Difetti? Possono diventare un punto di forza anche sui social

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Photo credit: Giorgio Codazzi - Hearst Owned
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Essere un’adolescente negli anni Novanta ha significato, tra le altre molteplici sventure estetiche come le sopracciglia sottili e il ciuffo-frangia, prendere atto che il celebre neo sopra al labbro di Cindy Crawford fosse un difetto. O meglio: un difetto nonostante (e immaginatelo scritto in Caps Lock ossia tutto in maiuscolo) il quale era riuscita a diventare una top model. Il neo di una donna più vicina agli dei che a noi mortali era, nel decennio più avverso alla celebrazione della normalità (una parola su tutte: Baywatch), la misura con cui confrontare le nostre imperfezioni. Quello e i denti di Claudia Schiffer, di mezzo millimetro più lunghi della norma. Gli anni Novanta, insomma, erano popolati di Carla Bruni e Naomi Campbell, di Kylie Minogue e Natalie Imbruglia, riferimenti così assoluti e oggettivamente belli e armonici, che gli occhi non allineati di Shannen Doherty potevano diventare oggetto di feroce accanimento.

La me teenager, alle prese con questo scenario, non aveva altra scelta se non quella di nascondere con dedizione maniacale le orecchie grandi e a sventola, e cercare di mostrare il meno possibile i denti di sotto, scampati all’apparecchio. Intorno, poi, avevo amiche che si facevano due volte a settimana le lampade abbronzanti e che parlavano di rifarsi il naso, il seno, le labbra. Anni dopo, come pigramente si suol dire, qualcosa è cambiato e accanto alle sorelle Hadid e a Dua Lipa, sono spuntate donne come Lizzo, che alla parola 'curvy' preferisce la più schietta 'grassa'. Lei, che tra il 2019 e il 2020 ha vinto 13 premi tra Grammy e Music Awards, ha sempre sostenuto che il suo corpo abbia aiutato e non ostacolato il suo successo, perché, come ha detto in un’intervista a Rolling Stones USA, "le persone avevano bisogno di vedere in una pop star le maniglie dell’amore, le cosce tremolanti, il doppio mento. E anche i brand, finalmente, si sono messi al passo e adesso siamo cool, siamo sexy, siamo it".

Ha ragione Lizzo, quando parla di moda, perché è lì, in quel mondo a lungo severo con i corpi delle donne, che negli ultimi anni i difetti sono diventati punti di luce, come nel caso di Winnie Harlow, testimonial di Desigual, concorrente di America’s next top model nell’edizione del 2014, prima modella con la vitiligine a calcare le passerelle e universalmente riconosciuta come colei che ha rotto gli schemi un tempo inamovibili del fashion system. A proposito del suo ruolo 'rivoluzionario', Harlow un paio d’anni fa ha raccontato a The Guardian di avere avuto piena percezione del fatto che dopo di lei ci sia stata "un’ondata di ragazze diverse e fuori dai canoni, che hanno 'spaccato' proprio grazie a quelli che comunemente sarebbero stati additati come difetti. Poteva rimanere un fenomeno di nicchia, con vita breve e invece questa cosa è stata amata dalle persone e si sta affermando come una realtà sempre più solida".

Di questa onda non più così anomala fa parte, per esempio, Salem Mitchell, che i bulli tormentavano paragonandola a una banana andata a male per via delle numerose lentiggini sul viso e che oggi è una delle modelle di punta delle celebre agenzia Ford Models o ancora Brunette Moffy, prima cover girl strabica e Molly Bair e Iris Venema, ninfe dall’aspetto alieno. Ma più della moda, probabilmente hanno fatto i social, dove la tendenza a nascondere i difetti sta cedendo il passo alla loro valorizzazione.

Così è per la 22enne Marika Zaramella, che sul suo profilo Instagram Leitalienne parla di beauty routine, make up e skin care, mostrando senza problemi brufoli, imperfezioni ma soprattutto un’altra sua caratteristica del tutto non conforme. "Ho iniziato prestissimo ad avere i capelli brizzolati", mi racconta su Zoom, con il suo mullet nero spruzzato di bianco. "A sedici anni mi è spuntato il primo ciuffetto, bello evidente, ma non mi ha dato fastidio, anzi l’ho trovato subito buffo e interessante. A diciotto anni ero già piena e ho vacillato, così per qualche tempo mi sono tinta. Poi, un paio d’anni fa, sono tornata a vedere questa caratteristica come un plus, un punto di forza, e non come un difetto, così ho buttato le tinte e mi sono tenuta la testa quasi completamente grigia". Quando le chiedo che cosa, secondo lei, è cambiato nel suo settore, Marika risponde che "oggi il modo migliore per far arrivare alle persone quello che dici è essere umani. E vincere quel timore iniziale che ti inibisce nel mostrarti imperfetta, e che ho avuto anche io, quando, per esempio, sui set con la testa brizzolata mi sono percepita trasandata. Però sono rimasta ferma sulla mia decisione, volevo i miei capelli naturali. La cosa bella è che chi mi segue ha amato questa scelta, una ragazza m’ha anche girato un profilo Instagram che raccoglie foto di ragazze giovanissime con i capelli bianchi, e guardandole ho pensato che fossero fighissime, moderne, libere».

