"Dai momenti di crisi possono nascere delle opportunità", parola di Maria Teresa Minotti di Paypal

Di Gabriella Grasso
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Photo credit: Secchi Francesco
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Chi acquista abitualmente in Rete (in Italia gli online buyers sono 25 milioni, due dei quali hanno iniziato negli ultimi otto mesi) conosce benissimo PayPal, la società che fornisce servizi di pagamento digitale. Chiacchierando con il Director di PayPal Italia, Maria Teresa Minotti, abbiamo scoperto che l’azienda è molto attiva nella promozione della gender diversity: stando ai dati global, nel 2019 la forza lavoro totale era composta da un 43% di donne e da un 57% di uomini. Non un punto di arrivo, considerato che per quanto riguarda i ruoli cosiddetti “technical” la presenza delle donne si attesta al 28% contro il 72% dei maschi e che i ruoli di leadership (Vice President e Director) sono occupati per il 35% donne e per il 65% da uomini: ma, come ci spiega Minotti in questa intervista, siamo sulla buona strada.

Per cominciare ci racconti di lei: che studi ha fatto e come è arrivata in PayPal?

Ho una laurea in economia e ho iniziato a lavorare a 23 anni in una multinazionale nel Largo Consumo, in ambito commerciale. Sono arrivata in PayPal 8 anni fa. Ho avuto la fortuna di lavorare, sin dall’inizio, per multinazionali americane che hanno da sempre un mindset più aperto di quelle italiane rispetto alla inclusion e alla diversity. Però le difficoltà iniziali le ho avute anche io: essendo donna e anche giovane non ero considerata abbastanza esperta per gestire negoziazioni difficili, soprattutto con buyer maschi. Ho vissuto sulla mia pelle cosa vuol dire essere considerata una mosca bianca, ma è stato molto formativo. Adesso che sono cresciuta, sia anagraficamente sia professionalmente, sono capace di affrontare le stesse situazioni in maniera più decisa, anche dal punto di vista psicologico. Anzi, le uso come opportunità per disinnescare atteggiamenti che ormai nessuno dovrebbe più permettersi. La verità è che sebbene tutte le aziende oggi parlino di diversity, per molte si tratta semplicemente di un “flag” da smarcare, più che di un vero asset culturale. Io invece mi auguro che si possa andare verso un mondo in cui quello che conta è la professionalità, non il genere. In PayPal ci stiamo impegnando.

Crede che sia inevitabile, per una donna, cambiare il proprio atteggiamento quando si muove in un ambiente prevalentemente maschile?

No. Credo sia normale avere la tentazione di farlo, spinte da un bisogno di sentirsi adeguate, ma è importante non modificare la propria personalità o il proprio stile, anche quando ci si siede a un tavolo di soli uomini. Perché sono la professionalità e lo stile che fanno la differenza e aggiungono valore, indipendentemente dal genere.

Come si fa, concretamente, a promuovere il valore della diversity in un’azienda?

Partiamo dal presupposto che la diversità dovrebbe essere considerata da ogni azienda un asset di valore e ricchezza, perché più la professionalità è diversificata, soprattutto nei ruoli di leadership, più l’azienda prospera. In PayPal già da quattro anni abbiamo raggiunto il 100% di parità retributiva a tutti i livelli. Inoltre mettiamo in atto molte iniziative interne sul tema della diversity. Per esempio abbiamo creato la task force Unity, che si concentra su gender equality e gender balance per dare a tutti i dipendenti (a prescindere dal genere o dalla minoranza etnica a cui appartengono) la possibilità di prosperare nella loro esperienza professionale. Un’altra iniziativa molto interessante si chiama Adopt an Office. In pratica quegli uffici di PayPal in cui non c’è una grande presenza di leadership femminile ad alto livello vengono “adottati” da una donna leader di un altro Paese. Qui in Italia siamo stati adottati da una collega vice president negli USA che ci dedica periodicamente un’ora del suo tempo: ci parla della sua difficoltà a conciliare vita privata e lavorativa, ci fornisce consigli pratici su come non perdere il focus sulla nostra crescita personale, su come gestire situazioni che possono creare stress. Gli incontri sono aperti anche agli uomini, naturalmente. C’è infine un programma di mentoring interno, durante il quale alcune donne mettono a disposizione delle colleghe il loro tempo per discutere insieme di leadership femminile, work-life balance, di come affrontare i colloqui di lavoro se si vuole modificare il proprio ruolo, di come crearsi un network, ambito nel quale le donne hanno ancora molto da imparare.

Cosa intende per network e perché le donne possono fare di più?

Il network è quell’insieme di rapporti che si creano all’interno di un ambiente di lavoro, basati sullo scambio di progetti, opinioni, competenze. Avere un network di supporto che riconosce la tua professionalità e la tua expertise contribuisce a creare il tuo personal brand, che aiuta nelle realtà aziendali. Quando proponi un progetto nuovo oppure desideri cambiare ruolo, è importante avere una rete di persone che conoscono il tuo stile, il tuo profilo. Il network è a 360 gradi: include i superiori e i colleghi. Per crearselo bisogna avere il coraggio di proporsi, far conoscere il proprio lavoro. Ma mentre gli uomini sono molto bravi a parlare di sé - anzi spesso fanno overselling della propria professionalità - noi, anche quando sappiamo di essere brave, ci poniamo mille domande sulla nostra adeguatezza e non ci “vendiamo” mai al 100%. Parlare del proprio lavoro è il modo più facile e immediato di dare avvio a una conversazione che porta alla formazione di una rete. Così come è importante fare domande. Le donne ne fanno poche, perché temono di essere inopportune, di dire la cosa sbagliata: e questo non premia. Usare la curiosità e la voglia di comprendere meglio torna utile, perché più informazioni si hanno, meglio si riescono a gestire le relazioni in azienda.

Come vede il futuro professionale per le ragazze?

Dobbiamo ricordarci che dai momenti di crisi possono nascere delle opportunità. L’emergenza sanitaria di questi mesi, per esempio, ha portato in Italia a un’accelerazione digitale che avrà necessariamente come conseguenza la creazione di nuovi posti di lavoro in questo settore. Molte realtà imprenditoriali, anche medio piccole, sono state costrette a convertirsi all’online per sopravvivere. E molti più italiani acquistano online. Questo significa che il settore dovrà espandersi nei prossimi anni. Basti pensare che già oggi tutte le grandi realtà imprenditoriali includono degli esperti digital nella divisione commerciale. Insomma, per chi ha voglia di entrare nel mondo del digitale, il futuro promette bene.