Dobbiamo conoscere Rachel Levine, la prima sottosegretaria transgender nominata da Joe Biden

Di Redazione Digital
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Photo credit: The Washington Post - Getty Images
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From ELLE

Via libera anche dal Senato. Con il sostegno di tutti i senatori dem e di due sole repubblicane – le senatrici progressiste Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell'Alaska – Rachel Levine è ufficialmente la prima funzionaria federale transgender della storia degli Stati Uniti. La nomina, decisa martedì, ratifica la decisione di Joe Biden, che fin dall'inizio aveva scelto la pediatra di 64 anni, già ministra della Sanità in Pennsylvania, per ricoprire il ruolo di sottosegretaria alla Salute. "Non ho spazio nel mio cuore per l'odio e francamente non ho tempo per l'intolleranza", aveva detto qualche tempo fa la Levine per mettere a tacere gli ultimi insulti transfobici ricevuti. Una frase che dice tanto della prima sottosegretaria alla Sanità transgender nominata da Joe Biden. Levine semplicemente non ha tempo per chi vuole fare polemica sul suo genere, il suo sesso, il suo corpo e la sua identità. Ha altro da fare. Cose ben più importanti. In questi mesi infatti, la dottoressa è stata il volto pubblico della risposta al Covid-19 della Pennsylvania dove è stata eletta nel 2017 come segretaria alla sanità. Ora continuerà a fare il suo prezioso lavoro, ma occupandosi degli Stati Uniti come prima persona transgender a ricoprire un incarico federale.

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"La dott.ssa Rachel Levine", ha dichiarato Biden, "porterà una leadership stabile e un'esperienza essenziale di cui abbiamo bisogno per far superare alle persone questa pandemia - indipendentemente dal loro codice postale, dalla loro razza, religione, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità - e per soddisfare le esigenze di salute pubblica del nostro Paese in questo momento critico e oltre". Si tratta di un ruolo fondamentale in questo momento di crisi e Levine sembra avere tutte le carte in regola per cambiare le cose e l'esperienza necessaria per strutturare una reazione consona alla pandemia globale (Biden l'ha definita "profondamente qualificata per aiutare a guidare gli sforzi sanitari della nostra amministrazione"). Levine è originaria di Wakefield, in Massachusetts, ha 63 anni e una carriera piuttosto notevole: si è laureata ad Harvard per poi frequentare la Tulane Medical School. Ha guidato per diverso tempo una clinica per la salute degli adolescenti alla Penn State, è inoltre presidente dell’Association of State and Territorial Health Officials (l’organizzazione che rappresenta le agenzie di sanità pubblica degli Stati Uniti), ed è docente di pediatria alla Penn State College of Medicine.

Nonostante la sua grande professionalità, la dottoressa è spesso vittima di pesanti insulti e offese per il suo essere una donna transgender. Anche nei giorni successivi alla sua nomina sono arrivati commenti pieni d'odio sui social (anche italiani) che testimoniano quanta strada ci sia ancora da fare. Insulti sul suo aspetto (come se fosse un fattore determinante in politica), pesanti prese in giro, meme a partire dalle sue foto e altre uscite agghiaccianti. "Le vostre azioni perpetuano uno spirito di intolleranza e discriminazione contro le persone LGBTQ e in particolare le persone transgender", aveva risposto tempo fa Levine dopo l'ennesimo episodio transfobico. "I nostri figli stanno guardando. Stanno guardando quello che facciamo e stanno guardando come ci comportiamo". Le polemiche non servono a nulla, è arrivato il momento di impegnarsi a costruire un futuro più inclusivo e tollerante. Punto. Tutto il resto - tutto l'odio verso il prossimo - è solo una perdita di tempo.