Davvero tutti stanno lasciando WhatsApp per passare a Signal?

Di Redazione
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Photo credit: Thomas Trutschel - Getty Images
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From Esquire

Sarà anche vero che viviamo in un'epoca incredibilmente complessa, ma c'è un filo conduttore che ormai compare nelle notizie tipo una volta su tre: Elon Musk. Stavolta non c'entra Marte, non c'entra la Tesla, non c'entra il fatto che è appena diventato l'uomo più ricco del mondo. C'entra però il suo implacabile profilo Twitter, che ormai per seguire l'economia mondiale è più utile del Dow Jones: "use Signal", ha twittato Elon. Due parole, e giù l'inferno.

Signal, app di messaggistica paragonabile a WhatsApp, balza in testa alle classifiche di download, ritrovandosi così sovraccarica che ad alcuni utenti i codici di conferma per l'iscrizione tardano ad arrivare di diversi minuti. Ma perché? Che è successo?

Riassunto delle puntate precedenti: il 7 gennaio WhatsApp invia agli utenti un nuovo messaggio sulle condizioni d'uso, che a una prima lettura sembra imporre la condivisione con Facebook dei dati tratti dalle chat private degli utenti. Molto male, e pessimo tempismo visto che è il giorno dopo l'assalto al Campidoglio americano, quando Facebook è nell'occhio del ciclone delle polemiche. WhatsApp nella stessa serata rilascia una nota nella quale spiega che le condizioni in Europa non cambiano, e garantisce che i dati non verranno condivisi con Facebook a scopo pubblicitario: troppo tardi. Molti non si fidano e scaricano l'app alternativa, e intanto arriva il tweet di Musk.

Allora capita addirittura qualcosa di surreale, che ci racconta quanto ancora oggi possano essere irrazionali i mercati: schizza alle stelle in borsa il titolo di Signal Advance, società che qualche ora dopo si affretta a puntualizzare pubblicamente di essere solo omonima di Signal, e di non avere nulla a che fare con la app. Roba da non credersi.

Ma quindi, è il momento di disinstallare WhatsApp e passare a Signal? Sebbene i numeri di download di Signal siano impressionanti gli esperti concordano sul fatto che la diffusione di WhatsApp è troppo ampia e capillare, e nonostante la gaffe delle condizioni d'uso questo fuoco di paglia si spegnerà presto e tutti torneremo all'ovile della app verde.