellazione cruelty free». Le sette aziende associate al Consorzio, sono tutte in provincia di Pisa tra Santa Croce sull’Arno e San Miniato, località Ponte a Egola e trasformano infatti uno scarto dell’industria alimentare in un materiale di qualità, simbolo di alto artigianato italiano.

Photo credit: Courtesy Cuoio di Toscana
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«La concia per loro è sempre al vegetale cioè con tannini estratti da castagni, mimosi e quebrachi, che garantiscono una lavorazione esente da metalli, a tutela della salute dei consumatore. I fertilizzanti naturali e i biostimolanti elaborati dagli scarti conciari contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale derivante dalle coltivazioni perché da un lato riducono l’uso di agro-farmaci e fertilizzanti chimici, dall’altro rendono più fertile il terreno e la qualità del raccolto». Anche sul piano dell’edilizia, gli scarti provenienti dalla lavorazione del cuoio tornano utili con la funzione di additivi e ritardanti e ancora come riempitivi nelle costruzioni e per i fondi stradali. Siete sicure che anche le vostre suole siano così sostenibili? Cercate il logo e prossimamente il chip visto che basterà passare il telefonino sulla suola per capire da dove arrivano le vostre suole.

Photo credit: Courtesy Cuoio di Toscana
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