Per Marika i riferimenti, i role model non arrivano dalle riviste, né dalle passerelle, ma dai social e dalla vita di tutti i giorni, e infatti cita "il profilo di Maia Malo Lyse, aka habitual_body_monitoring2, che parla di corpo e di sessualità in modo davvero personale e ispirante, perché va oltre persino quelli che sono diventati i nuovi stereotipi della body positivity. Ma per quel che riguarda i capelli, ad accendere ancora di più la voglia che già avevo di lasciarli come sono è stata una ragazza del mio paese, una di quelle che non conosci ma ammiri in segreto, che ho incontrato un giorno dal parrucchiere proprio quando s’è fatta fare una frangetta brizzolata, del suo colore naturale. L’ho trovata potentissima".

La me di oggi fa ancora fatica a prendere confidenza con i difetti, e infatti le orecchie sono ancora sommerse da mezzo chilo di capelli, ma sono anche convinta che le cose sarebbero andate diversamente se avessi avuto davanti agli occhi, accanto alle varie Gwen Stefani e JLo, una come Gaia, che dalla vittoria di Amici 2020 in poi, Festival di Sanremo compreso, s’è stufata di coprire le orecchie a sventola, e anzi le mette in mostra. "Sono in un periodo di accettazione ed esaltazione", ha detto durante una diretta Instagram a tema difetti, con il bob accuratamente sistemato dietro le orecchie, e quello che lei definisce 'naso dantesco' mostrato di profilo. Non ho potuto fare a meno di pensare che, se per i miei (piccoli) complessi è un po’ tardi, il mondo che dovrà accogliere la mia futura figlia adolescente – oggi bambina con i capelli rossi, le lentiggini e lo spazio tra i denti – potrebbe essere davvero migliore del mio.

Yana Dobrolyubova: "La mia testa è calva e cool"

Photo credit: /IMAXtree.com - Hearst Owned
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Yana Dobrolyubova compare sullo schermo del mio computer ed è radiosa. Lei, 22enne russa di stanza a Milano, tra le modelle più richieste degli ultimi due anni, ha occhi enormi, la pelle più luminosa che abbia mai visto ed è calva e senza sopracciglia. Non ama spiegare il perché di questa sua caratteristica, ma le piace molto raccontare come la cosa peggiore che le potesse accadere, quando era piccola e abitava a Togliatti, sia diventata la sua arma più potente per entrare nel mondo della moda, certo, ma anche "per imparare a vedere la bellezza in me e nel mondo".

Il mondo della moda, oggi, accoglie i difetti e li rende punti di forza: come è avvenuta questa rivoluzione?

I tempi sono cambiati, il mondo è molto diverso dagli anni Novanta. Le persone, da quando ci sono i Social, hanno cominciato a condividere non solo la normalità, ma anche le proprie stranezze, i propri difetti e hanno trovato tantissima gente che li supporta e li incoraggia. Anche per me è così, non ricevo quasi mai insulti o prese in giro, ma molta carica, molta positività.

Com’è stata la sua infanzia e ancor più l’adolescenza? Essere così diversa è stato complicato?

Sì, assolutamente. Non solo ero l’unica senza capelli, ma ero anche la più alta e magra, e mi sono vergognata a lungo delle mia fisicità. Non era una cosa di poco conto, ci tenevo a essere bella e attraente, ma era difficile piacere, essendo calva. Molti bambini sono stati davvero brutali e cattivi, volevano solo ferirmi e ci riuscivano. Ma avevo comunque tanti amici che mi rassicuravano e mi proteggevano. Soprattutto c’è stata la mia famiglia, che è straordinaria e mi vuole bene in modo incondizionato: ho sempre avuto tutto l’amore di cui avevo bisogno da loro e questo mi ha aiutata moltissimo.

Quando ha scoperto di essere diventata sicura di sé?

Senza dubbio quando ho iniziato a fare la modella. Questo lavoro mi ha cambiato la vita. Le persone che fanno parte di questo mondo spesso sanno vedere la bellezza o la ugly beauty come amano dire, dove gli altri non riescono. Durante il mio primo shooting il fotografo, le make up artist, le stylist, continuavano a dirmi quanto fossi cool e io non riuscivo a crederci. Poi però, set dopo set, mi sono vista con occhi nuovi, che mi dicevano sì, sei cool e sei bella. E ho iniziato a vedere la bellezza anche negli altri, in tutti".

Qual è stata, in questo senso, l’esperienza più forte della sua professione?

La campagna pubblicitaria per un profumo di Marc Jacobs, che prendeva spunto proprio dal concetto di ugly beauty, perché il profumo si chiamava Perfect, ma a posare erano modelle e modelli che facevano altro nella vita, che non erano perfetti per nulla, ma avevano qualcosa di speciale, affascinante, non comune. Quei giorni di shooting sono stati molto potenti, c’è stato un incontro meraviglioso tra esseri umani che avevano davvero e sinceramente voglia di portare il messaggio che bellezza, oggi, significa libertà".

Sente di essere diventata un riferimento per altre ragazze che convivono con un difetto?

Sì e ne sono felice. Ricevo spesso messaggi su Instagram da parte di teenager che hanno problemi con il loro corpo e mi dicono che le ispiro, che le aiuto ad essere più sicure, perché quello che desiderano più di ogni altra cosa è imparare ad amarsi, anche se non sono conformi a un canone estetico perfetto. Molte ragazze nascondono la loro calvizie, indossano parrucche perché si vergognano, e anche se non c’è nulla di male (le parrucche divertono anche me), mi riempie di gioia leggere che qualcuna ha deciso, anche grazie a me, di sfoggiare la sua testa calva, senza più paura.