Dietro le quinte di Bridgerton, la serie tv più attesa di Natale

Di Silvia Locatelli
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Photo credit: courtesy Neyflix
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From ELLE

È ambientata in Inghilterra nel 1813, in piena epoca Regency ma dimenticatevi il classico period drama. Questo show è sexy, audace, folle. «Vi farà arrossire», promette Chris Van Dusen, showrunner di fiducia di Shonda Rhimes (che produce). Progetto ambizioso, come dimostra la scelta della voce narrante, quella della tagliente, velenosissima Lady Whistledown, la “gossip girl” di Bridgerton: è di Julie Andrews, che ha detto subito sì dopo aver letto il copione (solo la voce, l’identità della pettegola che svela tutti i segreti del bel mondo rimane un mistero fino all’ultima puntata).

La serie non vuole certo essere una lezione di storia e infatti si prende molte libertà, a partire dalla regina black e dal duca di Hastings, il bellissimo Simon/Regé-Jean Page che fa scintille con Daphne/Phoebe Dynevor, la debuttante più appetibile in cerca di marito. Cast all’insegna della diversity quindi e tematiche femministe, ça va sans dire.

Photo credit: courtesy Netflix
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Anche l’estetica ha la firma riconoscibile di Shonda, come racconta la costumista Ellen Mirojnick (Maleficent, The Greatest showman): «È fresca, giovane, aspirazionale. Ci chiedevamo di continuo: una ragazza di oggi lo indosserebbe? Abbiamo tenuto la silhouette dell’epoca ma abbiamo scelto una palette di colori moderna. Niente cappelli ma decorazioni sulle acconciature. Gli abiti e gli accessori sono stati creati dal nulla, 75.000 in tutto». Più di 100 le persone coinvolte nel reparto costumi, una “squadra” interamente dedicata agli abbellimenti: fiori, pietre, fiocchi, nodi, piume. I corsetti sono stati commissionati a Mr. Pearl (che lavora per Dita von Teese, Victoria Beckham, Kim Kardashian...). In tutto, ci sono voluti cinque mesi di lavoro.

Photo credit: courtesy Netflix
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«Abbiamo costruito un mondo», racconta il production designer Will Hughes Jones, «creato set enormi: dovevano essere all’altezza delle location. Tantissimi tessuti diversi, fiori dovunque, moltissimo cibo perché è allegro e colorato. L’atmosfera è brillante, ariosa, luminosa. Giallo, oro e limone per gli ambienti della famiglia Featherington, mentre i Bridgerton sembrano vivere dentro una ceramica Wedgwood», racconta. «Abbiamo costruito molti mobili e per la prima volta nella mia carriera anche i tappeti, gli ambienti erano enormi e così grandi non si trovavano, ognuno ha un disegno diverso a seconda del personaggio, tantissimi camini che in realtà sono di legno dipinti a mano con un meccanismo che li accende velocemente. Abbiamo utilizzato un centinaio di location. La vera lotta è stata contro il tempo, soprattutto quando giravamo in palazzi storici di proprietà della famiglia reale inglese, come quello accanto alla residenza del principe Carlo: avevamo pochissimo tempo per liberarlo degli arredi moderni, rivestirlo tutto, girare e poi rimettere a posto».