Dalle divise delle hostess allo champagne, la storia e il lusso degli aerei Pan Am

Di Vittoria Stancati
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Photo credit: Michael Ochs Archives - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

C’era una volta un mondo in cui caviale, filetti chateaubriand e cerises jubilé non venivano serviti solo nei migliori ristoranti di Parigi ma anche sui Boeing 377 Stratocruiser di Pan American Airlines. In questo strano anno di pandemia in cui molte compagnie aeree rischiano di chiudere, viaggiare è un ricordo lontano. Quello che però abbiamo a lungo dato per scontato, l’idea di poter attraversare il mondo con facilità, lo dobbiamo a chi rivoluzionò il trasporto aereo per passeggeri: Pan Am. Vent’anni fa la compagnia aerea va in bancarotta, inghiottita dai debiti e surclassata dalla concorrenza dei voli low cost. La sua storia continua però ad affascinarci: per oltre mezzo secolo la Pan Am è stata la compagnia aerea che più di tutte ha incarnato l’idea stessa di trasporto aereo nel mondo contemporaneo.

Photo credit: Tim Graham - Getty Images
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Gli anni Sessanta/Ottanta furono l’epoca d’oro dell’aviazione e compagnie aeree come Pan American Airlines, per tutti Pan Am, diventarono presto sinonimo non solo di superiorità aeronautica ma anche di luxury travel. Sprofondati su comode poltrone, a sorseggiare Martini e fare il tris di aragosta, i passeggeri si sentivano membri di una casta privilegiata. Per le coppie più fortunate, c’era addirittura una camera nuziale, da fare invidia alle suite del Ritz. Se viaggiavi Pan Am, poi, non sapevi chi ti poteva capitare accanto: principi, spie e capi di governo nonché i grandi nomi di Hollywood.

La storia di Pan Am è una delle più avvincenti dell’aviazione. Autentico pioniere dell’aria, fu il primo aereo civile a fare il giro del mondo nel 1941, il primo aereo di linea a proporre l’idea del trasporto di massa a livello globale e a coprire, in sole otto ore, senza scali, lo spazio aereo Roma Parigi, con un aereo commerciale. Ideati da Juan Trippe nel 1927, i primi aerei Pan Am erano degli idrovolanti che collegavano la Florida a mete esotiche come L’Havana, a vantaggio degli americani desiderosi di concedersi una piccola tregua dal proibizionismo. In un’epoca in cui i principali mezzi di trasporto oltre oceano erano velieri e transatlantici, Trippe, appena trentenne, ebbe la lungimiranza di capire che gli aerei potevano essere utilizzati, oltre che per servizio postale, per il trasporto di persone, e per offrire ai passeggeri la stessa esperienza esclusiva dei lussuosi transatlantici, ma in tempi più rapidi. I voli richiedevano una spesa notevole e l’esperienza doveva essere all’altezza.

Photo credit: Pictorial Parade - Getty Images
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Nel 1958 Pan Am presentò i suoi Clipper, potenti aerei a reazione chiamati comunemente Jet capaci di volare lunghe distanze, senza sosta e con a bordo fino a cento persone alla volta. Cominciarono così i primi voli regolari tra Londra e Parigi: i Clipper di Pan Am portarono per la prima volta i Beatles a New York City per il tour ufficiale degli Stati Uniti nel 1964. Tutta Hollywood viaggiava Pan Am, da Marylin Monroe a Elizabeth Taylor alla principessa Grace di Monaco, alla cui figlia Caroline fu addirittura dedicato un aereo.

Photo credit: Pictorial Parade - Getty Images
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E con una clientela così, l’equipaggio non poteva certo essere da meno. Per i nuovi jet, Pan Am ingaggiò alcuni dei designer più in voga del momento: le divise dell’equipaggio diventarono così parte di un meticoloso lavoro di branding, rivolto ad aumentare il prestigio di Pan Am e a posizionarla come la compagnia più chic dell’alta quota. Il mondo entrò ufficialmente nella Jet Age e il “Jet Age Fashion” ne diventò una parte essenziale. Così facendo, la compagnia costruì un nuovo immaginario collettivo: quello delle “stewardess” quali ambasciatrici di eleganza e di una nuova modernità tutta americana.

Photo credit: Mirrorpix - Getty Images
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Nel 1958, le uniformi furono commissionate al couturier d’alta moda di Beverly Hills Don Loper. La collezione, presentata come il "Jet Age Look”, includeva un abito in lana blu con giacca hourglass e gonna longuette - capace di evidenziare la silhouette delle hostess- e guanti bianchi. Negli anni Settanta fu la volta della costumista Edith Head: le sue uniformi dai tagli semplici erano accompagnate da un cappellino a tamburello, o pill box hat, che richiamava i cappelli iconici di Jackie O.

Ben presto le altre compagnie aeree seguirono l’esempio Pan Am: Per la Braniff International Airlines, il designer Emilio Pucci ideò una linea di divise dai colori sgargianti e dalle stampe caleidoscopiche ispirate alla nascente pop art. Includeva lo ‘spaziale’ casco di plastica trasparente pensato per evitare che le acconciature delle hostess fossero rovinate dagli elementi atmosferici. E poi c’erano le uniformi disegnate per National Airlines da Oleg Cassini, il preferito di Jackie Kennedy, e le eleganti e futuristiche divise con mantellina in PVC e cuffietta bianca e blu di Pierre Cardin per Olympic Airways volute dall’allora proprietario, il magnate greco Aristotele Onassis. Era un periodo in cui alta sartoria e tecnologia spaziale si univano in un grande sodalizio.

Le stewardess della Pan Am erano diventate icone di stile. Donne di mondo e in carriera, cosmopolite, libere dalla monotonia delle responsabilità domestiche. In un’epoca in cui era comune sposarsi a vent’anni e in cui le opportunità fuori casa si limitavano ai lavori da insegnante, infermiera e segretaria, le stewardess venivano presentate come l’epitome di ciò cui una donna poteva ambire in quegli anni. Le ragazze Pan Am dovevano essere, tra i 19 e i 27 anni, plurilingui, istruite e, preferibilmente, celibi. Tutto, dal colore delle unghie al rossetto (rigorosamente la nuance Persian Melon di Revlon) veniva ispezionato. Diventò obbligatorio l’utilizzo delle guaine contenitive e, comunque, era proibito pesare più di sessanta chili - un modello di donna sicuramente non più attuale, ma questo era il cliché dell’epoca, e non solo in America.

Per oltre cinquant'anni, Pan Am ha attraversato non solo paesi e continenti, ma anche un mondo che stava cambiando alla velocità della luce. Dopo la chiusura della compagnia, nel 1991, è cambiata la concezione stessa del viaggio turistico. Il periodo d’oro dell’aviazione e delle divise da hostess firmate si è concluso, lasciando però una memoria sognante di cui ogni tanto avere ricordo.