Dal vaccino per il Covid-19 dipenderà chi comanda nel mondo?

Di Andrea Signorelli
·5 minuto per la lettura
Photo credit: ALEXEY NIKOLSKY - Getty Images
Photo credit: ALEXEY NIKOLSKY - Getty Images

From Esquire

Dopo gli ordigni nucleari, le leve monetarie e gli accordi commerciali, la nuova arma per ridefinire la geopolitica globale è il vaccino per il Covid-19. Era inevitabile, dal momento che la corsa (o meglio, la maratona) per lo sviluppo del farmaco che potrebbe porre fine alla pandemia sta coinvolgendo le principali superpotenze mondiali: Cina e Stati Uniti in primis, ma anche Unione Europea e Russia.

Dal successo o dal fallimento di queste nazioni dipendono le sorti del pianeta. Dal Sud America all’Estremo Oriente, il mondo intero attende di essere rifornito dei primi vaccini, con l’obiettivo finale – vale sempre la pena di ricordarlo – di somministrarli all’intera popolazione terrestre. La posta in gioco è talmente alta da ricordare più un film in cui le superpotenze competono per salvare il mondo di quanto assomigli alla realtà a cui eravamo abituati in un mondo pre-Covid.

E così, il vaccino va ad aggiungersi alla lista delle più importanti innovazioni al centro della competizione geopolitica, superando la sfida tra Cina e Stati Uniti per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (che secondo Vladimir Putin permetterà alla nazione leader del settore di dominare il mondo), per la nuova corsa allo spazio, il 5G e altro ancora.

Photo credit: Getty Images - Getty Images
Photo credit: Getty Images - Getty Images

Se gli USA sono in vantaggio nella corsa allo spazio e mantengono un risicato primato anche nel campo dell’intelligenza artificiale (mentre la Cina è chiaramente avanti sul 5G), chi conquisterà invece la sfida più urgente di tutte? Per quanto riguarda gli Stati Uniti, ormai lo sappiamo: il colosso farmaceutico Pfizer, in collaborazione con la tedesca BioNTech, ha diffuso un comunicato stampa in cui spiega come il suo vaccino – che attualmente sta attraversando la fase 3 e sta quindi venendo testato su larga scala – ha un’efficacia del 90%.

Nome in codice BNT162b2, quello di Pfizer è un vaccino basato su mRNA, tecnica già studiata dalla BioNTech nei suoi lavori sperimentali per debellare il cancro. Pfizer ha firmato un contratto con gli Stati Uniti che la impegna a fornire 100 milioni di dosi entro il dicembre di quest’anno, a patto ovviamente che la cura sia stata approvata. L’obiettivo al momento è concludere le sperimentazioni per la fine dell’anno e arrivare a produrre oltre un miliardo di dosi entro la fine del 2021.

Non è la sola società statunitense in gara, anche Moderna è alle prese con la fase 3, iniziata sul finire di luglio mentre ancora si continuano a monitorare i risultati della fase due L’obiettivo è consegnare almeno 500 milioni di dosi entro l’inizio del 2021, anche se secondo il CEO Stéphane Bancel è più probabile che non ci sarà un’ampia disponibilità prima della metà del 2021. Oltre a queste, in fase tre si trovano anche le statunitensi Johnson & Johnson e NovaVax.

Photo credit: Andressa Anholete - Getty Images
Photo credit: Andressa Anholete - Getty Images

Quattro società sulle undici che in totale si trovano nella fase 3 dello sviluppo del vaccino sono quindi statunitensi. Ma c’è un’altra nazione che si trova nelle stesse identiche condizioni e che sta facendo leva in maniera molto aggressiva affinché lo sviluppo del vaccino le consenta di estendere ulteriormente i suoi tentacoli a livello globale: la Cina. CanSino, SinoPharm, Sinovac e l’Istituto Biologico di Wuhan sono tutte realtà giunte alla fase conclusiva della sperimentazione e che hanno già iniziato la somministrazione preliminare in alcune nazioni.

Il caso più emblematico per capire come la Cina stia utilizzando geopoliticamente questo vaccino ha come protagonista CanSino, il cui farmaco sta venendo prodotto in collaborazione con dei ricercatori canadesi. “In base all’accordo, avremmo dovuto prendere parte anche noi alla fase 3”, ha raccontato la ricercatrice dell’Università dell’Alberta Margaret McCuaig-Johnston. “ll vaccino stava già per arrivare in Canada, ma appena prima che lasciasse la Cina è stato fermato dai funzionari del governo di Pechino”.

Invece di arrivare in Canada, queste preziose dosi del (candidato) vaccino sono finite in Russia e in Arabia Saudita. La ragione è molto semplice: si tratta di due nazioni che hanno un ruolo cruciale negli equilibri geopolitici (e l’Arabia Saudita, in tempi recenti, si è ulteriormente avvicinata agli Stati Uniti) e con le quali la Cina ha interesse a stringere un’amicizia più forte. E il Canada, invece, cos’ha fatto per meritarsi un trattamento del genere? Non si può escludere che Pechino abbia deciso di vendicarsi per quanto avvenuto nel 2018, quando proprio in Canada venne arrestata Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei.

Photo credit: NATALIA KOLESNIKOVA - Getty Images
Photo credit: NATALIA KOLESNIKOVA - Getty Images

Pechino ha inoltre garantito forniture dei suoi altri vaccini in via di sperimentazione a parecchi paesi del sudest asiatico – tra cui Filippine, Indonesia e Myanmar – chiedendo in cambio un occhio di riguardo quando i membri dell’Asean (l’associazione delle nazioni del sudest asiatico) dovranno decidere su alcune diatribe territoriali in corso nel Mar Cinese Meridionale. Non solo, la Cina sta anche puntando fortemente sull’Africa (che ha ormai relazione strettissime con la Repubblica Popolare) e sul Sudamerica, dove Pechino ha già stretto accordi relativi alla sua Nuova via della seta. La Cina sembra inoltre voler colmare il vuoto lasciato dalla mancata partecipazione degli Stati Uniti a COVAX, l’iniziativa internazionale dell’OMS per distribuire il vaccino in maniera equa a tutte le nazioni in via di sviluppo.

Tra le poche nazioni a non aver ceduto alle lusinghe cinesi c'è il Vietnam, che si affiderà invece al vaccino russo Sputnik V, già approvato per l'uso preliminare in Russia e che sembrerebbe avere un’efficacia del 92%. La stessa decisione del Vietnam è stata presa anche da India (che ha comunque un suo vaccino in fase 3), Uzbekistan, Nepal, Messico, Egitto, Kazakistan e altri ancora.

Al di là del fatto che molte nazioni hanno stretto accordi con società farmaceutiche di diverse nazioni, è evidente come i principali concorrenti degli Stati Uniti sullo scacchiere mondiale stiano sfruttando questa situazione per avvantaggiarsi rispetto allo storico rivale. Che a sua volta, però, può contare sugli ordini dell’Unione Europea e soprattutto sulla possibilità di tagliare il traguardo con un vaccino che – per la prima volta nella storia – sarà di tipo mRna, creato quindi con una tecnica inedita che renderà molto più semplice la sua produzione su vasta scala. Gli Stati Uniti hanno in mano delle ottime carte, ma se vogliono confermare la loro supremazia mondiale dovranno riuscire a giocarsele nel migliore dei modi.