Davvero c'è un nuovo vaccino italiano?

Di Enrico Pitzianti
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Photo credit: Stefano Guidi - Getty Images
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From Esquire

L'azienda farmaceutica italiana Reithera ha pubblicato un comunicato stampa in cui annuncia l'approvazione di un investimento di 81 milioni di euro da parte di Invitalia, cioè l’agenzia pubblica a disposizione di Domenico Arcuri, il commissario straordinario per la gestione della pandemia in Italia. Di questi 81 milioni la quasi totalità (69 milioni) è destinata allo sviluppo di un nuovo vaccino contro la Covid-19, i restanti 12 milioni invece serviranno per ingrandire la struttura dove il vaccino sarà prodotto. Quindi avremo presto un vaccino italiano contro il coronavirus? Per il momento sembra essere presto per poterlo dire, ma alcuni dati sono già disponibili.

Sia Domenico Arcuri che il Ministro per la salute Roberto Speranza hanno definito l'accordo con Reithera "una scelta importante", e il loro intento sembra essere quello di riuscire a produrre in tempi ragionevoli le dosi di vaccino che stanno ritardando per via dei problemi nella produzione di Pfizer-BioNTech e AstraZeneca. Sappiamo che questo è l'obiettivo per due ragioni: la prima è che l'investimento è arrivato proprio in concomitanza con il rallentamento della distribuzione dei vaccini da parte delle due grandi aziende farmaceutiche, la seconda ragione invece è che lo stesso presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco Giorgio Palù ha affermato pubblicamente che le dosi prodotte da Reithera potrebbero "integrare" i 200 milioni di dosi già previste dagli accordi con le altre case farmaceutiche. Insomma, questo investimento è un aggiunta ai piani di acquisto già firmati, e ha come intento velocizzare la vaccinazione di massa.

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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In che tempi potremmo avere questo nuovo vaccino prodotto in Italia (Reithera infatti ha sede in provincia di Roma, a Castel Romano)? Sempre stando alle dichiarazioni fatte dal presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco la somministrazione potrebbe iniziare già "dopo l'estate". Si tratta di una tempistica piuttosto generica, ma se dovesse significare settembre mancherebbero solamente sette mesi alla somministrazione del vaccino.


A che punto è il vaccino di Reithera?

Il vaccino prodotto da Reithera si chiama GRAd-COV-2 e funziona con lo stesso meccanismo di altri vaccini in fase di sperimentazione più avanzata, quello di AstraZeneca e quello di Johnson&Johnson: il meccanismo parte da un virus innocuo, un adenovirus, modificato in modo da contenere un gene capace di produrre una delle proteine del coronavirus. Quando viene iniettato il corpo umano reagisce producendo un grande numero di copie di quella proteina, che in questo modo poi verrà "riconosciuta" dal sistema immunitario al momento di una vera infezione da Sars-Cov-2.

Del GRAd-COV-2 se ne parla sin dall'estate del 2020, quando ne era stata autorizzata per la prima volta la sperimentazione, avvenuta dall'ormai celebre Istituto Spallanzani di Roma e dal Centro di Ricerche Cliniche di Verona. Al momento, su tre fasi, ne mancano due, e per questo molti esperti sono dubbiosi che si possa arrivare alla somministrazione entro la fine della prossima estate come dichiarato da Palù.

I primi risultati, arrivati a inizio del 2021, erano già stati definiti incoraggianti: una sperimentazione su un campione di 100 persone non aveva riscontrato casi di effetti collaterali e aveva mostrato come il 90% dei soggetti vaccinati aveva sviluppato anticorpi con solamente una dose (l'attuale vaccino di Pfizer-BioNTech ha un'efficacia di poco superiore, intorno al 95%, ma solo dopo la seconda dose).

La seconda fase di sperimentazione e la terza, però, prevedono gruppi di controllo molto più ampi, con decine di migliaia di persone da vaccinare con GRAd-COV-2 (o a cui dare il placebo) e poi controllare l'andamento delle infezioni. Non è chiaro quindi quanto sia probabile che si raggiunga l'obiettivo di cominciare le vaccinazioni già dopo l'estate, anche perché, come hanno dimostrato gli ultimi mesi, le aziende farmaceutiche possono incontrare ritardi, problemi di vario tipo sia nella catena della sperimentazione che nelle fasi di produzione e distribuzione.

Al momento non resta che attendere ulteriori notizie sul progresso delle sperimentazioni, successivamente arriverà un parere dell'Agenzia europea del farmaco, l'EMA, a cui dovrà seguire un via libera da parte della Commissione Europea. Se davvero tutti questi passaggi avverranno entro sette mesi allora dopo l'estate potremmo avere i primi vaccinati con il vaccino prodotto da Reithera. Rimangono molti dubbi sulle tempistiche, ma anche due dettagli promettenti: il vaccino richiede una conservazione a 8 gradi centigradi, quindi una temperatura molto semplice da ottenere e monitorare, infine stando ai primi dati disponibili c'è la possibilità che di questo nuovo vaccino possa bastare solo una dose.