Dalila Di Lazzaro e il dolore cronico: «Non mi sono alzata dal letto per undici anni»

Dalila Di Lazzaro si è raccontata in tv, ospite dell’amica Mara Venier a «Domenica In», dove ha spiegato il travaglio vissuto negli ultimi decenni.

Colpa di un incidente in motorino, che ha compromesso per sempre la sua autonomia.

«Venticinque anni fa ho chiuso i giochi. I medici non mi hanno creduto. Non so per quale motivo, ma non mi hanno creduto e questa è una cosa gravissima perché all’epoca non parlavano del dolore cronico e questa è una cosa terribile», esordisce Dalila.

«Io mi ero rotta l’atlante, in modo non scomposto. Non mi hanno fatto una lastra importante, che si vede solo dalla bocca. Continuavano a farmi lastre dal collo in giù. Sono rimasta a letto ferma per 11 anni. Senza mai, mai, mai alzarmi. Neanche per lavarmi. Mangiavo stesa».

Più volte la Venier ha invitato l’amica in studio, senza successo.

«Quando ti venivo a trovare a casa ormai ti trovavo sempre o a letto o sul divano. Ti chiedo da almeno tre anni di venirmi a trovare qui a “Domenica In” ma mi dicevi: “Non ce la faccio, non riesco a prendere un treno o un aereo”. Per questo sono tanto felice di vederti qui oggi».

Purtroppo Dalila ha subìto altri eventi drammatici: nel 1991 è morto il figlio ventiduenne a seguito di un incidente stradale, mentre lei ha rischiato di perdere la vita in un incidente aereo: «Ho avuto un incidente aereo, io non simpatizzavo per il viaggiare con gli aerei. Ero con una mia amica e con il suo compagno decisero di affittare un aereo privato per andare alle Bahamas e per andarci dovevamo passare sul Triangolo delle Bermuda. Non c'era piщ la pressurizzazione e stavano scendendo in picchiata fino a toccare l'acqua dell'oceano e siamo rimbalzati fin tanto che non ci siamo fermati, alcuni si sono fatti male, io ero come morta, ero svenuta. Si sentiva che il mare stava risucchiando l'aereo. Mi hanno tirato fuori dall'aereo e mi hanno trascinata fuori fin sopra l'abitacolo».

Per l’attrice adesso però è il momento di affrontare il presente, aiutando chi è in difficoltà.

«Purtroppo non è finita. Io vorrei non avere la pietà della gente. Io sono combattiva, forte, voglio aiutare migliaia di persone che lottano contro il dolore cronico. Con la mia forza, vorrei portare avanti questo problema».