Dopo le polemiche su Forum, Barbara Palombelli porge le sue scuse (e denuncia per diffamazione)

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Photo credit: Jacopo Raule / Daniele Venturelli - Getty Images
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È un sentiero sempre impervio quello in cui ci si avventura quando si parla di femminicidi e violenze di genere. Un tema da trattare con cura perché più di altri rischia di urtare la sensibilità e la storia di chi quelle violenze le ha vissute sulla propria pelle. Ecco perché le recenti e chiacchieratissime esternazioni di Barbara Palombelli hanno suscitato tanto clamore al punto da dividere l'opinione pubblica tra chi, nonostante le sue scuse, ne chiede la rimozione dal palinsesto e chi invece ne giustifica la libertà di espressione. Ma cerchiamo di andare con ordine, ricostruendo la vicenda così come è incominciata.

Photo credit: Franco Origlia - Getty Images
Photo credit: Franco Origlia - Getty Images

Giovedì 16 settembre, ore 14. Siamo nello studio di uno dei tanti salotti televisivi che animano la rete pomeridiana di Mediaset. Il programma in questione è Forum, rappresentazione televisiva di un'aula di giustizia dove ogni giorno da oltre 35 anni vengono portati sul piccolo schermo controversie familiari di varia natura, per le quali viene richiesto l'arbitrato di un giudice. Il tema del giorno è la "violenza sporadica" affrontata attraverso la vicenda di Rosa e Mario, moglie e marito in causa per la separazione: lei denuncia violenze da parte del partner, lui parla di atteggiamenti esasperanti da parte della compagna. Per introdurre la puntata Barbara Palombelli fa riferimento alla "rabbia che fa scattare la violenza" e all'inevitabile ricordo dei recentissimi casi di femminicidi degli ultimi giorni. E qui la frase incriminata: "Qui parliamo di rabbia tra marito e moglie. Come sapete negli ultimi sette giorni ci sono stati sette delitti, sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati? Oppure c'è stato un comportamento esasperante, aggressivo anche dall'altra parte? È una domanda, dobbiamo farcela per forza, perché in questa sede, un tribunale, dobbiamo esaminare tutte le ipotesi".

Il programma prosegue senza particolari colpi di scena se non che fuori dallo studio e soprattutto sul web cominciano a scatenarsi attacchi social un po' da ogni dove. C’è l'intervento di Selvaggia Lucarelli – "Palombelli vergognati!" – e quello di Valeria Fedeli: "Possibile che una giornalista esperta come Palombelli legittimi uno degli stereotipi più pericolosi?". C'è l'indignazione di Laura Boldrini e quella dell'Associazione NonUnaDiMeno. C'è la rabbia di Fiorella Mannoia – "Uomini ribellatevi a chi vi disegna come dei primati che non riescono a tenere a freno gli istinti" – e la condanna della ministra delle Politiche giovanili Fabiana Dadone: "È gravissimo, sono frasi che si commentano da sole. Sono offensive verso tutte le donne". Un elenco che sembra non trovare fine e a cui la Palombelli ha provato a rispondere nei giorni successivi, scusandosi prima a Quarto grado, poi a Stasera Italia e infine a Quarta Repubblica. Tutti programmi firmati Mediaset, che come azienda ha dato la possibilità alla sua conduttrice di punta di ritrattare o, quantomeno, spiegare il proprio pensiero sulla questione.

La questione è troppo seria per farla passare sotto silenzio e dare l'impressione di aver voluto in qualche modo giustificare o, peggio, avallare le violenze di genere. E infatti la giornalista chiarisce subito la sua posizione. "Oggi è successa una cosa terribile, è stata estrapolata una frase da una causa di Forum ed è stata utilizzata per una valanga di attacchi, una cosa che mi ha attraversato da tutte le parti. Sono stata accusata di essere complice dei femminicidi, di assolvere gli uomini che usano violenza sulle donne. Questo tradisce tutta la mia vita, dedicata a contrastare la violenza sulle donne e sui bambini – ha spiegato a Stasera Italia la Palombelli, che ha sempre fatto dell'antiviolenza la sua bandiera, al punto da accogliere in casa propria e adottare Serena, Francisco e Monica, tre ragazzi vittime di violenze domestiche –. Non esiste nessuna rabbia, nessun comportamento che possa giustificare il femminicidio. Chiedo scusa se non era chiaro abbastanza. Chiedo scusa all’azienda e a tutti coloro che hanno creduto che io fossi quella persona lì. Non sono quella persona lì, sono sempre io".

