"Dopo la pandemia, l’istruzione è fondamentale", Maria Grazia Chiuri di Dior in esclusiva per Elle.it

Di Giada Biaggi
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Photo credit: FRANCOIS GUILLOT - Getty Images
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From ELLE

Se c'è un direttore creativo di un brand metonimico a una certa idea di futuro quell* è proprio Maria Grazia Chiuri: prima donna a ricoprire questo incarico presso Dior la Chiuri ha dovuto letteralmente re-immaginare il futuro estetico della Maison francese. La sua è da subito stata una direzione creativa all'insegna di un'estetica che nulla ha da che spartire con la superficialità epidermica dell'apparire; bensì radicalmente responsabile - Maria Grazia ha da subito visto il suo ruolo come una chance per rendere la sua voce il catalizzatore di un epifenomeno fonetico che dasse voce alle donne nella loro coralità; una coralità à le feminine che ha deciso di lessicalizzare in maniera coltissima anche negli allestimenti delle sue sfilate con il medium (visivamente coltissimo) dell'arte contemporanea.

Photo credit: Pascal Le Segretain - Getty Images
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Ed è proprio dalla volontà di unire la sua voce a quella di un'altra donna a sua volte voce di un'istituzione accademica ovvero quello con la rettrice del corso di studio in design della moda dello IUAV di Venezia Maria Luisa Frisa che nasce la nuova idea creativa di "futurabilità" della Chiuri; ovvero quella di finanziare, in questo tempo "viralmente" sospeso, cinque borse di studio a copertura totale del nuovo Master Iuav in Management della comunicazione e delle politiche culturali mirato a fondere la moda con ambiti teoretici quali la Queer Theory, la ricerca intersezionale, le teorie e le pratiche dei femminismi, le politiche dell’arte, le prospettive del curating, la filosofia e l’etica della formazione, l’economia e il marketing delle industrie creative.

Photo credit: Vittorio Zunino Celotto - Getty Images
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In che modo la pandemia ci ha cambiati e in parte spezzati?

La pandemia ha creato una rottura che ci ha obbligato a cambiare abitudini, stili di vita, modo di lavorare e di interagire tra noi. Questa rottura traumatica può e deve diventare occasione per ripensare al nostro sistema di valori e alle nostre priorità. Una sorta di ricostruzione che diventa occasione per affrontare le sfide della contemporaneità nella prospettiva del futuro.

Ed è quindi proprio in questa rottura traumatica che secondo lei l'istruzione può essere una cura?

Sono sempre stata convinta, per me è stato così, che l’istruzione sia fondamentale per essere consapevoli di quello che siamo e di quello che vogliamo diventare, per acquisire gli strumenti critici per affrontare il mondo del lavoro nella dimensione dell’innovazione, dell’inclusione, della tolleranza, delle politiche ambientali.

Photo credit: FRANCOIS GUILLOT - Getty Images
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Dopo la crisi pandemica, quindi, ci aspetta l'apocalisse dell'Io?

Sì, per me è importante oggi più che mai per affrontare il futuro in maniera responsabile e pensare a cosa ciascuno di noi può fare per gli altri.

Quindi, forse, è proprio in questa dimensione ontologica e profondissima dell'Io-Tu per usare un espressione cara a Martin Buber che si è insinuata la sua scelta di donare cinque borse di studio al nuovo master dell'Università Iuav di Venezia in Management della comunicazione e delle politiche culturali?

L’università, la scuola, i processi formativi sono le basi da cui ripartire. Ed ecco che quindi mi sono chiesta cosa potessi fare io. L’azione di dare delle borse di studio per un master - al quale ho contribuito personalmente nell’ideazione, portando la mia esperienza riguardo ai problemi della comunicazione oggi - mi è sembrata la cosa più giusta per investire in un domani tutto da costruire.