"Dietro la pandemia c'è il terrorismo". Il punto critico di Corrado Formigli

Di Corrado Formigli
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From ELLE

Ha la faccia da bambino Brahim Auoissaoui. Non diresti quello che ha fatto. Sgozzare e decapitare le sue vittime con una lama da cucina di 17 centimetri. Non sparare. Non farsi esplodere. Giustiziare nel più freddo, feroce e determinato dei modi. La tregua è finita. La follia jihadista è tornata con la sua guerra all’Occidente. È tornata a suo modo, mimetizzata nella pandemia, acquattata dietro al virus.

Altri agguati nella Francia del sud sono andati a vuoto. La scomparsa dello Stato Islamico inteso come entità terroristica e territoriale non tragga in inganno: le ragioni di questa violenza restano intatte anche dopo la riconquista di Raqqa e Mosul, le roccaforti del califfato sparito.

La guerra alla laicità dell’Europa recluta nuovi martiri assassini. Sono per lo più ragazzini senza storia e senza precedenti, incensurati che sbarcano nel nostro continente fra tanti altri, invisibili alle intelligence. Il fatto che Brahim e i suoi complici siano tunisini è molto allarmante: significa che il Paese dove modernizzazione e democrazia avevano preso piede sta sprofondando nuovamente nel caos. Dal caos rinascono miseria, fanatismo religioso e desiderio di fuga. Ecco allora che dalle coste tunisine, vicinissime alle nostre, ripartono invisibili, imprendibili barchini che si sparpagliano in mille anfratti della costa italiana.

Da qui la rotta verso la Francia, la nazione che ride delle vignette iconoclaste di Charlie Hebdo e fa del laicismo l’unica religione di Stato possibile. Per Macron non esistono comunità religiose, esiste un’unica comunità di cittadini. Tous citoyens: ma se le peggiori periferie si rivelano nella realtà comunità separate, se francese lo sei di nome ma non di fatto, il virus dell’estremismo continua a covare. Unendo falsi citoyens disintegrati e immigrati in fuga dalla miseria.

Non sono temi nuovi, sono discorsi interrotti dalla pandemia. Il virus ci ha rinchiusi, impoveriti, indeboliti. Non c’è più spazio per ragionare di nuova integrazione, intelligence europea, geopolitica mediorientale. Così, nel vuoto di questo eterno presente, sfugge ai nostri occhi il pericolo mortale dei nuovi Brahim.