Dopo la condanna per violenza sessuale Bill Cosby torna in libertà, ma non tutti sono d'accordo

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Non è stata una decisione basata sul merito del caso o sulla colpevolezza di Bill Cosby, ma piuttosto sulla procedura del processo: per questo la sentenza del 30 giugno 2021 della Corte Suprema della Pennsylvania che ha annullato la condanna per violenza sessuale aggravata a Cosby, è un momento della storia particolarmente triste. Per Andrea Constand responsabile della squadra di basket della Temple University (dove Cosby era membro del consiglio di amministrazione) e prima donna a denunciare le violenze subite nel 2004; per il movimento #MeToo di cui questa, insieme al caso Weinstein, è stata la prima condanna storica; per tutte le donne e gli uomini e le persone che credono in una giustizia equa.

Il 30 giugno la Corte Suprema ha accolto la richiesta degli avvocati di Cosby secondo cui il processo iniziato nel dicembre del 2015 dalla Procura di Montgomery County non è stato corretto. A portare a questa conclusione hanno contribuito due fattori principali: il primo è che nel 2015 il sostituto procuratore Kevin Steele riaprì un'inchiesta chiusa 10 anni prima con un accordo extragiudiziale e la promessa dei magistrati di non condannare Cosby; il secondo è che verdetto fu condizionato dalla testimonianza di altre vittime estranee alla causa principale, quella di Andrea Constand. Oggi Bill Cosby, 83 anni, è libero ed è stato visto martedì mentre entrava nella sua casa alla periferia di Philapelphia dopo aver scontato appena 3 anni della pena che avrebbe dovuto condannarlo dai 3 ai 10.

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Così sembra concludersi un processo lungo quasi 20 anni, che ha sempre vissuto tra gli alti e bassi della giustizia americana. È il 2004 quando Consand denuncia i fatti avvenuti a casa di Bill Cosby, lui che tra gli Anni Ottanta e Novanta era considerato il padre d'America grazie al ruolo principale ne I Robinson. Constand, che entra in contatto con Cosby alla Temple University, accetta un invito a casa dell'attore, tuttavia, arrivata sul luogo, viene drogata e stuprata in stato di incoscienza. Bill Cosby sostiene che il rapporto è stato consensuale e la denuncia finisce per essere insabbiata.

A un vero e proprio processo si arriva nel 2015 quando Constand presenta in Pennsylvania la prima richiesta formale di condanna per abusi sessuali contro l'attore. Inizialmente c'è un nulla di fatto con la giuria che, il 17 giugno 2017, non riesce a raggiungere il verdetto per mancanza di unanimità. Man mano che il caso diventa noto, anche altre vittime della violenza di Cosby decidono di farsi avanti e denunciare: in totale sono circa 60 donne e di queste alcune saranno chiamate a testimoniare al processo.

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Fondamentali sono le deposizioni di Heidi Thomas, Chelan Lasha, Janice Baker-Kinney, Janice Dickinson e Lise-Lotte Lublin, che dichiarano di aver avuto incontri con Cosby dalle dinamiche simili a quella delineata da Constand. Ad aprile 2019 arriva la condanna per violenza sessuale aggravata e una pena detentiva da 3 a 10 anni di carcere, confermata poi anche in appello di sentenza. È una sentenza storica, che il New York Times dice: "rappresenta una delle condanne di più alto profilo dell'era #MeToo".

Tre anni dopo Cosby è già libero. Su Twitter, Instagram e ovunque, lo sdegno delle persone si fa sentire forte e chiaro. "Questo è il motivo per cui le donne non denunciano le violenze subite" scrive E. Jean Carroll, mentre l'avvocata Ann Olivarius commenta: "La prossima volta che qualcuno chiederà 'ma il #MeToo si è spinto troppo oltre adesso?' Ricordategli che 60 donne hanno denunciato con accuse più che credibili contro Bill Cosby e questo è ciò che è successo. Lo vorrei dire in molti modi, il #MeToo non è ancora andato abbastanza lontano". Infine arriva un'utente di Twitter, Ely Kreimendahl: "Cosby è libero e Britney non lo è. Odio il mondo la fuori".

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