Dal 16 gennaio riapriranno i musei?

Di Carla Amarillis
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Photo credit: Marco Di Lauro - Getty Images
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Dal 15 gennaio riapriranno i musei? È la grande speranza del mondo della cultura, che confida nell’ipotesi della riapertura dei musei in tutte le regioni che verranno definite zona gialle dopo il nuovo Dpcm che entrerà in vigore a partire dal 16 gennaio 2021.

Capofila di chi chiede di riaprire gallerie e spazi culturali è sindaco di Firenze Dario Nardella, che hai microfoni di Rai Radio 2 si è rivolto al Governo e, in particolare, al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini: “Capisco la sua prudenza, ma io penso che nelle regioni gialle si possa prevedere una graduale riapertura dei musei. I musei sono molto sicuri, ben organizzati. Non vedo le folle come al supermercato, purtroppo. Scuola e cultura possono essere le leve per uscire da questa emergenza, abbiamo bisogno assolutamente di tutto questo”. Con lui ci sono direttori di musei e gallerie di tutta Italia, che si dichiarano pronti a riaprire le porte con ingressi contingentati, orari più lunghi e misure di sicurezza implementate.

Ma non sono solo queste le nuove modalità con cui riapriranno in Italia i luoghi della cultura: secondo molti il 2020 ha rappresentato una sorta di “anno zero” dal quale ripartire con nuovi format e insieme a nuovi pubblici. Le sperimentazioni fatte durante i lockdown possono trasformarsi in spunti preziosi per aiutare musei, siti archeologici, gallerie d’arte e spazi espositivi di ogni tipo a ripensare il ruolo del patrimonio culturale, e una ragion d’essere che non si basa solo sul numero di biglietti staccati.

“Nei musei deve formarsi la creatività essenziale nel mondo postindustriale”, racconta a Internazionale Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento Firenze che ha destinato sette appartamenti e altrettanti atelier del museo a ospitare giovani artisti. “I musei saranno i luoghi dove ci si deve sentire cittadini e dove si educano il gusto contemporaneo e capacità cognitive complesse. Nel passato recente ci siamo piegati troppo sull’attrattività del turismo di massa, diventato una rendita di posizione, e abbiamo confezionato percorsi museali al fine di un ritorno economico, sia diretto – cataloghi, merchandising e così via – sia indiretto – bar, ristoranti, b&b. Il trauma della pandemia ci ha consegnato città d’arte al collasso”.

Per ora, solo una certezza: l'attesa.