Dietro le quinte di Domina con la celebre costumista Gabriella Pescucci

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Photo credit: Gabriella Pescucci
Photo credit: Gabriella Pescucci

Dimenticate il Colosseo, i gladiatori e le battaglie. La serie televisiva Domina, disponibile su Sky, vi trasporta in un’epoca precedente, alle origini dell’impero e dentro le stanze private del potere, in una dimensione nuova, tutta al femminile. Racconta le vicende delle persone più dimenticate: le donne. La protagonista è Livia Drusilla, interpretata da Kasia Smutniak, che fu moglie del primo imperatore, Augusto, una signora di enorme potere eppure poco citata nei libri di storia, perché la narrazione è sempre al maschile. Questa fiction-kolossal di produzione internazionale mira a un risarcimento: "Fu la prima vera femminista", afferma la Smutniak. "In un tempo in cui le ragazze venivano date in sposa a 13 anni, non votavano, non ereditavano e perdevano i figli in caso di divorzio, lei riuscì a fare la differenza. Imparò a esercitare il potere manipolando gli uomini intorno a lei, a cominciare dal marito". In pratica era Livia il genio politico, il consigliere abilissimo del primo imperatore di Roma. Lo sostiene la fiction che lo sceneggiatore inglese appassionato di storia Simon Burke assicura si fondi su solide basi reali: "Livia inventò la politica da camera da letto. Ciò che lei affermava tra le lenzuola si ripercuoteva in Senato", assicura. "Livia e Augusto si sposarono per interesse - lui era potente, ma era di origini modeste, lei invece portava la nobiltà della propria casata - eppure il loro rapporto si tramutò in vera passione e amore. Avevano una fortissima intesa sessuale e rimasero insieme per 51 anni, fino alla morte di lui, nel 14 dopo Cristo", prosegue Burke.

Photo credit: Kasia Smutniak in Domina
Photo credit: Kasia Smutniak in Domina

Un approfondito studio è il fondamento anche per la creazione degli splendidi abiti di scena, opera della celebre costumista Gabriella Pescucci, premio Oscar nel 1994 per L’età dell’innocenza, David di Donatello nel 1983 per Il mondo nuovo e nel 1987 per Il nome della Rosa, premio Bafta nel 1985 per C’era una volta in America e nel 1990 per Le avventure del Barone di Munchausen, ma è impossibile elencare tutti i riconoscimenti. Nonostante la lunga carriera, la Pescucci si cimenta con l’antica Roma per la prima volta. "Alla mia età cerco ancora progetti capaci di sorprendermi: per fare qualcosa di nuovo. Non si smette mai di imparare", racconta.

Photo credit: Isabella Rossellini in Domina
Photo credit: Isabella Rossellini in Domina

Le scenografie sono state costruite a Cinecittà: vediamo la casa di Augusto, l’agorà (la piazza), il mercato con le sue botteghe, il bordello. "Come si ammirano a Pompei, solo che qui è tutto ricostruito. E talmente bene che dovrebbero portarci i ragazzini delle scuole", chiosa Isabella Rossellini che, nei panni di una matrona tenutaria della casa di tolleranza è una dei pochi personaggi di fantasia della serie. Proprio gli affreschi di Pompei hanno orientato il lavoro della Pescucci, che spiega: "I porpora, i rossi e gli ocra, stupendi. Mi sono ispirata anche alle sculture che noi oggi vediamo candide perché scolorite, ma erano tutte dipinte. Ho utilizzato molto il rosso e l’oro perché erano i colori dell’impero. E, come tessuti per le tuniche, cotoni e sete, plissettati a mano, con intrecci sullo sprone [la sezione alta, ndr] che, alla televisione, come al cinema, è sempre la parte più importante dell’abito, perché è quella che entra nei primi piani". Nella prima puntata ammiriamo l’abito nuziale della giovane Livia: "Un vestito bianco, con il velo giallo-arancio: erano così le spose a Roma. Mi documento sempre molto, anche se a volte per andare incontro alle esigenze di scena, o del cast, mi prendo qualche libertà. L’importante per me è esserne consapevole". Cerca di accontentare gli attori? "Se è possibile lo faccio, ma d’istinto non sarei diplomatica!", sorride.

Photo credit: Laboratorio Tirelli
Photo credit: Laboratorio Tirelli

In tutto sono stati realizzati 800 abiti, tra tuniche e mantelli, sulla base di un centinaio di bozzetti interamente opera della Pescucci. "Disegno molto, è un modo per comunicare con le sarte e le tagliatrici; spesso lo faccio perché mi viene un’ispirazione e così me la ricordo". Tanti vestiti implicano un costo notevole. "Almeno quando faremo la seconda stagione avrò già molto materiale pronto". Riutilizzerà tutto? "Certo, ma il pubblico desidera sempre vedere cose nuove, perciò magari modificandoli un po’ potrò passare i costumi alle comparse, per esempio". Che fine fanno gli abiti dopo che si concludono le riprese? "Dipende, ogni progetto ha una storia diversa. A volte gli attori se ne innamorano a tal punto che li vogliono conservare. Mi ricordo Demi Moore che volle comprare tutto il guardaroba di Hester Prynne de La lettera scarlatta, film di Roland Joffé del 1995". Ha lavorato con tutte le più grandi attrici, come si è trovata con la Smutniak? "Bene, ha un’eleganza naturale anche nei gesti: non è affatto difficile vestirla". Lei disegna tantissimo, dove conserva tutti i bozzetti dei film che ha realizzato? "Per ora in tante cartelle sopra la libreria, a casa. Però mi piacerebbe farne una mostra e magari, un giorno, venderli".

Testo di Sara Recordati

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente

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