Dopo 799 anni l'università di Padova ha una rettrice

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Photo credit: Studio Doros - Getty Images
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I soffitti di cristallo si infrangono anche all'Università di Padova: dopo 799 anni di storia è finalmente una donna a guidare uno dei più antichi atenei al mondo. Eletta con 1381,50 voti, Daniela Mapelli è stata indicata come la nuova rettrice, che dall'1 ottobre traghetterà l'università per i prossimi sei anni. Una vera rivoluzione per un ateneo che fino ad oggi non solo era stato a guida esclusivamente maschile, ma non aveva mai neppure visto una candidata al rettorato. E dire che proprio a Padova nel 1678 si laureò in filosofia la prima donna al mondo, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia. Un nome che rimanda a una storia di potente emancipazione femminile, a cui da oggi ascriveremo non solo Daniela Mapelli, ma anche le altre due candidate – Patrizia Marzaro e Marina Santi –, che come lei hanno deciso di mettersi in gioco, aspirando a una posizione di potere.

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In ateneo c'era voglia di cambiamento e sete di futuro se è vero che le votazioni di quest'anno hanno visto una partecipazione inaudita. "L’altissima partecipazione al voto, in tutte e tre le giornate di votazione, oltretutto al termine di una campagna elettorale unica nel suo genere causa pandemia, è stata un bellissimo segnale di interesse per il futuro del nostro Ateneo – ha dichiarato Rosario Rizzuto, rettore dell’Università di Padova –. Ora, alla fine di una campagna elettorale intensa, posso esprimere la mia grande felicità per l’elezione della professoressa Mapelli, prima donna – ed era ora – alla guida dell’Università di Padova. Donna di indubbie e straordinarie qualità, con una grande propensione all’ascolto e alla condivisione".

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Nata a Lecco nel 1965 e ultima rettrice in ordine di elezione dell'Università di Padova, fondata nel 1222, ha un curriculum di peso, costruito negli anni a forza di concorsi e borse di studio. Laureata in Psicologia sperimentale a Padova nel 1991, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Psicologia sperimentale nel 1996 presso l’Università di Trieste. Dal 1993 al 1995 ha trascorso due anni presso il Cognitive Neuroscience Lab, Department of Psychology del Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Dal 1997 è stata assegnista presso il Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, prima di diventare ricercatrice universitaria nel 2003 e professoressa di II fascia nel 2010. Dal 2016 è professoressa di I fascia presso l’Università di Padova, dove insegna Neuropsicologia e Riabilitazione Neuropsicologica. Con all'attivo un centinaio di articoli scientifici nell’ambito delle neuroscienze cognitive su riviste internazionali, Daniela Mapelli è membro della Cognitive Neuroscience Society, della Herbert Simon Society, dell’Associazione Italiana di Psicologia e della Società Italiana di Neuropsicologia.

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Una professionista insomma di alto profilo, consapevole dell'importante eredità che si accinge a raccogliere. "Mai come ora, in questi momenti, i ritratti degli uomini che hanno guidato l’Università di Padova, che accompagnano l'entrata in sala della Basilica, mi sembrano restituire vividamente le loro storie, i loro pensieri, le loro speranze – ha commentato la neo eletta rettrice –. Chissà se nel momento dell’elezione erano commossi, così come sono io, o magari sentivano già forte il senso di una dolce responsabilità, quella di guidare l’Università di Padova". Con alle spalle 800 anni di storia, la professoressa Mapelli guarda con fiducia al futuro, consapevole del valore non solo simbolico della sua nomina per tutto l'ateneo e per le donne che nella società ambiscono a scalare classifiche e concorsi. "Abbiamo capito, noi donne, che vale la pena mettersi in gioco, che essere donna è un valore aggiunto – ha dichiarato dalle colonne di Repubblica –. Esistono uomini molto capaci e così è tra noi. Precludersi, come genere femminile, la competizione a una leadership significa rinunciare a un 50 per cento di possibilità di scegliere la persona giusta. Sono stata travolta da una campagna elettorale davvero impegnativa e adesso, certo, non scimmiotterò una leadership maschile”.

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