Doping e morti nel calcio in un libro-inchiesta

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Doping e morti nel calcio in un libro-inchiesta
Doping e morti nel calcio in un libro-inchiesta

C’è una partita che nessuno sportivo vorrebbe mai trovarsi a giocare. È quella che ti porta a lottare non per una vittoria ma per la sopravvivenza. Un duello all’ultimo sangue da cui molti non sono più usciti. È L’ultima partita, di cui parla nell’omonimo libro-inchiesta (Fratelli Frilli Editori, 2010), il giornalista sportivo de Il Giorno, Giulio Mola, svelando segreti e retroscena di malattie e decessi sospetti nel gioco più bello del mondo.

E non solo! La storia più recente di tutto lo sport in generale è costellata di malattie sospette e morti dolorose. Ma è soprattutto nel calcio che si rilevano i segni più inquietanti di rottura in un meccanismo ben oliato che sembrava perfetto. Come un ordigno esploso nelle mani. Anni e anni di casi irrisolti che Mola ripercorre destreggiandosi tra scandali annunciati, mezze parole, rivelazioni choc e la voglia di sentire quell’unica parola che tutti pensano, ma nessuno ha voglia di pronunciare: doping.

L’idea che dietro tante tragedie umane e troppi omissis, ci sia sempre “lui”, il “mostro”, è piuttosto forte. Non a caso, il libro si apre con una lista di nomi: Micoren, Cortex, Orudis… sono i farmaci che per qualcuno potranno anche essere solo il prezzo da pagare per avere gloria e successo, ma per altri si rivelano drammaticamente l’unica cosa che davvero rappresentano: l’ascensore per l’inferno della dipendenza e della rovina.

Sia ben chiaro: qualcuno sicuramente non sapeva e, forse, sta pagando un prezzo fin troppo alto per colpe nemmeno sue. La diffidenza verso l’ignoranza percorre tutto il libro come un filo rosso che si dipana nell’analisi dei casi più recenti, Mola cerca di capire dalle parole dei protagonisti quali fossero i retroscena. Non senza un giustificato fastidio per tutti quei ‘Non so‘, ‘Non immaginavo‘, ‘Non potevo credere. Roberto Mancini, Damiano Tommasi, Mohamed Kallon, Grigorios Georgatos e tanti altri ancora. Il lettore ritrova nel libro tantissima attualità. La botta finale poi la dà il richiamo alla puntata di Report (Rai Tre) del 30 settembre 2003. Il processo del tribunale di Torino a carico della Juventus. Si parla di farmaci. Si parla di storie che non si vorrebbe mai leggere. Tacchinardi, Pessotto, Conte e tanti altri. E storia del calcio. E’ un ombra che disturba la nostra passione.

Inevitabile, poi, parlare della ‘Stronza in copertina’, quella Sclerosi Laterale Amiotrofica che ha preso sempre più piede e che è stata portata definitivamente alla ribalta mediatica da Stefano Borgonovo, indimenticato grande attaccante che ha voluto condividere la sua malattia col mondo.

Commovente, infine, il ricordo di Mola per due giocatori che hanno combattuto la malattia. Tra i primi, con coraggio. Carlo Petrini, giocatore conosciutissimo negli anni ’70, autore del bestseller Nel fango del dio pallone e oggi malato di tumore. Lui ha voluto gridare con forza il suo ribrezzo per certe pratiche, per quelle abitudini. E poi Giuliano Taccola, morto per un attacco cardiaco nel 1969 in circostanze strane. Due casi emblematici attraverso i quali Mola, con grande coraggio, ci ha voluto ricordare che la guerra non è stata ancora vinta. Le tante morti servano da monito a un mondo sempre meno dorato.

Un estratto da ‘L’Ultima partita’

QUEI BARATTOLI “AZZURRI”…

Di quella squadra faceva parte Diego Fuser, forte centrocampista esterno che nel corso di una lunga carriera ha vestito pure le maglie di Torino, Lazio e Milan, e quella della nazionale. Oggi ha più di 40 anni, gioca per divertimento e passione in una squadra di eccellenza piemontese e gli capita di ripensare a certe situazioni capitategli da professionista.

Però vuol subito precisare una cosa:
Me la ricordo bene la vicenda del 1998, di quelle analisi dai valori sballati e di tutto il casino che venne fuori dopo. Beh, posso assicurarvi che noi eravamo molto tranquilli, sapendo di non aver fatto nulla di illecito. In quel Parma c’erano fior di campioni, da Buffon a Cannavaro, da Veron a Stanic, nessuno aveva bisogno di assumere certe sostanze. E poi la cosa più buffa fu quel che successe a Nista: ma può mai un portiere aver bisogno di doparsi? Mica corre come gli altri…La verità è che lui aveva già per conto suo dei valori ematici piuttosto elevati“.

Dunque, uno spogliatoio pulito?
Devo essere sincero. Mi ricordo che ci davano della creatina, capitava per due o tre volte la settimana. Non c’era necessità di usare altro…E poi nel nostro spogliatoio le voci giravano, se ci fosse stato qualcosa di strano ce ne saremmo accorti“.

Già, però le immagini di Cannavaro con la flebo al braccio hanno fatto il giro del mondo…
Quello è un altro discorso. Personalmente mi è capitato di farlo solo 1 volta, poi non è mai più successo. Sono dell’idea che a comandare debba essere soltanto la testa. Certo, poteva accaderedi dover giocare tre volte in una settimana e lo staff medico ci diceva di prendere degli integratori. Noi ci fidavamo…“.

Insomma, almeno in apparenza tutto normale…
È vero, solo in apparenza. Perché poi in realtà i dubbi, guardando altrove, venivano in mente a me come ad altri miei colleghi. Guardi, con tutta sincerità le dico che Zeman aveva centrato l’obiettivo. Una volta guardai in tv una partita di Coppa dei Campioni in cui era impegnata una squadra italiana, vidi un calciatore che si fece la fascia tre-quattro volte di seguito senza fermarsi. Davvero sembrava fosse “bombato”, ma chi può dirlo?

Dunque, qualcosa in più di un semplice sospetto…
Già, poi finiva lì e non ci pensavi più. Come quando andavo in Nazionale e vedevo gente che si portava dietro barattoli di cose strane. Magari erano soltanto integratori, mi auguro fossero tutte cose legali… Personalmente io andavo avanti solo con le mie forze“.

Molti suoi colleghi invece si comportano diversamente?
Spero e voglio credere che non siano così stupidi da mettere in gioco la propria salute. Sicuramente qualcuno prende qualcosa, sicuramente altri devono prendere dei farmaci basandosi sul rapporto di fiducia coi medici. Una cosa è certa: conviene prima documentarsi. Non si sa mai…“.

Ma al di là di quanto riferito da Fuser, i dubbi su quel Parma, a distanza di anni, restano: perché quei valori di ematocrito così alti? Si sa che salgono quando il sangue si arricchisce di ossigeno. E con l’aumento dell’ossigeno aumenta anche la concentrazione del sangue, che vuol dire più energia per i muscoli nel caso di chi pratica sport. Con un’avvertenza: quando si superano certi limiti (50 per gli uomini, 48 per le donne), significa che il sangue è diventato troppo denso. E per l’organismo suona il campanello d’allarme: rischio trombosi. Se davvero fosse stato fatto uso di Epo, i calciatori erano a conoscenza visto che sarebbe servito il loro consenso per l’assunzione di una determinata sostanza? Thuram si è ritirato nel 2008 per problem cardiaci. Un caso?