Denti del giudizio: quando vanno tolti?

denti del giudizio

L’evoluzione della specie umana ha fatto sì che la mandibola dell’uomo sia diventata, nel corso di migliaia di anni, sempre più piccola rispetto a come era originariamente: essa, infatti, era di dimensione più voluminosa poichè l’alimentazione principale dell’uomo era basata su cibi che non venivano cotti, dunque il suo compito era proprio quello di triturare gli alimenti di cui esso si nutriva; allo stato attuale, essendo cambiate le abitudini alimentari e le modalità con cui ci si nutre, la mandibola non ha bisogno di avere tanti denti quanti ne erano dispensabili nei tempi passati, pertanto la presenza dei denti del giudizio non è strettamente necessaria.

Invece, se i denti del giudizio si posizionano nella maniera corretta e, se nel contempo, la bocca è sufficientemente grande da poterli accogliere senza crear alcun disagio, essi non rappresentano alcun problema, anzi, diventano a tutti gli effetti denti come gli altri e potranno svolgere le proprie funzioni.

Denti del giudizio: quando vanno tolti

Il problema principale sorge quando nella bocca non vi è lo spazio sufficiente ad accogliere tutti e quattro i denti del giudizio. In questo caso, i denti o non riescono a spuntare completamente e quindi alla vista si vedrà solo una piccola porzione e il resto sarà coperto, oppure non spunteranno proprio perchè essi non sono stati in grado, durante il proprio sviluppo, di trovare spazio sufficiente, posizionandosi, così, nell’osso in una maniera errata; se avviene ciò, i denti del del giudizio possono in un primo caso accavallarsi sul dente adiacente oppure rimanere impattati nell’osso stesso. Attraverso la radiografia è possibile capire se è il caso o meno di affrontare un’estrazione.

  • Nell’eventualià in cui il dente del giudizio risulta essere sdraiato in orizzontale la causa sarà da attribuire allo spazio insufficiente che ha fatto sì che la gemma del dente, durante il suo sviluppo e la sua crescita, si collocasse orizzontalmente; dunque un dente del genere non potrà mai spuntare e verrà estratto, perchè questa situazione ha dato vita ad una comunicazione tra l’ambiente orale e l’osso e questa comunicazione fa sì che i batteri possano penetrare, non solo intorno all’osso del dente del giudizio, ma lungo anche la radice del dente adiacente , che è un dente sano e da salvare. Qualora dovesse cariarsi la radice di tale dente , lo stesso verrà considerato come dente perso, ossia da estrarre.
  • Nel caso in cui invece si ha un dente posizionato correttamente ma privo dello spazio necessario per poter uscire completamente – quindi una porzione di dente rimane dentro e l’altra fuori – si crea una situazione tale dove i batteri riescono a trovare una strada per infilarsi intorno al dente, e così facendo scendono lungo l’osso, creando quindi la possibilità che si formino negli anni ascessi, e come nel caso precedente, riescono facilmente ad infiltrarsi nella radice del dente attiguo causando carie od altre patologie.
  • Invece,un altro caso problematico dove è necessario l’intervento, si ha quando il dente del giudizio rimane interamente contenuto nell’osso dando vita ad una cisti follicare – lesione benigna di tipo cistico – la quale agisce erodendo l’osso; in questo caso la lesione rischia di arrivare sino al dente contiguo, compromettendolo; se si interviene tempestivamente togliendo il dente compromesso si può evitare di danneggiare il dente adiacente sano.

In conclusione, i denti del giudizio in sè sono dei molari identici agli altri, sono però dei denti più portati a rimanere inclusi dunque a non erompere completamente in arcata o a spuntare in maniera parziale; a volte queste situazioni possono creare danni alle strutture adiacenti, sia a denti vicino che ai tessuti ossei. Se si aggiungono sintomatologie corrispondenti a dolore localizzato o gonfiore alla gengiva posteriore bisogna non ignorarle e considerarle come campanello d’allarme su cui intervenire opportunamente.