Dalla Tachipirina al rischio per le donne che assumono anticoncezionali: rispondiamo alle domande su AstraZeneca

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AstraZeneca
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La sospensione in via precauzionale del vaccino AstraZeneca ha suscitato allarmismi, polemiche e anche molti dubbi. Così il mondo scientifico cerca di fare chiarezza, rispondendo ad alcune domande, in attesa del verdetto dell’Ema.

Astrazeneca, trombosi e pillola anticoncezionale

Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), spiega se il vaccino potrebbe essere rischioso per le donne che fanno uso di anticoncezionali. “Il vaccino ha provocato su alcune donne delle trombosi, magari donne che hanno già difetti di coagulazione o donne che prendono la pillola -spiega Palù-. Meglio che non lo facciano queste persone? Potrebbe essere così ma aspettiamo“. Poi un chiarimento da parte di Carlo Palermo sulle assunzioni fai da te di Tachipirina o eparina post vaccino. “Sono farmaci che un medico prescrive quando si fa una profilassi anti-trombotica ma è impensabile che le persone si curino da sole. La soluzione rischia di essere più pericolosa del rischio che si vuole combattere perché parliamo di farmaci che hanno effetti collaterali e che possono essere somministrati solo con motivazioni cliniche ben precise dettate da un medico”.

Le risposte su AstraZeneca

La somministrazione del vaccino AstraZeneca alla popolazione è stata interrotta, e il primo quesito è certamente uno solo: se ho ricevuto la prima dose di AstraZeneca, cosa devo fare? “Bisogna solo aspettare, in tranquillità -chiarisce Carlo Palermo, direttore del Dipartimento di Medicina Interna della USL Toscana Sud-Est-. Non c’è nulla che il paziente debba fare in attesa delle valutazioni su un eventuale nesso di casualità tra l’inoculazione del vaccino e le morti considerate sospette”. E cosa cambia ora per chi deve ricevere la seconda dose di AstraZeneca? “La seconda dose di AstraZeneca può essere effettuata a 12 settimane dalla prima -risponde Carlo Palermo-. Per cui la stragrande maggioranza dei soggetti ha un lasso di tempo davanti che permette di risolvere il problema, di sapere se il nesso di causalità esiste oppure no. Non credo accada, ma nel caso in cui verrà stabilito un nesso per la seconda dose suppongo verrà effettuata un’integrazione con una altro vaccino simile che utilizza Adenovirus attenuato come vettore (J&J ad esempio, o anche Sputnik qualora venisse approvato)”.

Meglio fare la seconda dose

In ogni caso, secondo i medici, è. meglio fare la seconda dose di vaccino in ritardo, rispetto al non farla proprio. “La seconda dose si è rilevata indispensabile per una buona risposta immunologica nei confronti del virus -spiega Massimo Andreoni, direttore del dipartimento di Malattie infettive di Tor Vergata-. Non credo che l’Ema dovrà aspettare molto, in questa fase deve capire se l’evento occorso si è verificato in una percentuale superiore rispetto a quella attesa. In un Paese civile c’è un buon sistema che raccoglie i dati della mortalità delle persone: basta andare a vedere se c’è stata una mortalità in eccesso per quella patologia nei soggetti vaccinati rispetto alla popolazione”. Andreoni spiega anche in che tempistiche eventuali reazioni avverse al vaccino si possano manifestare. “Il processo infiammatorio anche nello scatenamento del quadro legato alla reazione dell’organismo nei confronti dell’antigene vaccinale è ipotizzabile nell’ambito di poco tempo dalla vaccinazione, nel giro di 3-4 giorni al massimo si può aspettare l’evento post-vaccinale. Nel caso specifico un evento trombotico ha una genesi abbastanza rapida, è difficile pensare che uno possa avere un infarto un mese dopo la vaccinazione e collegare i due episodi”.