La presentatrice è poi intervenuta su Rtl 102.5 per spiegare cosa intendeva per "comportamento esasperante" delle donne vittime di femminicidio. "Io non mi sono spiegata bene, anche se chi ha visto tutta la causa ha capito perché era una causa sulla rabbia al femminile, con una psicologa in studio, con tutto ciò che poteva fare da contorno a questo tema. Io non mi sono spiegata bene e quindi mi sono scusata con il pubblico e con l’azienda, se uno sbaglia a parlare sbaglia. Non ho autori, non ho auricolari, quindi ho sbagliato io e mi sono scusata". Secondo Barbara Palombelli "l’importante è capire cosa accade prima del femminicidio, con quali meccanismi i violenti da entrambe le parti si possano bloccare ed arginare prima di questo terribile esito fatale. Questo mi sembra un tema di grande interesse perché altrimenti resteremo lì tutta la vita a contare le scarpette rosse. Ci dobbiamo domandare cosa succede in un rapporto se il tuo amore diventa il tuo aggressore o addirittura il tuo assassino. Io mi sono spiegata male, mi sono scusata ma la domanda di fondo è: quali comportamenti possiamo bloccare prima che la rabbia diventi violenza. Che tipo di rapporto si instaura tra la vittima e il carnefice. Secondo me non si può dire 'non ne parliamo' per rispetto alle vittime, anzi va fatto proprio per rispetto alle vittime. È questo il tema che mi interessa, colpa mia se non mi sono spiegata bene, diverso è quello che poi si è scatenato".

Photo credit: Elisabetta Villa - Getty Images
Photo credit: Elisabetta Villa - Getty Images

Non sono bastate infatti queste parole a placare gli animi e abbassare i toni di un dibattito diventato invettiva personale contro la giornalista. "Sono stata vittima di una diffamazione senza precedenti. Il mio nome, accostato alla istigazione e alla giustificazione della violenza sulle donne. Tutti coloro che si sono resi protagonisti di questa palese falsità ne risponderanno in tribunale – ha chiarito la conduttrice sui social –. Non posso accettare una simile aggressione completamente ingiustificata e superficiale". E ha aggiunto: "Aspetto le scuse dei rappresentanti delle istituzioni che non si sono documentati sui fatti prima di emettere sentenze via web. Continuerò a porre domande, anche scomode, perché è il mio mestiere. Ma non accetterò diffamazioni, da qualunque parte siano arrivate. La diffamazione è un reato e io credo nella giustizia".

Dello shitstorm di cui è stata vittima si è detta molto preoccupata, "perché io mi posso difendere grazie alla mia storia, e poi ho una mia corazza, ma tante persone possono rimanere schiacciate, pensate alle ragazzine". "A livello personale credo che bisogna imparare da tutto, bisogna stare attenti ad usare le parole e questa è stata una mia mancanza. Però bisogna anche imparare a capire cosa sta accadendo in questo Paese dove, da un lato si pensa che sia diventato il paese più permissivo del mondo dove tutti possono fare tutto, dall’altro senza chiedere, senza chiarire si montano queste ondate di odio e di indignazione, di insulti. È una cosa che è capitata ad altri prima di me e capiterà ad altri dopo, ma da giornalista voglio interrogarmi anche sui limiti di questo sistema. La violenza che è stata esercitata, l’istigazione all’odio contro di me, racconta anche quello qualcosa su questo Paese, c’è sempre da imparare".

Su questa storia fatta di frasi infelici, esternazioni violente e risposte concitate abbiamo tutti da riflettere. Le parole sono importanti e su certi temi è facile sbagliare sia nella forma che nel contenuto, ma la violenza non dovrebbe mai essere giustificata, nemmeno quella verbale. Chi la usa come vessillo per farsi paladino delle donne, non rende un buon servizio alle vittime di femminicidi e non aiuta a riportare sul piano del civile contraddittorio una battaglia culturale che coinvolge sia vittime che carnefici.

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