A distanza di un anno, cosa abbiamo capito sulle mascherine?

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Francesco Carta fotografo - Getty Images
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Un anno fa nessuno si sarebbe mai immaginato che termini come mascherine, tracciamento dei contagi, indice di trasmissibilità sarebbero entrati a far parte del nostro linguaggio quotidiano. Nessuno avrebbe pensato che ci saremmo abituati alla triste consuetudine di contare ogni giorno i morti come si fa al fronte con i bollettini di guerra né che avremmo aspettato con il fiato sospeso l’arrivo di un vaccino nella speranza di liberarci il prima possibile dal Covid. Eppure sono molte le cose a cui abbiamo dovuto abituarci nell’ultimo anno e anche se adesso sono diverse le case farmaceutiche in grado di produrre vaccini, dobbiamo ricordarci che in attesa della tanto sospirata immunità di gregge una mascherina correttamente indossata resta il miglior alleato contro il virus, tanto per sé quanto per gli altri.

A distanza di un anno, cosa abbiamo capito sulle mascherine?

Allo scoppio della pandemia diversi virologi sostenevano che non fosse necessario indossare la mascherina e raccomandavano che a farne uso fossero solo i sanitari e i soggetti a contatto con malati Covid. Un ammonimento pensato per scoraggiarne un uso generalizzato in un periodo storico cruciale in cui i dispositivi medici erano pochi e ancora non vi erano chiare evidenze scientifiche circa la loro capacità di filtraggio rispetto al virus. Oggi studi approfonditi ne hanno dimostrato non solo l’efficacia, ma anche l’utilità come strumento di contenimento della pandemia, proprio in virtù della trasmissibilità virale della malattia.

Photo credit: Kilito Chan - Getty Images
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Quante e quali sono le mascherine efficaci contro il virus?

Il sito del ministero della Salute segnala due modelli di mascherine efficaci contro il virus: le chirurgiche (scherzosamente definite “altruiste”) che hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi, e le cosiddetti facciali filtranti (mascherine FFP2 e FFP3 dette “egoiste”) che hanno la funzione di proteggere l’utilizzatore da agenti esterni. A questo secondo modello appartengono anche le mascherine con i filtri, che se è vero che fermano virus e batteri esterni, impedendone l’ingresso, è altrettanto vero che fanno fuoriuscire l'aria di chi vi respira dentro. Per questo, se una persona infetta ne indossa una, il rischio di contagiare gli altri è elevato e concreto (da qui la denominazione "egoiste”).

Come si indossa e ogni quanto si cambia una mascherina?

Per essere efficace la mascherina deve essere indossata dagli elastici coprendo bene naso e bocca, e deve essere modellata rispetto alla conformazione del volto. Inoltre deve essere cambiata con regolarità: ogni 4 ore per le mascherine chirurgiche, ogni giorno per le altre, specialmente se siamo stati in ambienti piccoli e poco areati.

Come si toglie una mascherina?

Occorre prestare attenzione a come si toglie il dispositivo di protezione. La mascherina infatti va sempre tolta utilizzando esclusivamente l'elastico o il laccetto, senza mai toccare la parte esterna con le mani. La mascherina stessa venendo a contatto con potenziali infetti può diventare a sua volta veicolo di infezione. Ricordarsi di lavarsi bene le mani prima e dopo averla toccata.

Photo credit: Justin Paget - Getty Images
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Devo indossare due mascherine?

Il cosiddetto doppio mascheramento (double masking, come lo chiamano in Usa, ndr) può risultare efficace contro le varianti perché permetterebbe di colmare eventuali spazi vuoti lasciati da una sola mascherina. Due infatti sono i requisiti cui devono assolvere le mascherine: la filtrazione e l’aderenza al volto. Se per bloccare le goccioline di grandi dimensione l’aderenza perfetta non serve, per proteggerci dalle goccioline più piccole (chiamate aerosol, ndr) occorre che la mascherina sigilli il viso. Ecco allora che può essere una buona idea provvedere alla capacità filtrante con una mascherina chirurgica o FFP2 e all’aderenza al volto con una mascherina di stoffa indossata sopra, permettendo così una perfetta adesione della mascherina al volto. Le sole protezioni di stoffa invece non possono essere considerate sufficienti ecco perché non possono essere vendute come dispositivi medici.

Da quali modelli guardarsi?

Recenti fatti di cronaca hanno fatto luce sull’esistenza di mascherine che, seppur presenti sul mercato con la denominazione CE, ai test di laboratorio hanno riportato una capacità di filtraggio scarsa se non addirittura nulla. Oltre alle famose U-Mask, le costose mascherine da 33,60 euro l’una prodotte da U-Earth Biotech Ltd e ritirate lo scorso febbraio dal mercato per i loro “potenziali rischi per la salute” (come dichiarato dal ministero della Salute, ndr), recenti studi hanno rilevato dei difetti anche in alcuni modelli di FFP2 di produzione cinese. Qui di seguito l’elenco riportato dal Corriere della Sera dei modelli di mascherine FFP2 che non hanno superato almeno due test indipendenti di controllo:

- Aixine aix m031,
- Whenzhou Opticar FFP2;
- Crdlight Ffp2,
- Meizhuangchen Ffp2,
- Ydao Ffp2,
- Max 02,
- JY Ffp2.

Photo credit: the_burtons - Getty Images
Photo credit: the_burtons - Getty Images

Si possono lavare le mascherine?

I dispositivi medici non sono pensati per essere riutilizzati e lo stesso lavaggio risulterebbe complicato e poco efficace. Dopo ogni utilizzo provvedete al corretto smaltimento all’interno di un sacchetto chiuso. Per le mascherine di stoffa riutilizzabili basterà una soluzione di candeggina fai-da-te. Sciogliete 4 cucchiaini di candeggina domestica per un quarto di acqua a temperatura ambiente, lasciate in ammollo la maschera per almeno cinque minuti, risciacquatela con acqua fredda. Procedete poi al lavaggio con acqua calda in un ciclo regolare di lavatrice, stendetele e lasciatele asciugare.

Come evitare che gli occhiali si appannino?

Per evitare il fastidioso effetto nebbia possiamo stringere all’altezza del naso la striscia metallica delle FFP2 e assicurare sopra gli occhiali, questo impedirà al fiato di appannare le lenti. In caso si indossi una mascherina chirurgica basterà ripiegare verso il basso l’estremità superiore della mascherina, questo aiuterà a dirigere il respiro verso il basso anziché verso le lenti.