Dalle gemelle Kessler a Mina, tutti i casi più eclatanti di censura della Rai prima di Fedez

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Mondadori Portfolio - Getty Images
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"Che pacchia la Rai, che spasso la Rai. È il Paese di Cuccagna la Rai, non ci censura mai" cantavano Dario Fo, Franca Rame ed Enzo Jannacci nel 1988 in Trasmissione forzata, tra una folla di giullari e saltimbanchi, 26 anni dopo la famosa censura a Canzonissima del 1962, che interruppe alla settima puntata le pièce preparate dai due attori. A far scattare la tagliola della censura all'epoca furono due sketch – uno sulle morti bianche, l'altro sui morti ammazzati dalla mafia in Sicilia – che costrinsero il duo ad abbandonare la tv, proprio all'indomani del loro esordio, e a immergersi nel teatro. A distanza di sessant'anni dalla clamorosa cacciata dei due attori, torna a parlare di censura Fedez, che durante il concertone del primo maggio ha sollevato un polverone contro la Rai e alcuni esponenti della Lega, denunciando forme di controllo preventivo da parte della televisione.

Mentre volano stracci tra il rapper e i dirigenti della Rai, proviamo a ripercorrere i tanti casi di censura che dal 1954 hanno colpito il piccolo schermo e i suoi protagonisti, tutti nomi noti dello spettacolo che per un caso o per altro dovettero fare i conti con gli equilibrismi della politica, della Chiesa e del buon costume. Dalle scollature audaci della soubrette Tina De Mola, schermate da un girasole improvvisato durante una trasmissione di Vito Molinari al categorico veto su parole come "membro" – persino se riferito al Parlamento –, reggiseno e Benfica, la squadra portoghese che dai telecronisti sportivi doveva essere semplicemente qualificata come "avversaria". Tra i primi a cadere nella spirale della censura ci furono Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello con la trasmissione Un due tre del 1959. La sera prima di andare in onda il programma, il presidente francese Charles De Gaulle, in visita in Italia, era stato invitato ad assistere a uno spettacolo teatrale alla Scala di Milano. Fatti gli onori di casa e terminati gli inni nazionali, tutti si sedettero tranne l'allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi che, nell'atto di accomodarsi, non si accorse che la sua sedia era stata spostata per fargli più posto e cadde a terra. Non particolarmente alto, cascò sul pavimento e le telecamere ripresero proprio l'istante in cui il presidente scompariva dietro il balcone del palco reale. L'incidente, non privo di comicità venne ripreso con un simpatico sketch da Tognazzi, che sedere a terra diceva a Vianello "Tutti possono cadere". Quanto bastò per far interrompere il contratto con la Rai.

Photo credit: Marka - Getty Images
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Clamoroso poi il caso dei "mutandoni" imposti alle gemelle Kessler, che nel 1961 in Giardino d'inverno furono costrette, insieme al resto del corpo di ballo, a indossare calze a maglia nere coprenti per non mostrare le loro gambe. L'anno successivo fu la volta del già ricordato incidente Fo-Rame, oggi ammesso anche dalla stessa Rai che sul proprio sito ricorda le pesanti conseguenze che l'episodio ebbe per i due attori rei di vilipendio alle Forze Armate e al Governo: la Rai fece loro causa per danni e vinse il processo, mentre la coppia ricevette minacce di morte destinate al figlio Jacopo da parte della mafia. Quasi profetico, Dario Fo qualche mese prima del fattaccio disse in un'intervista a Sandro Ciotti per Voci dal mondo: "La televisione è una freccia: se dice di no sei da impacchettare e mandare a casa". Per non avere più grane di questo genere, da quel momento il direttore generale Ettore Bernabei introdusse uno strumento censorio chiamato Ampex, dal nome della ditta di registratori che per 10 anni rifornì la Rai di apposite macchine usate per preregistrare le trasmissioni ed eventualmente epurarle. Uno strumento che la sinistra di allora contestò fortemente, opponendolo alla diretta, espressione di una televisione libera e democratica.

Nel nostro breve viaggio a ritroso nella memoria storica della Rai, accanto alle ammonizioni a Mario Riva, ai tagli dei baci di Albertazzi, alla distruzione dei filmati di don Milani e Pier Paolo Pasolini e alla messi al bando dello psicoanalista Cesare Musatti e dello scrittore e sceneggiatore Cesare Zavattini, non possiamo non ricordare il caso di Prima di cominciare, la canzone degli Equipe 84 del 1965 in cui le voci acute e la performance faccia a faccia dei due frontman fecero pensare a un'esibizione gay che venne censurata. Più avanti, nel 1971, Lucio Dalla poté portare al Festival di Sanremo 4/3/1943 solo dopo che le parole di Paola Pallottino furono totalmente riviste, a partire dal titolo Gesubambino, giudicato irrispettoso. Anche alcune parti del testo furono giudicate inadeguate. La frase "mi riconobbe subito proprio l'ultimo mese" diventò "mi aspettò come un dono d'amore fino dal primo mese", mentre "giocava alla Madonna con il bimbo da fasciare" venne cambiata in "giocava a far la donna con il bimbo da fasciare". Infine la frase che concludeva il brano: "e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino" fu modificata con questa: "e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino". Nonostante i rimaneggiamenti il brano ottenne ugualmente un notevole successo.

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E che dire di Mina, cacciata dalla Rai nel 1963 non appena si seppe che era rimasta incinta senza essere legata in matrimonio? L'opinione pubblica la definì una peccatrice pubblica per la sua relazione illecita con un uomo ancora sposato, ma il pubblico non la abbandonò mai e la Rai fu costretta a richiamarla l'anno successivo. Di casi insomma ne ce ne sono stati e se Elio e le storie tese hanno riportato alla memoria la loro performance del 1991 quando, sempre al concerto del primo maggio, la loro performance dal vivo venne oscurata dopo che ebbero cantato "Andreotti è stato giudicato dalla Corte inquisitoria per un caso di depistaggio, il caso è stato archiviato come altri 410 su 411". A ovviare alla situazione pensò un diplomatico Vincenzo Mollica, che nel retro del palco improvvisò un'intervista a Ricky Gianco.

Photo credit: George Stroud - Getty Images
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Ultimo, ma non per importanza, l'imbarazzante episodio che nel 2018 ha visto vittima della censura il filosofo Diego Fusaro. Invitato a rispondere su Rai 3 alla trasmissione Le parole della settimana in merito al tema della verginità e dell'eros, venne letteralmente silenziato durante il programma di Massimo Gramellini, che inscenò un'improvvisa interruzione del collegamento via Skype. Oggi la pandemia ci ha obbligato a migliorare così tanto i collegamenti esterni agli studi televisivi che un episodio del genere, se si ripetesse, farebbe scandalo quasi quanto la censura preventiva di Fedez.